Tristram Potter Coffin. (a cura di).

MITI E LEGGENDE 12: Nani.


Titolo originale: The Enchanted World 12: Dwarfs. 1986
Traduzione e adattamento di: Janice FarKer e Simona Molteni.
1998 Hobby & Work Italiana Editrice, Bresso (MI).
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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In questa ricca collana viene presentata una lunga serie di miti e delle leggende pi o meno note e diffuse per la gioia di grandi e piccini.
In questo volume: I Nani. La statura minuta  l'aspetto che pi li caratterizza ma in pochi sanno che, altrettanto leggendario,  il loro carattere burbero. Basta un nulla per urtare il loro ego e, in virt della loro longevit e memoria, si  certi che, prima o poi, vendicheranno ogni torto subito. Vizi privati e pubbliche virt..
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Il Curatore.
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Tristram Potter Coffin, Consulente capo della collana,  docente di inglese presso l'Universit della Pennsylvania ed esperto in letteratura popolare.
 autore di numerosi libri e di pi di 100 articoli.
Tra le sue opere pi note ricordiamo: The British Traditional Ballad in North America, The Old Ball Game, The Book of Christmas Folklore e The Female Hero.
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Indice.
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Capitolo Uno.
I fieri figli della Terra.
Una Spada Intrisa di Vendetta.
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Capitolo Due.
La nobilt Minuscola.
La Costosa Promessa di Re Herla.
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Capitolo Tre.
Una Razza in Ritirata.
Un Campionario di nani.
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Capitolo Quattro.
Visitatori di Dimore e di fienili.
I Lavoratori della Notte.
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Fine Indice.
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Capitolo Uno..
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I FIERI FIGLI DELLA TERRA.
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Una mattina, non molto tempo dopo la colonizzazione delle isole Farer, situate nel tratto estremo dell'Atlantico, da parte di nomadi provenienti dalla Norvegia, un uomo afferr il suo coltello da torba e si diresse verso una palude per cercare il combustibile per l'inverno. La nebbia s'insinuava tra i fiordi e le insenature che frastagliavano la costa. Rocce alte e scivolose, di basalto nero, si stagliavano di fronte a lui, ed egli si ricord dei racconti sui nani, storie riguardanti una seconda razza che popolava queste isole sperdute, esseri che raramente si erano visti. I membri di questa razza si rivelavano attraverso fili di fumo che si levavano da massi caduti, dove essi avevano nascosto le loro piccole fornaci; mucchi di cenere, residui del lavoro di piccoli fabbri, apparivano alla base dei dirupi; passi frenetici si udivano talvolta nella nebbia, allorch un nano cercava di nascondersi alla vista dell'intruso. In tutte le sue incursioni autunnali
per procurarsi la torba, l'isolano non aveva per notato nulla. Questa volta, invece, fu diverso. Il sentiero si snodava attraverso frammenti di ciottoli, poi fiancheggiava la base di una scogliera. Una fenditura che l'isolano non ricordava si era aperta sulla superficie del masso, ed egli intravide una luce di colore arancione incandescente riflettersi tremolante sulla roccia. Il fumo si sprigionava dalla cima di questa, mentre dall'apertura della stessa provenivano rumori stridenti, simili a quelli di una fucina.
L'uomo si mosse lungo la base della roccia fino alla bocca della caverna, respirando faticosamente. Diede un'occhiata, poi rimase come pietrificato. Laggi, nelle viscere della roccia, c'era la fonte di quel luccichio - una fornace ben alimentata mandava un turbine di fiamme che arrivava tortuosamente fino al soffitto della caverna, alto come quello di una cattedrale. Stagliati contro la fiamma si intravedevano tre piccole figure non pi alte della cintola di un uomo, la cui ombra si innalzava scura e minacciosa sulla parete della caverna.
Il tagliatore di torba pot scorgere i nani fabbri tra le pietre della loro fucina costruita nella roccia. La loro pelle e i loro grembiuli erano fuligginosi come la
pietra; i loro corpi erano tarchiati e tondi come massi; i loro lineamenti erano rozzi e rugosi come roccia viva.
Gradualmente, scrutando attraverso le ombre e la luce del fuoco, distinse le loro svariate attivit.
Uno maneggiava i mantici, sollevando a ogni colpo una nuvola di scintille incandescenti. Un altro usava tenaglie per trattenere saldamente sull'incudine un pezzo di ferro infuocato, e di tanto in tanto poneva il metallo nel fuoco per riscaldarlo. Il terzo nano, dalle braccia muscolose, usava il martello.
Il ritmo del loro lavoro era sovrumano: i nani completavano i pezzi con pochi colpi di martello, immergendoli in una tinozza d'acqua per raffreddarli, provocando nubi di vapore e un crepitio sinistro. Cos, un pezzo dopo l'altro, tra loro si formava una pila di oggetti che, agli occhi del tagliatore di torba, appariva come un prezioso tesoro vichingo.
C'erano vomeri e falci, ben sagomati; c'erano pugnali taglienti e luccicanti come il migliore acciaio danese; bollitori e calderoni rotondi e levigati, e perfino alcuni ciondoli finemente lavorati in filigrana d'argento.
Il potere dei nani sul metallo senza vita sembrava magico. Inavvertitamente l'uomo lasci cadere il suo coltello.
Sentendo il rumore, i nani sospesero il lavoro; la caverna divenne silenziosa e le fiamme si spensero.
Girarono i volti verso l'apertura della caverna, e i loro occhi di abitanti dell'oscurit, guardarono verso la pallida luce del giorno.
Poi uno dei nani si pieg per scegliere tra la pila degli oggetti. Scelse un coltello, lungo come l'avambraccio di un uomo e scintillante nella luminosit della cenere ardente. L'uomo indietreggi spaventato, ma si avvide che il nano lo teneva dalla parte della lama.
Il nano, gobbo e con le gambe arcuate, avanz velocemente come un ragno tra le macerie che ricoprivano il pavimento della caverna. Con uno sguardo timido e allarmato, mise il coltello nelle mani dell'uomo.
L'isolano si meravigli della lama, cos lucida e ben lavorata a confronto del ferro macchiato e bucato del suo coltello da torba, creato dal fabbro del villaggio.
Quando si volt a guardare nuovamente i piccoli artigiani, i suoi occhi incontrarono una pietra indistinta.
I nani si erano rinchiusi nuovamente nel buio della roccia.
In tutti gli autunni che seguirono, la roccia non si apr pi a scoprire i suoi abitanti. L'uomo conserv la lama e la diede ai suoi figli, poich essa non si arrugginiva o smussava.
Quelli erano tempi in cui i nani vivevano nell'Europa settentrionale. Abitando rocce, caverne, terrapieni e perfino crepe dimenticate nelle fattorie e nei granai, i nani condividevano la vita ardua e rozza dei loro vicini contadini.
Erano dediti alle arti magiche, e straordinariamente saggi nelle questioni legate alle stagioni e alla terra.
I loro nomi cambiavano da regione a regione. Nelle isole britanniche si chiamavano goblins, knackers e leprechauns, in Germania Erdleute e Stillevolk, mentre gli scandinavi li indicavano con i nomi di trolls, bergfolk e huldrefolk.
I loro discendenti sulla terra, la loro icomparabile abilit e la loro bassa statura erano invece universali.
 Essi condividevano anche un'altra caratteristica, suggerita dal termine tedesco Sttflevotfi ovvero "gente tranquilla": erano una razza solitaria, nonostante la vita dei nani fosse profondamente legata
a quella della gente e dei contadini della stessa terra, l'influenza reciproca era una sorta di cooperazione segreta o di ambigua monelleria. Gli umani e i nani raramente si incontravano faccia a faccia, perfino nelle Farer i nani si tenevano alla larga dai loro vicini mortali.
Come si addice a un popolo cos intimamente legato alla terra, la loro presenza era molto spesso evidente nel
paesaggio o nell'alito del vento. Una macchia di vegetazione rigogliosa sul pendio erboso di una collina poteva indicare la presenza dei fuochi sotterranei della fucina o della fornace di un nano, che riscaldava il suolo: accelerava la crescita della vegetazione, all'interno della terra, un suono leggero proveniente da una zona non scavata dai minatori umani rivelava l'attivit di un gruppo di nani minatori. In Scandinavia, gli echi provenienti dai pendii montuosi erano noti in lingua norvegese con il termine virgamal, "voce del nano". Si diceva che fossero i nani, per divertimento, a creare gli echi, imitando qualsiasi suono che raggiungesse il loro territorio.
Non era per sempre cos. Molto prima che il tagliatore di torba si soffermasse meravigliato a osservare i fabbri abitanti delle rocce come se fossero i membri di una trib ormai scomparsa, i nani si erano uniti con i primi, eroici esseri umani, e in precedenza, prima ancora che i mortali aprissero gli occhi e iniziassero a dominare la nuova terra, i nani avevano conosciuto giorni di potere e gloria ineguagliati.
I nani delle Farer rappresentavano una razza che aveva subito un lungo declino. Erano vecchi come le rocce in cui abitavano, e da quell'antico legame con la terra proveniva una saggezza concreta e una familiarit con i misteri della terra. Tuttavia gli anni avevano indebolito le loro riserve ben prima che i mortali impudenti ereditassero il mondo.
Di quel loro splendido passato restavano numerose vestigia: era noto che i nani a volte accumulavano nelle montagne e nelle grotte tesori antichi creati dai loro antenati, e che praticavano la magia da tempo immemorabile.
Inevitabilmente, gli umani tentavano di comprendere l'eredit dei loro misteriosi vicini. I resoconti di giorni lontani quando i nani si associavano ai grandi poteri che formavano il mondo erano per molto lacunosi e assai contraddittori.
I soli resoconti scritti relativi ai primi nani provengono dall'Islanda, terra di fuoco e ghiaccio al confine estremo settentrionale, dove i letterati del Medioevo avevano trasformato i racconti frammentari della creazione in una narrativa primitiva. Questi resoconti, noti come Edda, rivelano la condizione dei nani in epoca remota, presentandoli come fabbri degli di e Figure di potere titanico. Non avevano nulla della timidezza dei loro successori, erano insolenti e tracotanti oltre ogni limite.
Dopo tutto, secondo Edda, i nani sorsero dai calcagni degli di, e presero forma dalla stessa materia primordiale delle rocce, delle montagne e dei mari del pianeta. Il racconto delle origini dei nani  unico, ed  lo stesso degli albori della terra.
I resoconti dell'Edda hanno inizio prima della creazione, quando il cosmo era circondato da un lato dal fuoco e dall'altro dal ghiaccio, e nel mezzo stava un grande nulla. In questo spazio vuoto turbinavano nubi di vapore ghiacciato esalato dal regno del freddo, inondato dal luccichio tremulo emesso dalla regione delle fiamme. Nel mezzo di questo golfo, nel primo attimo della creazione, un dito di ghiaccio incontr una lingua di fuoco.
Da questo tocco si sprigion la vita e furono alimentate le piccole gocce d'acqua cristalline che scintillarono nello spazio vuoto quando il ghiaccio si sciolse. Ben presto si deline una sagoma nella zona tra il fuoco e il ghiaccio: un gigante goffo, sgraziato e irascibile. I poeti antichi lo chiamavano Ymir. Dopo la sua lotta titanica per l'esistenza, si addorment, e dal sudore fetido che emanavano le sue ascelle presero forma due altri giganti, un uomo e una donna, e un terzo venne generato dai suoi piedi mentre scalciavano e strisciavano in sogni irrequieti. I discendenti di Ymir si moltiplicarono velocemente, dando vita ai giganti del freddo, la prima razza a popolare il cosmo.
I giganti ebbero per poco tempo per padroneggiare il vuoto. Ben presto nel cosmo ci fu un conflitto e la lotta fu la forza che diede vita a un mondo tormentato e imperfetto, un luogo dove l'estate era una breve e luminosa pausa dal freddo e dalle tenebre senza fine, dove la terra fertile si trovava in una striscia stretta tra montagne di granito e fiordi impenetrabili. La lotta diede origine anche ai primi abitanti del mondo, i nani.
Ecco come accadde: prima un'enorme mucca prese forma dall'acqua formata dalla fusione dei ghiacci, mentre le fiamme continuavano a lambire la distesa desolata. Dalle sue mammelle scorreva una fonte di nutrimento per i giganti del freddo, e lei stessa traeva sostentamento dal ghiaccio. Mentre lo leccava, la sua lingua ruvida gradatamente fece emergere una figura graziosa: il dio Buri, misteriosamente sepolto tra i ghiacci prima che comparisse la vita. Venne alla luce nell'aria mite della creazione, e come Ymir, era insieme padre e madre di un esercito di discendenti.
La progenie fu una nidiata di dei, e quando il potere e la vitalit di questi nuovi esseri crebbe, iniziarono a sentirsi loro stessi i signori legittimi dell'universo. Con un accordo tra loro, attaccarono Ymir. Sul suo corpo enorme gli di
recisero i tendini e lacerarono le arterie pulsanti. Ymir vomit un getto di sangue -inondando tutti i giganti del freddo, a eccezione di due di essi - e mor.
Poi gli di intraprendenti divisero il bottino, usando parti del corpo di Ymir per creare un mondo nuovo sul quale poter regnare. Strapparono la carne dalla carcassa e la trasformarono in tappeti di terra soffice e fertile. Sparsero i denti e disseminarono le ossa nella terra come ciottoli e rocce. Con la spina dorsale e le ossa rimaste intatte crearono terrapieni e catene montuose. Poi versarono il sangue scuro e schiumoso nei mari, nelle baie e nei laghi, e sulla terra intera appena creata vi posero la grande cupola del teschio di Ymir, come il cielo immenso
che circonda il mondo e lo separa dal vuoto.
Aggrappati a quel grande arco di ossa vi erano masse e spirali.di materia grigia e brandelli del cervello di Ymir, trasformati in nuvole dall'ingegnosit degli di. Per completare la creazione, gli dei strapparono scintille isolate dal regno del fuoco e le misero nel cielo per creare il sole, la luna e le stelle.
Nell'interno della terra, la vita si svegliava e iniziava
ad agitarsi: erano i nani. Come i vermi si formano nella carne in decomposizione, si narra nell'Edda, cos i nani presero forma all'interno del vasto corpo di Ymir. Figli della terra, inizialmente erano privi di tratti distintivi, proprio come i lombrichi. I sommi dei di Asgard, la fortezza che avevano costruito per se stessi, avevano percepito l'agitazione. Allevarono i nani, dotandoli di intelletto e di parola e di un fisico che era la tozza parodia delle loro forme divine. Gli di lasciarono gran parte dei nani nei crepacci, nelle cavit e nelle grotte della terra giovane. Ne presero per quattro - quelli con gli arti pi lunghi e quelli con le spalle pi possenti - e li posero ai quattro angoli del cielo per tenere ben salda la grande cupola per tutta la durata della creazione.
Solo quando il resto della creazione ebbe fine apparvero i primi mortali, e la loro venuta fu un caso fortuito.
Girovagando lungo le spiagge solitarie della giovane terra, gli di notarono un paio di frassini cresciuti proprio dietro la spiaggia. Per passare il tempo tagliarono gli alberi, incisero i tronchi a loro piacere e diedero vita, sensi e movimento alle figure in legno. Quando gli di proseguirono, lasciarono dietro di s sulla riva un uomo e una donna, i primi della razza degli umani.
Sicuramente i resoconti dell'Edda contengono una buona dose di fantasia, ma per quanto riguarda i nani sembrano esserci verit sottintese. La parentela dei nani con la terra, il loro legame con la morte e la decadenza vengono rafforzati racconto dopo racconto. I primi nani erano abitanti della terra, corpi di colore grigio, prigionieri della luce del sole che poteva trasformarli in pietra. La pietra era il loro grembo e un racconto afferma che i primi nani non contavano donne tra
loro e riproducevano la loro razza creando nuovi nani dalla roccia.
Per quanto insignificante potesse essere il loro aspetto fisico, la grandezza implicita del loro ruolo di sostenitori del cielo pervadeva ciascuna delle loro imprese leggendarie.
L'abilit con cui lavoravano il metallo e le gemme trov applicazione ben oltre il loro regno sotterraneo. Gli di scandinavi erano dediti alla guerra e al lusso, e naturalmente si rivolgevano ai nani per le armi e gli ornamenti. La consapevolezza dei nani di creare doni unici era tale che, nonostante non potessero eguagliare gli dei in potenza, si permettevano di non rispondere ai loro ordini. Solo con lusinghe e adulazioni si riusciva a fargli esercitare la loro abilit.
Un dio malizioso e dalla lingua sciolta di nome Loki era facile alle lusinghe. Di questa sua abilit ebbe un gran bisogno il giorno in cui fece arrabbiare Thor, il dio del tuono sincero e franco, e per farsi perdonare dovette procurarsi un dono creato da un nano.
Una sera, mentre si aggirava nel grande palazzo di Asgard per passare il tempo, Loki not che la porta della camera di Sif, la moglie di Thor, era socchiusa. Non pot resistere: scivol all'interno e osserv la da addormentata con le spalle e il seno inondati da scintillanti chiome bionde. Diabolicamente sorridendo con aria sorniona, Loki prese il suo pugnale, raccolse i capelli di Sif e li ras. La da dormiva ancora con la testa ricoperta da brutti capelli a spazzola, mentre Loki spargeva le chiome in tutta la camera e, ancora ridacchiando, usciva dalla porta.
Vedendo la moglie radiosa priva della chioma, Thor, infuriato, indovin il colpevole. Cattur Loki proprio mentre il burlone tentava di passare furtivamente accanto a lui con un sorriso suadente. Thor minacci di punirlo, ma Loki promise di fare ammenda e Thor, nonostante dubitasse, lo lasci libero.
A Loki ora occorreva un'abilit straordinaria, introvabile ad Asgard. Dagli ingressi della fortezza un ponte sottile luminoso e rarefatto come un arcobaleno - nella forma in cui si diceva fosse visibile ai mortali - attraversava il golfo tra Asgard e Midgard, il centro della terra dove dimoravano i nani e i primi mortali.
Rapida come un raggio di sole, la divinit percorse il ponte e i campi dei mortali, fino al regno settentrionale dei nani.
Loki si libr sopra un paesaggio di caverne e colonne di ghiaccio, molte
delle quali ospitavano tetri laghetti grigi. Alla luce del nord, volute di fumo si elevavano dai fuochi nascosti nelle miniere e nelle caverne. Alla fine. Loki riconobbe un punto di riferimento e scese in quel paesaggio avvolto dalle tenebre.
Percorse un corridoio tortuoso, guidato da un rumore metallico lontano, proveniente dalla fucina, e dal tremolio dei bagliori del fuoco. Il passaggio si apriva su una grande camera sotterranea, un laboratorio colossale, in cui l'aria satura di fumo e incandescente per i numerosi fuochi veniva riflessa dai tesori sparsi sul pavimento e caduti dalle nicchie presenti sulle pareti della caverna.
C'erano ciondoli d'oro e spille in filigrana d'argento, decorate con disegni di scene di battaglia e rifinite con serpenti intrecciati; c'erano bracciali a forma di serpente, creati con oro cos puro che sembrava sciogliersi alla luce del fuoco; c'erano elmetti di ferro e bronzo, ai quali erano stati dati degli orribili tratti somatici con pesanti protezioni per il naso e con sopracciglia sporgenti in bronzo; il metallo era rifinito con intagli in niello lucido, riproducenti uomini armati e soldati in fila impegnati in combattimenti individuali.
Di tanto in tanto era visibile una scure con la lama scintillante e molto larga, un'arma cos robusta che un guerriero avrebbe dovuto usare entrambe le mani per brandirla. E vi erano spade le cui lame piatte erano decorate con disegni in argento. Loki guard attorno a s con meraviglia e avidit tra le colonne di ghiaccio che brillavano nell'oscurit e illuminavano riflessi di polvere d'oro e d'argento e preziosi arbanelli d'arenaria invisibili in quel paesaggio di tenebra; ma egli cercava
un tesoro ancor pi straordinario.
In lontananza, nelle profondit fumose della caverna, cerc di scorgere la presenza di due fratelli noti come i figli di ivaldi, fabbri particolarmente abili perfino tra i nani. Si diresse verso di loro ed essi distolsero i loro volti fuligginosi dal lavoro per osservare con curiosit l'intruso, alto, snello, e illuminato dalla luce del mondo soprastante. "Qualcuno ha tagliato i capelli di Sif" disse Loki, trascurando di raccontare come ci fosse accaduto, "e gli di hanno inviato me a vedere se voi, con i vostri poteri, riuscite a sostituirglieli".
non considerando interessante un simile compito, i fabbri nani scrollarono le spalle e tornarono alla loro fornace. "Questa azione aggiunger ulteriore prestigio agli occhi degli di" continu Loki, e si dilung elencando la grande stima nella quale erano gi tenuti i nani presso gli di, e la gloria ancora maggiore che avrebbero raggiunto.
Alla fine le lusinghe ebbero la meglio. I nani si consultarono e poi si misero al lavoro. Uno dei fratelli accumul il carbone di legna nella fornace e azion mantici in pelle di cinghiale finch le fiamme divennero incontenibili; l'altro selezion i metalli, scegliendo i bastoncini pi sottili dell'oro migliore.
Quando i carboni ebbero raggiunto la temperatura giusta, il secondo nano scald l'oro; poi, muovendo le mani grasse pi rapidamente di quanto potessero seguire gli occhi di Loki, divise e trasform l'oro in un fascio di fili cos sottili che il metallo risultava vellutato e morbido come i capelli di una da.
"Sono identici a quelli di Sif" disse il fabbro che aveva consegnato la matassa d'oro a Loki, con il metallo ancora caldo. "Cresceranno come capelli veri".
Loki era senza parole dallo stupore. Un fabbro disse: "La fornace  calda e noi siamo assetati di fama. Ti mostreremo cosa sappiamo fare".
In uno sfavillio di scintille, sull'incudine dei nani prendevano forma vere e proprie meraviglie. La prima non sembrava altro che un insieme sottile di fili di ferro e pannelli, e Loki, guardandolo, sogghign. Il nano tir i fili e, come in una nube temporalesca in via di formazione, l'oggetto aument di dimensioni e di volume, fino a diventare una grande nave da guerra, ricoperta da tavole ben salde e provvista di alberi, con le vele ondeggianti, che si profil tra il fumo della caverna. Il nano fece scorrere la sua mano lungo la chiglia, e in un attimo le tavole, gli alberi e il cordame si dissolsero, e la piccola collezione di frammenti di ferro cadde rumorosamente sul pavimento della caverna. "Il nome della nave  Skidbtadnif disse il nano, "e puoi tenerla in tasca. Ma quando  spiegata, potr contenere l'olimpo intero, con tutte le armi, e condurr gli di per terra e per mare, senza necessit di avere il vento favorevole".
Poi i nani tornarono alla fornace e diedero forma a un'ultima meraviglia. Era una lancia creata da un unico blocco di ferro, del tutto simile alle altre.
Anch'essa aveva un nome, che esprimeva tutta la sua magia: i nani la chiamarono Gungnir e dissero che si trattava di una lancia adatta a un dio, poich nessun vento o spirito contrario poteva deviarla dal suo percorso.
Nonostante fosse stupefatto dall'abilit dimostrata dai nani, una luce furba cominci a balenare negli occhi di Loki. I tesori che avrebbe riportato ad Asgard gli avrebbero fatto ottenere non solo il perdono di Thor, ma anche la gratitudine di tutti gli dei.
Ed egli scommise che giocando sull'orgoglio dei nani avrebbe potuto ottenere una nuova serie di oggetti ineguagliabili da distribuire tra gli di.
Loki raccolse le chiome d'oro, la nave pieghevole e la lancia magica e si precipit lungo il corridoio verso il crepuscolo. Si arrampic su una cresta montuosa cosparsa di macerie e guard verso il fondo di una caverna sotterranea, dove ardeva una fornace sulla riva di un lago tranquillo.
Poi si precipit lungo il pendio di una miniera, lanciando la sua sfida: "O nani, uguagliate questi tesori se ne siete capaci!".
Coloro che lo udirono, i fratelli Brokkr ed Eitri, erano famosi come i figli di ivaldi, e la loro autostima era immensa. I due nani tarchiati piegarono le braccia attorno alle pance ricoperte da un grembiule in pelle e guardarono la divinit impaziente, con le braccia ricolme di meraviglie. "E se, secondo il giudizio degli di, li superiamo?" chiese Brokkr.
"Scommetto la testa che non ci riuscirete" disse Loki, calcolando con noncuranza che i nani, con il loro orgoglio, avrebbero colto qualsiasi opportunit per ottenere potere sugli di.
"Fatto" disse Brokkr. Raccolse carbone di legna e pezzi di ferro grezzo, bastoncini d'oro e una grande pelle di cinghiale
rigida. Mentre il braccio muscoloso di itri si muoveva su e gi facendo risuonare i colpi del martello.
 Temendo che la scommessa fosse stata troppo azzardata, Loki fece ricorso
a un potere di cui disponevano tutti gli di, quello di cambiare forma. Si raggrinz e si rimpicciol, si fece spuntare zampe esili e ali, che lo fecero librare nell'aria.
Si pos in forma di mosca sul dorso della mano di Brokkr, mentre questi la alzava e l'abbassava sul manico dei mantici e punse selvaggiamente la pelle lagnata di sudore. Il nano imprec quanto si accorse che una goccia di sangue sgorgava dalla puntura, ma non rallent il suo ritmo.
Loki s'alz di nuovo in volo e ronz tra le volute di fumo mentre i fratelli accantonavano il loro primo tesoro, un cinghiale in oro, dal pelo irto, chiamato Gullinbursti, creato con pelle di cinghiale e fili d'oro, ma irrobustito da un soffio di vita magico, che sbuffava nella luce riflessa dalle sue setole luminose, in attesa di un cavaliere.
Mentre i nani iniziavano a creare la loro seconda meraviglia, Loki si gett nuovamente in picchiata, questa volta dirigendosi verso il collo grondante di sudore di Brokkr. Di nuovo si pos e morse; il nano imprec, ma, consapevole della necessit di suo fratello, non mosse la mano dal mantice. E, di nuovo, Eitri tolse un tesoro dalla fornace: un bracciale di oro puro di forma molto gradevole. Mentre si raffreddava, Eitri si inginocchi accanto a esso.
Lo chiam Draupnir e mormor formule magiche che avrebbero dato origine ad altri otto nuovi anelli, puri come il bracciale stesso; inoltre, ogni nove notti, Draupnir avrebbe fruttato un raccolto preziosissimo di oro. Loki, ancora muovendosi e ronzando, ascolt e trepid intimorito.
Per la loro ultima creazione, Brokkr ed Eitri gettarono un pezzo di ferro nel carbone. L'apprensione di Loki si plac alla vista dell'umile metallo. I colpi di martello di Eitri provocarono per un rumore pi forte del solito, e la schiena larga di Brokkr si deform nel lavorare con i mantici. Loki, ora disperato, si muoveva velocemente tra la calda ventata della fornace e pizzic Brokkr sulla pelle di una palpebra. Il sangue gocciol nell'occhio del nano; egli alz una mano per togliere il sangue e l'insetto fastidioso, e improvvisamente i mantici diventarono piatti. Eitri inve contro Brokkr e dichiar che il suo lavoro era rovinato. Loki svolazz dietro un masso e riacquist la sua forma abituale. Quando emerse, i nani, maneggiando lunghe tenaglie, stavano sollevando dalla fornace un martello molto pesante e dal manico corto, per immergerlo nella tinozza e raffreddarlo. La divinit sorrise soddisfatta del suo lavoro cos accurato.
"Non disprezzarlo" disse Brokkr, che aveva notato il sorriso furbo di Loki. "Ha il manico un po' corto a causa di una mosca che mi ha punto mentre lavoravo con i mantici. Ma ha propriet magiche; mander in frantumi qualsiasi cosa contro cui verr lanciato, non si romper mai e torner sempre nelle mani di colui che l'ha lanciato. Si chiama Mjllnir, ed  un'arma che Thor potr usare nelle sue battaglie contro i giganti".
Brokkr, consapevole del suo trionfo, e desideroso di assaporarlo, segu Loki mortificato lungo il ponte ripido e tremolante dal centro della terra verso gli alti terrapieni di Asgard.
Laggi Loki present il lavoro dei fabbri figli di ivaldi, e Brokkr i suoi tesori. Sif rimase senza parole dallo stupore quando le chiome d'oro le restituirono la sua bellezza, e tutti coloro che ricevettero i doni si meravigliarono. Gli di, concordi, dichiararono che il martello creato da Brokkr per Thor era il pi bello. Le guance pallide di Brokkr
si accesero, e i suoi occhi brillarono di piacere al pensiero di vendicarsi della divinit che aveva deriso il lavoro di suo fratello.
Pronto a reclamare la testa di Loki, egli mise mano al pugnale che era fissato alla sua cintura. Loki, pieno di risorse come al solito, dichiar che il nano aveva diritto solo alla sua testa e a nessun'altra parte del suo corpo e quindi non poteva tagliargli il collo.
Con questo colpo di astuzia, il nano venne privato del piacere della vendetta; si accontent di condannare Loki al silenzio forando le sue labbra con un punteruolo e cucendole
con un filo robusto. Commosso dagli elogi e dalla gratitudine degli di, si ritir nella sua buca fumosa al centro della terra.
Il legame con la terra che conferiva ai nani propriet soprannaturali nella preparazione dei metalli produceva poteri pi esaltanti: essi infatti conoscevano segreti dell'universo ignoti perfino agli di. Pur con tutta la loro potenza e spavalderia, gli di erano vulnerabili alle forze del caos che minacciavano costantemente il loro cosmo costituito da tre parti ben ordinate: Asgard sopra, Midgard sotto e, ancora pi sotto, Niflheim, la fredda dimora del buio.
Ai margini di questo universo completo e ben strutturato si nascondevano giganti e mostri, creature della rivolta e del disordine.
Poich i nani erano essi stessi legati al caos primordiale, essendo nati dalla carne del gigante assassinato Ymir,
comprendevano a fondo le energie primigenie che donavano loro il potere di opporsi: resistenza alla forza del caos. Con il martello creato dai nani, Thor teneva a bada i giganti del freddo che erano costantemente inquieti. Due altri pericoli minacciavano il cosmo: una coppia di serpenti, posti con tranquillit minacciosa uno alla base dell'universo e l'altro nelle profondit dell'oceano che circondava il mondo, e una bestia chiamata Fenrir, che aveva fatto la sua apparizione subito dopo la creazione del mondo e che gli di consideravano con certezza come la fonte della loro rovina.
Ancora una volta fu Loki a causare dolore ad Asgard: il lupo Fenrir era un suo discendente, generato da lui stesso e da una gigantessa. Inizialmente gli di erano felici di lasciar vagare il lupo tra i sentieri senza fine di Asgard, poich esso era dotato di parola ed era, dopotutto, un loro discendente.
Gli occhi del lupo trasmettevano per un'astuzia e una ferocia ben superiori a quelle di altre bestie, e ben presto solo Tyr, il pi coraggioso degli dei, os lanciare pezzi di carne nelle sue fauci schiumose. Giorno dopo giorno il gigante cresceva, finch divenne alto come un cavallo e massiccio come un toro e le sue urla assetate di sangue risuonavano in tutta Asgard.
Le tre nome - sorelle arcigne che conoscevano ogni evento del passato e del futuro - dichiararono che il lupo, non controllato, avrebbe sicuramente distrutto gli di e tutto ci che essi avevano creato.
In una riunione segreta e concitata, gli di decisero di incatenare il mostro. Le loro catene pi robuste fecero per solamente infuriare il lupo quando sent il freddo del metallo sulla sua pelliccia, e quando vennero strette, la bestia si agit finch gli anelli della catena si spezzarono come fossero di creta. Gli di sapevano che il lupo era una forza di sconvolgimento cosmico, e che una restrizione ben pi forte del solito metallo sarebbe stata necessaria.
Disperati inviarono un messaggero al centro della terra. Solo i nani erano in grado di escogitare qualcosa che potesse limitare poteri tanto primitivi quanto incontenibili come quelli del lupo.
Giunto nel regno sotterraneo dei nani, il messaggero di Asgard trasmise la supplica degli di. Desiderosi di consenso da parte del mondo superiore, i nani promisero di fare del loro meglio. Si consultarono e poi si avvicinarono alla fornace.
Improvvisamente il messaggero chiuse gli occhi e indietreggi. La debole incandescenza della fornace mandava scintille bianco-azzurre e ondate di calore lo colpirono.
Un istante pi tardi, un nano batt sul suo gomito e il messaggero rischi di essere colpito da un fulmine.
Drappeggiata sul collo e attorno all'avambraccio del nano c'era una corda morbida e sottile come un nastro di seta. "Si chiama Gleipnir" disse il nano "e ha una forza che l'occhio non pu cogliere, sufficiente a incatenare il lupo fino alla fine del tempo. Contiene tutti i segreti e le cose impalpabili della terra: il rumore del passo di un gatto, la chioma di una donna, i tendini di un orso, frammenti di una roccia, il respiro di un pesce e la saliva di un uccello. E i suoi poteri sono vari e subdoli come la sua creazione".
Sopraffatto dallo stupore e dalla confusione, il messaggero prese lo spago e si affrett a tornare velocemente verso la certezza degli di.
Gli dei erano scettici circa la forza della catena, e quando il messaggero ripet loro le parole del nano, divennero ancor pi dubbiosi. Il lupo fiutava per e grattava le porte del grande salone, e gli di non potevano perdere altro tempo in discussioni.
Si avventurarono nel corridoio, con Gleipnir tra le mani. Il lupo li guard con rabbia mentre si avvicinavano, ma le sue palpebre si restrinsero quando gli suggerirono di misurarsi con la forza di quella corda. Con un urlo che terrorizz gli di audaci e guerrieri, il lupo ulul alquanto sospettoso.
Gli di dissero che se non fosse riuscito a mordere una corda cos sottile, non avrebbero pi avuto alcun timore di lui. Il lupo medit e poi acconsent, a patto che una divinit ponesse una mano tra i suoi denti mentre la catena era ancora al suo posto.
Il coraggioso Tyr acconsent e la corda lunga e flessibile venne avvolta attorno agli arti della bestia, fino a quando il lupo non sembr un grande insetto catturato in una ragnatela. Poi Gleipnir venne assicurata, e con un ringhio il lupo addent le corde. Gli di indietreggiarono impauriti.
La catena rivel la sua forza.
nonostante il lupo si infuriasse e si agitasse, la corda non si allentava; si stringeva sempre pi finch il lupo fatic a respirare e pot a fatica tremare tra le catene scintillanti. Infine, sapendo di essere stato sconfitto, fece pagare a Tyr il prezzo di ci mordendo selvaggiamente i muscoli e le ossa mentre il dio urlava, barcollando con il moncherino del polso sanguinante.
Il lupo Fenrir era legato. Gli di lo portarono verso un grande masso su un'altura di Asgard e avvolsero la parte restante di Gleipnir attorno alla roccia, legandola saldamente.
Poi zittirono il lupo con una spada, infilando il pomello nella parte inferiore della mascella e infilzando il palato della bestia con la punta. Infine, con parole di elogio per il coraggio mostrato da Tyr e per l'abilit dei nani, seppellirono il masso nelle viscere della terra, a Midgard, e lasciarono struggere il lupo fino alla fine dei tempi.
La catena magica era la personificazione della conoscenza
profonda e sottile dei nani, ma la loro saggezza prendeva altre forme, meno tangibili ma altrettanto sorprendenti. Erano maestri di incantesimo e conoscitori dell'alfabeto runico usato nel mondo norvegese antico per le iscrizioni magiche. A quei tempi i termini magici non erano per solo parole che manifestavano potere e conoscenza.
Il mondo era nuovo, e i nomi per designare ci che esso conteneva erano appena stati scoperti. Semplicemente chiamare un oggetto con il suo nome esatto era una dimostrazione di saggezza. E i nani possedevano abbondantemente questa saggezza.
Per un nano di nome Alviss, che significa "colui che sa tutto", il discorso saggio era un dono che portava grande successo e sventura. Alviss, come altri nani, era vittima dell'avidit, e anch'egli era orgoglioso e ambizioso: quando cercava un compagno di lavoro, pretendeva che fosse una da.
Attraverso sotterfugi troppo subdoli per essere ricordati, egli riusc a conquistare la figlia di Thor. Una sera, il nano raggiunse le porte di Asgard per reclamare la sua sposa. Thor gli blocc per il passaggio, dicendo che egli non sapeva nulla del matrimonio.
Thor, con le braccia conserte e nel mezzo della porta, dominava il nano supplichevole: "Tu avrai l'amore di mia figlia, saggio ospite, se risponderai a domande riguardanti tutte le questioni del cielo e della terra".
Per tutta la notte la divinit sfid il nano a nominare le caratteristiche del cosmo, e Alviss rispose con termini oscuri ma appropriati, tanto da stupire Thor stesso.
Deliziato dalla sua stessa eloquenza, il nano aveva dimenticato per la sua debolezza.
Il cielo a oriente era sfumato di grigio quando il nano fin il suo discorso, e mentre Thor lo elogiava, un raggio di sole attravers le nuvole nel cielo che sovrastava Asgard.
"Il giorno  sopra di te" disse Thor ridendo del successo conseguito con il suo espediente. Quando la luce dorata del sole colp la sua forma pallida, Alviss grid, ma il suo urlo si smorz poich la gola gli si chiuse e le sue membra si trasformarono in pietra.
I racconti dell'Edda riportano molte altre storie di nani sopraffatti dall'arroganza, dalla bramosia e dalla brutalit. Per molti versi i nani erano semplicemente creature della loro epoca. Gli di erano astuti e brutali, e solo attraverso l'inganno e la crudelt i nani potevano sperare di ottenere vantaggio. E i primi umani non erano migliori. I loro rapporti con i nani orgogliosi e potenti mettevano in evidenza gli elementi pi sgradevoli del loro carattere.
 questo il caso del racconto dell'Edda dedicato a Vlundr, un nano fabbro che venne maltrattato e che si vendic barbaramente.
Vlundr era un eremita, un fabbro abitante della foresta, la cui fama si era diffusa in tutti i piani della creazione. Una regina bramosa di appropriarsi degli oggetti in oro frutto del talento del nano, ordin al marito di catturare Vlundr.
Quando il nano incatenato venne portato al suo cospetto, lei vide l'odio nei suoi occhi e fece,un'altra mossa per assicurarsi i suoi favori: ordin ai soldati che tagliassero i tendini delle sue gambe, condannandolo a zoppicare. Poi
confin il nano su un'isola, con cibo, riscaldamento e una fornace, per poter svolgere il lavoro per lei.
 I primi tesori che Vlundr invi al castello - ciotole di osso legate con fili d'argento e spille intarsiate con pezzi d'avorio - rappresentavano per una vendetta mostruosa. I due figli giovani della coppia reale si erano avventurati sull'isola di Vlundr per vedere le meraviglie dei suoi lavori. Mentre i due giovani stavano osservando con stupore il nano storpio, questi si era mosso strisciando con un pugnale e aveva tagliato le loro teste. Poi aveva scavato i loro cervelli e aveva strappato i loro denti, e fu cos che il re e la regina ignari bevvero nella scatola cranica dei loro figli e si adornarono con i loro denti candidi.
Ci non aveva per placato la sete di vendetta di Vlundr. Quando la sorella dei ragazzi, ignara, raggiunse l'isola per chiedere al fabbro di riparargli un anello, lui le offr una birra drogata. Assetato di desiderio e vendetta, violent il corpo inerte della ragazza mentre quella dormiva. Poi la liber, lasciandola con un figlio illegittimo in grembo. Prese da un luogo nascosto delle ali fatte d'oro lavorato fino a renderlo sottilissimo, e con le gambe ciondolanti fugg dalla sua prigione sull'isola.
Giunto nella dimora reale, raccont sghignazzando al re e alla regina il destino dei loro figli.
Li lasci distrutti e affranti, completando cos la sua vendetta, e fugg nel cielo notturno con pesanti battiti d'ali.
Sparsi tra la tradizione orale dei nani norvegesi ci sono episodi di crudelt esasperata, che rivelano una vera malignit d'animo nei nani. Perfino le gesta pi grandiose di questi esseri originari erano spesso intrise di sangue e di tradimenti.
Secondo l'Edda, i poeti mortali dovevano la loro ispirazione all'Idromele della Poesia, un liquore distillato dai nani all'inizio dei tempi.
Il racconto dell'Edda narra di un gruppo di nani che avevano invitato Kvasir, il saggio consigliere degli dei, a una festa nella loro grotta sotterranea. Dopo aver mangiato carne e bevuto birra, due nani condussero la divinit in un'altra stanza. Gli dissero che volevano consultarsi con lui in privato.
Quando per Kvasir si avvicin per ascoltare le domande, tolsero i loro pugnali dalle tuniche e li affondarono pi volte nel corpo dell'ospite. Dopo aver deposto le armi, legarono le ferite sanguinanti con catene che strinsero il povero Kvasir mentre barcollava nella caverna.
Fu un atto mostruoso e premeditato. I nani avevano cercato il sangue di Kvasir perch era intriso di saggezza. Quando gli assassini uscirono dalla stanza con i vasi di sangue rappreso, i loro compagni esultarono.
Con un mestolo aggiunsero il miele, poi lo sigillarono in tre contenitori. Con il passare del tempo divenne un liquore cos inebriante e carico di ispirazione che chiunque lo avvicinasse alle labbra riceveva il dono della poesia.
I nani non trassero alcun vantaggio dalla loro impresa spaventosa. I guardiani dell'Idromele furono costretti ben presto a consegnarlo a un gigante come prezzo della loro vita quando, in un altro attacco di brutalit, assassinarono i genitori del gigante.
Infine, con un percorso tortuoso, la saggezza concentrata del consigliere divino ritorn agli di. E l vi rimase per sempre, secondo l'Edda, e gli di la dispensavano a loro piacere ai poeti mortali.
Il fatto che il loro crimine possa aver benedetto generazioni successive con il dono della poesia,  conforme alla natura paradossale dei primi nani. Essi emergono dai resoconti concisi e frammentari come esseri molto contraddittori: univano l'abilit del loro mestiere con la loro infermit fisica, la saggezza con l'orgoglio e la follia.
Molte loro abilit sopravvissero a lungo. I nani di epoche successive continuarono a possedere l'abilit dei loro antenati di lavorare il ferro, ma non riuscirono mai a elevarla a raffinata arte soprannaturale.
I maghi mortali cantilenavano formule magiche che un tempo venivano usate dai nani e i poeti mortali approfittarono dell'alfabeto runico. Le personificazioni pi vere dei poteri dei nani dell'antichit, i meravigliosi oggetti creati nelle loro fornaci, sopravvissero al declino di coloro che le realizzarono, e si conservarono in cumuli di tesori e in ricordi di famiglie di alto rango. I tesori, spesso provvisti di qualit magiche, erano la testimonianza di misteri passati. I ciondoli e le armi favolose conservarono anche il lato oscuro del carattere dei loro creatori. Le maledizioni, inestricabilmente intrecciate con la vitalit magica degli oggetti, li rendevano tanto pericolosi quanto belli.
I racconti narrano di gruppi familiari impegnati in lotte e dispute a causa di un tesoro-maledizione che avevano nascosto. Tuttavia  tipica del potere dei nani che vissero agli albori della terra la trasformazione delle loro maledizioni, in semplice risentimento.
Il solo risentimento port un nano di
nome Andvari ad attribuire a un anello
d'oro poteri disastrosi. L'anello aveva la
capacit di generare ricchezza. Secondo
il racconto dell'Edda, furono gli stessi di a strappare il prezioso oggetto ad Andvari, e quell'ingiustizia suscit l'ira del nano. Ecco come accadde.
Alcuni di - tra cui Loki - vagando tra i boschi e le paludi del regno di Midgard, presero a sassate e uccisero una lontra per mangiarla a cena, inconsapevoli del fatto che in quelle sembianze animali si nascondesse il figlio di un mago-folletto. Il mago chiese denaro e una quantit di oro sufficiente a riempire e ricoprire completamente la pelle della lontra. Solo Andvari possedeva ricchezze sufficienti, e Loki raggiunse al pi presto il regno dei nani per ottenere il tesoro con l'astuzia o con la forza.
Quando Loki giunse alla grotta di Andvari, il nano non si vedeva. In un piccolo lago un luccio argenteo guizzava per veloce. Intuendo lo stratagemma del nano, Loki affond le mani nell'acqua e le richiuse trattenendo il pesce. In quel momento il luccio spar. Al suo posto comparve un nano spaventoso.
Trattenendo saldamente Andvari mentre lo trascinava fuori dall'acqua, Loki fece la sua richiesta, e quando liber il nano, questi gli consegn una grande quantit di oro.
Mentre per gettava gli ultimi pochi ciondoli nel sacco di Loki, il nano chiuse il pugno. Loki scrut le dita tozze e vide un anello semplice in oro. Mon aveva prezzo, ma poteva essere accettato come pagamento. Lo mise nel sacco, mentre il nano lo implorava e protestava. Infine, senza pi alcuna speranza di riaverlo, Andvari lo maledisse: "La mia ricchezza si riveler una falsa gioia; l'anello distrugger tutti coloro che lo possederanno".
Andvari, come spesso accadeva nella sua razza, era potente perfino nella decadenza. Con la maledizione, il nano diede il via a una serie di tragedie che coinvolsero tutti i guardiani del tesoro, iniziando dal mago che lo accett come pagamento per il sangue del figlio. Un altro figlio, desiderando ardentemente l'oro, trucid il mago per entrarne in possesso. Poi un terzo figlio divenne strumento della maledizione. Infuocato dalla bramosia, incaric l'eroe mortale Sigurdr di uccidere suo fratello. Quando per il gesto fu compiuto, Sigurdr temette il tradimento, e uccise il terzo fratello, l'ultimo dei figli del mago, e si impossess del tesoro. Anche la sua vita fu rovinata, e la sua morte venne affrettata da un anello fatale.
Con il passare dei secoli, il tesoro di Andvari non aveva perso nulla del suo splendore, ma la razza che lo aveva generato cadde in declino.
La giovane stirpe dei mortali crebbe in numero e in potere, e i nani a poco a poco si ritirarono in regni lontani o cercarono nicchie nascoste all'interno delle fattorie e dei campi dei contadini. Il loro carattere mut con la loro condizione sociale e con la fine del loro commercio in oro. I nani, non pi attori cosmici, divennero pi miti, perfino umili.
L'eredit della loro epoca primitiva rimase per ben viva. Conservarono le arti magiche dei loro antenati, praticandole lontano dalla vista dei loro vicini umani. Perfino tra i pi umili degli ultimi nani, i mortali percepivano una traccia dei loro vecchi poteri, spaventosi e indescrivibili, tramandati ai discendenti dai loro fieri antenati.

UNA SPADA INTRISA DI VENDETTA.

I primi nani usarono il loro talento per fornire agli eroi mortali armi di rara potenza, ma la magia che donava a queste armi le loro caratteristiche magiche era intrisa di malvagit, come mostra il racconto di Svafrlami.
Svafrlami era il comandante bellicoso di una terra ricoperta di foreste, paludi e laghi, che sarebbe diventata in seguito la Russia. La terra era selvaggia come il suo signore; il terrore si nascondeva nei boschi impervi al di l delle palizzate che racchiudevano la fortezza del sovrano, e pochi membri della corte avevano osato allontanarsi da quel territorio. Svafrlami non aveva paura di nulla. Spesso, per passare il tempo, metteva in spalla il suo arco e si allontanava a caccia di daini e cinghiali.
Nel tardo pomeriggio di un giorno di caccia solitaria, scorse un cervo nella luce di una radura lontana. Lo rincorse, ma non riusc a raggiungerlo. La distesa di betulle che aveva attraversato, simile a un parco, si affacciava su una fitta foresta, sulla quale erano caduti molti massi di pietra. Il buio era sempre pi denso tra queste betulle e Svafrlami perse di vista il cervo. Scorse per un'altra preda. Accanto a un masso, gli occhi scuri di due volti pallidi in corpi dalla pelle grigia osservavano il sovrano mortale. Erano i nani Durinn e Dvalinn, che si erano accovacciati nell'ombra, con circospezione, mentre il sovrano smontava da cavallo e gironzolava, fingendo di non vederli.
Improvvisamente Svafrlami si gir e tolse la spada dalla guaina. Spinse la lama verso il basso con tutta la sua forza, in modo tale da
conficcarla nel terreno sassoso alle spalle dei nani, sbarrando cos la via di ritirata tra i massi utilizzati come loro dimora.
Intrappolati, i nani si gettarono al suolo, frantumando i loro volti nella terra e lanciando urla di terrore.
Svafrlami afferr i due nani e li trascin ai suoi piedi affinch ascoltassero le sue richieste. Avrebbe risparmiato loro la vita se avessero creato una spada capace di superare qualsiasi altra. Non doveva indebolirsi: avrebbe dovuto tagliare il ferro e la pietra come fossero tessuto, e avrebbe dovuto portare fortuna in ogni battaglia al suo possessore. I nani lo guardarono con timore e ostilit, ma non osarono rifiutare. Svafrlami poteva trattenerli fino al sorgere del sole, e la luce del giorno era la cosa che temevano pi di ogni altra. Quando ebbero dato la loro parola, l'uomo liber la via di accesso alla roccia. In un
attimo i due nani sparirono. Quando gli insetti della notte iniziarono a ronzare, e la luce della luna segn i contorni degli alberi, Svafrlami si assop e pos la testa sul masso che nascondeva i nani. Si svegliava a intervalli per vedere cascate di scintille che scaturivano dalla roccia e per udire lo stridore e il fragore dei nani al lavoro. Proprio poco prima dell'alba si svegli di nuovo. I nani erano riapparsi e portavano uno spadone, massiccio e di ottima qualit.
La sua guaina era dorata, e su di essa, in rilievo, erano riprodotte le gesta di antichi di.
La custodia, l'impugnatura e il pomo erano anch'essi d'oro, scintillanti di gioielli. Svafrlami afferr l'arma e vide che era luminosa e perfetta; quando la gir, il metallo eman bagliori di sole, nonostante il sole non fosse ancora apparso all'orizzonte. Si volt verso i creatori della spada e incontr sguardi perfidi e divertiti.
" tutto ci che avete chiesto, e anche di pi" disse Dvaiinn. "Il suo nome  Tyrfingr e alle qualit che avete richiesto si aggiungono queste: una volta sguainata, non potr essere riposta senza essere stata riscaldata da sangue umano. Commetter tre crimini atroci. Voi stesso morirete a causa della sua lama tagliente".
Il suo volto si copr di collera. Svafrlami si volt verso i nani, ma essi balzarono di fianco e Tyrfingr spacc la roccia dietro a loro. Si diedero alla fuga lasciando Svafrlami, solo, ad ammirare la sua ricompensa pericolosa.
Infatti egli non pot inguainare l'arma per molti giorni, finch la spada magica non prov il suo valore sulla pelle dei suoi nemici in battaglia. E, come preannunciato dai nani, Svafrlami stesso avrebbe sperimentato il colpo freddo di Tyrfingr alcuni mesi pi tardi. Ecco come accadde.
Un invasore straniero aveva attaccato pi volte i confini del regno e, come consuetudine, Svafrlami si mise in viaggio per affrontare il nemico in una battaglia corpo a corpo. In una pianura ventosa i due combatterono finch la spada di Svafrlami sibil sullo scudo a bande di ferro del suo nemico, e si infil nel terreno. Il sovrano lott per liberarla, ma prima che potesse riuscirvi, il nemico gli tagli la mano con un colpo veloce. Poi tolse Tyrfingr dalla terra e trafisse Svafrlami. Ora la spada era sua, e la us efficacemente.
Condusse i suoi guerrieri attraverso il territorio di Svafrlami, trucid i difensori a centinaia e ridusse in schiavit i suoi familiari.
L'invasore e i suoi discendenti non riuscirono per ad approfittare pi di quanto non avesse fatto Svafrlami della spada sfolgorante. Quando Tyrfingr, iniquamente valorizzata, venne tramandata di generazione in generazione, il fratello uccideva il fratello e il padre uccideva il figlio. Gli assassinii della parentela nei quali la spada fu coinvolta furono tre in tutto; poi, avendo versato la quantit di sangue stabilita, la spada spar dalla storia.


Capitolo due.
LA NOBILT MINUSCOLA.

La terra, frammentata in ducati, contee e baronie, legati da patti di alleanza e di lealt, spesso i cavalieri venivano chiamati a prestare la loro abilit di guerrieri al fianco di altri nobili. Poche richieste uguagliarono per quella ricevuta da Wilhelm von Scherfenberg, che governava una regione di altopiani verdi e ubertosi e di vallate ben irrigate in Tirolo. Ecco qui narrata la sua storia.
Stanco di svolgere le attivit proprie dei periodi di pace, delle ore trascorse ad ascoltare i resoconti dei suoi amministratori e di giudicare le dispute dei contadini, Scherfenberg nel tardo pomeriggio si sdrai sul davanzale di un'alta parete del suo castello, sognando battaglie a occhi aperti e osservando i prati cosparsi di fiori che si estendevano sotto le fortificazioni. Un movimento leggero e un bagliore catturarono la sua attenzione e not, stupefatto, che una processione si stava avvicinando al castello.
Affiancato da due servitori e da una coppia di levrieri eleganti, un re avanzava lungo il pendio. Viaggiava sotto un baldacchino di broccato di seta, e lui e il suo seguito erano ricoperti con tanto oro e gemme da apparire come un'unica statua scintillante.
Lo stupore di Scherfenberg fu per presto sostituito dalla rabbia, perch era un'offesa per un re straniero ostentare tanta magnificenza senza alcun preavviso. Il re prese la spada e lo scudo e si precipit alle porte del castello per chiedere spiegazioni.
Ancora una volta rest per sgomento quando attravers il fossato e raggiunse quei viaggiatori nobili. Brillavano tra l'erba e gli arbusti a un'altezza non superiore alla cintola di Scherfenberg, e il baldacchino in seta era ricoperto da un leggero strato giallo pallido dovuto al polline dei fiori pi alti.
Improvvisamente Scherfenberg realizz che quella splendida processione era una miniatura: il re e tutto il suo seguito erano nani.
Si avvicin cautamente alla truppa.
Quando il cavaliere reale tir le redini, Scherfenberg guard sotto il baldacchino dove le gemme brillavano. Vide un volto dai bei lineamenti, ma segnato da un'et incalcolabile. Due occhi scuri, saggi e attenti, lo fissavano. Poi il nano lo salut pronunciando il suo nome e con voce alta chiese a Scherfenberg di ascoltare il suo appello. Disse che non era un mostro, ma un signore come il mortale. Nonostante il suo dominio fosse sotterraneo, all'interno di montagne selvagge, egli lo governava con la stessa saggezza e giustizia del migliore dei sovrani mortali.
Ora per era scoppiata una guerra tra lui e un signore nano suo vicino, e aveva bisogno di aiuto. Il re nano aveva sentito parlare del coraggio di Scherfenberg in battaglia e della sua abilit con le armi, e cercava una garanzia di collaborazione.
Il signore mortale si alz in piedi, pronto ad acconsentire, poich nessun uomo coraggioso poteva rifiutare una richiesta cos garbata, ma il nano continu: "Se acconsenti a combattere per me, io ti far indossare una cintura che conferisce la forza di venti uomini, cosicch anche se il mio nemico dovesse inviare un gigante, tu non soccomberai. "E come prova della mia buona fede e dei miei poteri magici, ora ti regalo un anello che assicura ricchezza a colui che lo porta".
Scherfenberg fece un profondo inchino. Quando alz di nuovo gli occhi, un servitore gli porse un anello semplice in oro. "Non raccontare a nessuno della tua promessa, neppure a tua moglie" disse il re nano quando il mortale prese l'anello "ma ritorna in questo prato domani, armato e a cavallo, poich il mio impegno  pressante". Poi si volt, i suoi servitori sollevarono il baldacchino di seta sopra di lui, e il piccolo gruppo si incammin tra i fiori e le farfalle danzanti, fino alla sommit della montagna, infine scomparvero.
Quella notte i movimenti di Scherfenberg tradirono per i suoi piani. Ordin al suo scudiero di lucidare la corazza ed eliminare la ruggine dalla spada; ordin agli stallieri di preparare il suo cavallo per la mattina, e mand a chiamare il sacerdote per la confessione. Durante la cena rimase in silenzio e immerso nei suoi pensieri in previsione del combattimento del giorno successivo.
Sua moglie not tutto. Mand i cortigiani a costringere il sacerdote a rivelare la confessione del marito. Quando seppe della sua intenzione di combattere per un signore nano, ebbe paura che egli dovesse scontrarsi con la magia contro la quale la sua forza e il suo valore sarebbero stati inutili. Lei lo supplic. Alla fine il marito decise di rompere la sua promessa.
Provava per vergogna, e per molti mesi non si allontan dal castello per visitare il suo regno. Infine, quando attravers il fossato e raggiunse le sue terre, l'inverno aveva spolverato con la prima neve i prati e i pini. Girovag per ore senza meta, confuso e solo con i suoi pensieri cupi, nel silenzio che lo circondava. Poi sent il ticchettio di zoccoli piccoli. Il re nano lo raggiunse.
Il mortale si gir, impaurito ma arrogante, per guardare il volto stanco e segnato che appariva tra le gemme e l'oro. Bench il nano non fosse pi alto della staffa di Scherfenberg e dovesse inclinare all'indietro la testa incoronata per guardare l'uomo in faccia, aveva il volto segnato da una espressione dura di disprezzo. "Wilhelm" disse "tu mi hai ingannato e tradito. Riprenderei l'anello magico che ti ho dato, ma tu mi potresti battere in una gara di forza. Tuttavia nella magia io sono superiore e ti condanno a essere sconfitto in battaglia. Non meriti un destino migliore". Dopo aver pronunciato queste parole severe, si volt e, spronando il cavallo, sal lungo il pendio della montagna, provocando una caduta di massi. Lass la luminosit spar: il nano era scomparso.
Da quel momento Scherfenberg pass da una sconfitta a un'altra ancor pi vergognosa, ma i suoi nemici non riuscirono mai a impadronirsi n del castello n dei terreni, perch i beni erano protetti dall'anello del re nano. Infine mor in battaglia, colpito dalla lancia di un nemico. Solo la morte poteva liberarlo dalle spire della maledizione del nano.
Venerare o proteggere la ricchezza con un piccolo cerchio d'oro, condannare un uomo alla sconfitta perenne: queste erano le magie che impressionavano maggiormente i mortali. Tuttavia, nonostante il suo potere, il re nano rappresentava una razza minuscola. Come popolo i nani erano stati superati dai nuovi umani, figli della terra, e avevano perso la capacit di partecipare alle lotte cosmiche contro le forze del caos, come avevano fatto nei tempi passati. Ora vivevano vicino alla terra, trasformando la loro abilit di maghi in destrezza umana e conducendo, in gran parte, una vita anonima e laboriosa come quella dei contadini mortali, di cui rispecchiavano le abitudini. Alcuni di loro risplendevano per ancora di antica gloria e superavano in grazia e splendore perfino i loro antenati abitatori delle rocce. Questi erano i re nani che dominavano territori sotterranei colmi di tesori.
Le terre dei nani, simili a gioielli, non venivano mai citate dai cronachisti, ed erano ignote a gran parte dell'umanit.
Talvolta per gli avventurieri, cavalieri d'alto rango, le scoprivano.
Questi racconti erano volti a divertire piuttosto che a rivelare la verit: per questo motivo accoppiavano esagerazioni grottesche a messaggi moraleggianti e l'immagine del regno dei nani risultava offuscata da credenze errate.
Eppure dai racconti emergono caratteristiche particolari. Spesso, per esempio, le spedizioni e i trionfi degli eroi umani dipendevano dai poteri magici dei nani. Cos come in passato avevano aiutato gli dei nelle battaglie contro le forze che minacciavano il creato, ora i discendenti reali dei nani fornivano ai mortali incantesimi e armi insolitamente efficaci. Ci accadde a Sigfrido, il grande cacciatore di draghi: l'utilizzo di armi create dai nani contribu a rendere la sua vita ineguagliabilmente eroica.
La consacrazione formale come cavaliere aveva avuto luogo nei Paesi Bassi, alla corte di suo padre, dove il giovane principe si era inginocchiato per ricevere lo spadone e l'armatura, mentre i nobili raggruppati acclamavano e prosciugavano calici di vino. Le armi create dai mortali non erano per all'altezza del destino di quel giovane.
Con la spada nuova che penzolava dalla staffa, Siegfried era partito a cavallo verso la foresta e la brughiera di quella terra giovane in cerca di avventure. In un luogo ignoto alle cronache, alla sommit del sentiero boscoso che lui stava percorrendo, due nani vestiti da messaggeri scivolarono fuori dagli abeti scuri e lo chiamarono. Quando si avvicin, si inginocchiarono e implorarono il suo aiuto.
Erano i messaggeri dei nibelunghi, un popolo di nani il cui sovrano era morto, nella grotta, sede del loro regno, i due eredi litigavano per il tesoro del padre, cos immenso da riempire cento carri. Per porre termine a questa disputa, i sudditi cercavano un giudice imparziale, e promisero a Sigfrido una ricompensa generosa in cambio dei suoi servigi. Quando il giovane cavaliere acconsent, i messaggeri lo condussero fuori dal sentiero, attraverso la foresta ricca di muschio, in direzione di una roccia gigantesca. Una volta arrivati, una scia di nani usc da un crepaccio riversando a terra cestini di oro e di gemme. Me arrivavano in continuazione, e ammucchiavano il frutto di secoli infiniti di scavi e di lavoro, fino a creare una montagna di tesori, troppo luminosi da guardare. Erano a terra e raggiungevano la scogliera, come una marea crescente.
Quando, infine, la colonna di portatori diminu e si ferm, un gruppo di nani nobili, pallidi e tremanti, scivol dal crepaccio e si affianc a Sigfrido, che stava procedendo alla spartizione.
Questo lavoro dur tutto il giorno. Sigfrido cont, calcol e valut, ponendo controluce ogni gemma per giudicarne il valore, tutto sotto l'occhio vigile dei due principi nani vestiti di seta.
Con il passare delle ore cre due grandi mucchi di tesori, enormi e scintillanti. Poi, gettando l'ultimo ciondolo su uno dei mucchi per renderli perfettamente uguali, si volt verso i principi e chiese il suo compenso.
A malincuore ordinarono a un gruppo di servitori di entrare nella caverna.
Quando ritornarono, portavano sulle spalle una spada talmente flessibile che, con il ritmo della loro andatura, ondeggiava come il grano mosso dal vento. La lama era comunque ben pi tagliente di quanto avrebbero potuto fare i mortali. Il nome della spada era Balmung, come dissero i principi nani.
La spada diede prova del suo valore proprio sulla pelle dei nibelunghi.
Secondo una diceria diffusasi tra i nani presenti, Sigfrido si era impossessato indebitamente di parte del tesoro, e la diceria si ingigant fino a reclamare il sangue dell'eroe. I principi si unirono alla richiesta, e ben presto un gruppo di nani coraggiosi, in armature di ferro che li rendevano simili a scarafaggi, usc a grandi passi dalla grotta per lottare contro il mortale. Circondarono Sigfrido e sferrarono colpi violenti, ma la loro forza collettiva non uguagliava quella di Balmung.
Sigfrido abbatteva qualsiasi guerriero capitasse nel suo raggio d'azione. Allora i nani, vedendo come stavano andando le cose, fecero ricorso a incantesimi. Una densa foschia ricopr il campo di battaglia, nascondendo i nani valorosi mentre attaccavano il mortale. Egli uccise tutte le figure nebulose che tentavano di colpirlo. Poi i nani evocarono una grande tempesta; raffiche di vento fecero perdere l'equilibrio a Sigfrido, bagliori di luce lo accecarono e i fragori del tuono lo assordarono. Tuttavia egli resistette a ogni assalto della tempesta e continu a uccidere i guerrieri nani uno alla volta, tranne l'ultimo, che fece roteare una cappa scura attorno alle spalle e scomparve nel nulla proprio quando l'eroe stava per ucciderlo.
Invisibile, il nano combatt Sigfrido a colpi di spada in ogni direzione. Quando l'eroe, colpendo selvaggiamente nel vuoto, sent la sua lama penetrare in un'armatura e nella carne invisibile, il guerriero nano gravemente ferito e implorante la grazia ritorn a essere visibile. Avvolse attorno all'eroe il mantello magico e accett di servirlo come custode del tesoro dei Nibelunghi, che ora apparteneva a Sigfrido in quanto bottino di guerra. L'eroe condann a morte i principi avidi; continu poi il viaggio con la spada e la cappa donategli dai nani, pronto per un'importante chiamata.
Racconti di questo genere dimostravano come i nani non avessero perso alcuna delle loro abilit di maghi. Inoltre, la perfidia dei principi nibelunghi e la risposta di Sigfrido a essi, ricordavano i tempi passati, quando nani scaltri e sleali venivano messi alla prova dal potere crudele degli di.
Il mondo era diventato pi ordinato dall'epoca in cui i nani avevano intrattenuto rapporti con gli dei. A quei tempi l'esistenza dei mortali era pi rude e brutale. Un mondo di nemici si nascondeva al di l dei confini segnati dai fuochi di bivacco, e la ferocia, non attenuata da nessuna virt a eccezione della lealt verso i parenti e i capi, era la qualit pi apprezzata in un guerriero. Con il passare dei secoli, per, il regno dei mortali era cambiato; le terre desolate, frequentate da allevatori di bestiame e da saccheggiatori, si erano trasformate in pascoli, campi arati e villaggi. La lealt e l'interdipendenza avevano unito i mortali in comunit sempre pi grandi: ville, domini feudali e monarchie. E la fede aveva unificato la popolazione nella pi grande comunit in assoluto, la Chiesa.
Questa struttura elaborata e ordinata era minacciata da conflitti proprio come in passato. Ora, per, le ostilit dovevano essere contenute e convogliate, e gli eccessi degli uomini in lotta regolati da nuove norme di condotta. Un guerriero era un cavaliere, e doveva affrontare situazioni un tempo sconosciute. Il valore era apprezzato come in passato, e al coraggio un cavaliere doveva aggiungere onore, piet verso il nemico sconfitto, decoro nell'abbigliamento e nei modi, e una cortesia assoluta verso le donne.
La maggior parte dei cavalieri non riusc a raggiungere questi ideali. La popolazione comune che abitava all'ombra della torre del signore locale e che veniva tiranneggiata dai cavalieri rozzi che lo proteggevano, non not mai molta cortesia. La sentiva per elogiare nelle canzoni dei trovatori nomadi. Queste canzoni non celebravano solo i mortali: secondo quanto raccontavano i trovatori, tra coloro che rispondevano a quell'ideale cavalleresco vi erano i re nani.
Quando, per esempio, i poeti descrivevano la corte di re Art, non raccontavano solo di cavalieri e dame eleganti, ma anche di re nani raffinati. Uno di questi era Bilis, che arriv a corte un giorno d'estate quando dalle torri alte di Camelot sventolavano le bandiere in onore delle nozze di sir Erec, cavaliere della Tavola Rotonda. Bilis governava una terra nota come Antipode. Aveva viaggiato via mare fino alla Britannia non per legami di parentela o per rendere omaggio, ma semplicemente per la stima che provava nei confronti di quel cavaliere giovane e virtuoso.
Altri signori avevano fatto grande sfoggio per l'occasione, e tende e padiglioni di colori sgargianti punteggiavano i prati soleggiati di Camelot. Un signore arriv a capo di una processione di un centinaio di cavalieri, tutti ricoperti da un'armatura d'argento, con vessilli che sventolavano dalle loro lance come uno stormo di uccelli luminosi. Un altro arriv con un seguito di cinquecento cortigiani e dame.
Nel corteo di un altro signore ancora, tutti portavano sulla mano protetta da un guanto un falco o uno sparviero, un astore o un'aquila, per intrattenere gli ospiti con la falconeria.
La cortesia dei cavalieri non era solo una questione di comportamento; nel cavaliere perfetto, la gentilezza di modi rifletteva virt implicite. E questo era altrettanto vero per i nani nobili di nascita. I poeti e i cronachisti parlavano di re nani o perfino di intere popolazioni di nani, la cui rettitudine faceva vergognare i peccatori mortali. Uno studioso gallese descrisse una trib di nani il cui valore, dichiar, non era tanto nei modi e nelle gesta compiute, quanto nei tratti distintivi. La fonte di queste informazioni era un sacerdote di nome Elidor, che aveva incontrato i nani anni prima, durante la sua giovinezza.
Era un ragazzo irrequieto e un giorno, per sfuggire all'ira del suo tutore, si nascose in una grotta lungo la riva ripida di un fiume. Per due giorni rimase seduto sullo strapiombo, affamato e infreddolito, a guardare la corrente che scivolava sotto i suoi piedi. Il terzo giorno, due piccole figure dall'aspetto distinto entrarono nella grotta.
Raccontarono al ragazzo disperato di una terra dove i giochi e le risate non finivano mai, ed egli non esit quando lo presero per mano e lo portarono fuori dalla grotta, lungo la riva fino a un crepaccio buio e profondo.
Lo condussero lungo un passaggio che odorava di terra umida, e poi in una zona cavernosa, n la luna n il sole illuminavano il cielo; la luce era plumbea, ma i villaggi in miniatura, ciascuno posto sotto una cupola, emettevano un'incandescenza simile alla luce.
Da questi villaggi gli abitanti giunsero in massa per osservare il ragazzo mortale. I loro volti erano curiosi e benevoli, e il ragazzo cap subito che questa era una societ saggia e spensierata. Inoltre, ogni angolo del regno sotterraneo sembrava essere stato toccato dalla bellezza e i villaggi erano caratterizzati da un'architettura splendida. L'occhio rimaneva incantato dal paesaggio dalle curve morbide e da un gioco di luce splendente. Le volte della grotta erano attraversate da uccelli dai colori accesi. E molti dei nani eleganti indossavano abiti di lino bianco.
Al di l dell'ingresso di una grotta del Galles si trovava un regno in miniatura, ignoto ai mortali finch due nani cortesi condussero un ragazzo di nome Elidor alla scoperta dei suoi tesori.
Elidor venne ospitato nel palazzo del re, e ben presto trov compagni di gioco fra i bambini della famiglia reale e dei artigiani, non pi grandi di fate e svolazzanti come rondini, essi danzavano e lanciavano in aria palle d'oro, mentre il ragazzo mortale cercava goffamente di prendere parte al gioco. Talvolta per si raggruppavano attorno a lui sul pavimento di marmo lucido e raccontavano dell'amore degli anziani per la verit e del disprezzo per la slealt dei mortali. Gli chiesero del mondo degli uomini e delle donne, e spalancarono gli occhi con orrore quando Elidor raccont loro della dieta dei mortali a base di carne, pesce e volatili, nella loro terra il latte e lo zafferano erano alla base dell'alimentazione.
Quando, ormai cresciuto, Elidor ricordava il suo soggiorno nel regno dei nani, piangeva al pensiero di non essere stato degno dei suoi ospiti.
Ecco ci che accadde.
Un giorno sent nostalgia di casa, e le guide che lo avevano condotto nel regno si offrirono di riportarlo dalla sua famiglia. Sua madre pianse quando lo rivide, e mentre egli le raccontava della bellezza del regno dei nani, lei divenne pensierosa. Gli disse che avrebbe potuto ritornare nella loro terra, a patto di farle visita di nuovo e di portarle una di quelle palle d'oro con cui giocavano i ragazzi. Una tale quantit di oro le avrebbe procurato ricchezza e felicit nel mondo dei mortali. Alle parole di sua madre, Elidor sent un brivido di avidit e promise di fare quello che lei desiderava.
Fece ritorno alla grotta umida, dove le sue guide lo attendevano. Questa volta, per, il soggiorno nel regno dei nani sarebbe stato breve. Mentre giocava con un piccolo principe, il ragazzo afferr una palla d'oro e fugg mentre il bambino nano lo osservava attonito e si gettava a terra piangendo.
Due servitori di palazzo rincorsero il ragazzo mentre fuggiva tra i boschi in direzione del passaggio, e i suoi passi risuonarono tormentosi mentre egli annaspava tra ombre poco amichevoli.
Giunto all'estremit si lanci verso la luce del sole, stringendo la palla al petto, si arrampic sulla sponda del fiume e, attraversando i boschi, si diresse verso il cottage di sua madre. Sulla porta di casa inciamp e la palla d'oro cadde a terra con un tonfo e si sbriciol. I nani, che lo avevano seguito, lo raggiunsero e uno di loro prese i frammenti tra le mani simili ad artigli. Gli lanciarono occhiate piene di disprezzo, poi scivolarono silenziosamente nell'erba alta del campo e scomparvero.
Elidor guardava, gi consumato dal rimorso. Durante le settimane successive, ritorn ogni giorno sulla riva del fiume alla ricerca del crepaccio fangoso, ma il passaggio verso la terra dei nani era stato chiuso per sempre.
Si raccontava che i re e i guerrieri di queste trib dignitose di nani vivessero secondo le regole dei signori mortali. L'emulazione non sempre genera per armonia.
La ricerca di onore e di gloria personali da parte dei cavalieri portava inevitabilmente allo scontro con altri simili. I racconti di scambi di cortesie e di visite pacifiche tra i cavalieri mortali e i nani nobili sono numerosi, ma ancor pi diffusi sono i resoconti di battaglie e scontri. E coloro che raccontavano questi conflitti mettevano in evidenza il fatto che i nani possedessero lo stesso coraggio del migliore dei loro avversari mortali.
Il singolo combattimento tra un eroe e un nano era molto diffuso; gli eroi mortali cercavano costantemente di mostrare il loro coraggio personale, e anche i nani gradivano prove di valore di questo tipo.
Una storia tirolese, per, ben nota tra i contadini della zona che parlavano tedesco e italiano, raccontava di un re nano che aveva combattuto contro i suoi vicini mortali su scala pi vasta. La posta in palio era quanto di pi ambito potesse esistere per un cavaliere coraggioso: l'amore per una donna.
Laurin, sovrano dei nani, era un guerriero poco promettente. Era solito far sfoggio della sua saggezza e delle sue virt pacifiche: governare e ricercare la bellezza. Il suo dominio comprendeva una catena montuosa conosciuta ora come Catinaccio, un nome molto appropriato: le montagne si protendono verso il cielo con punte di dolomite, quasi completamente prive di vegetazione. Durante il regno di Laurin, per, come per magia i pinnacoli custodivano un giardino. Un manto molto fitto di rosai ricopriva ogni vetta, illuminando le alture di boccioli rosa, gialli, salmone e cremisi intenso.
Durante le calde notti d'estate i contadini che abitavano nelle vallate di tanto in tanto guardavano verso l'alto, inebriati dal profumo che si diffondeva da quel giardino sospeso e tessevano le lodi del loro buon sovrano Laurin.
Laurin non aveva protetto il suo regno con mura, fossati o altre fortificazioni, ma solo con un filo di seta, appeso da un lato all'altro a un tronco della foresta che si estendeva alla base delle rupi. E governava i suoi sudditi con altrettanta sobriet.
Le vette erano vuote, e al loro interno, alto ed echeggiante, illuminato dalla luce creata dalle torce, riflessa e potenziata dall'oro e dalle gemme che rivestivano le pareti delle grotte, i sudditi di Laurin ballavano e festeggiavano sotto lo sguardo
benevolo del sovrano, sempre accompagnati dal suono melodioso di arpe e flauti.
Non vi era discordia nel regno di Laurin, n vi si svolgevano attivit faticose - solo l'impegno degli artigiani che filavano la seta e la lana morbida trasformandola in arazzi, o creavano tesori con gemme e metalli preziosi, e il lavoro sereno degli allevatori, che si avventuravano fuori dalle montagne verso le radure erbose della foresta per sfamare le loro greggi di capre e mandrie di mucche da latte.
I sudditi di Laurin vivevano in allegria e armonia, e un giorno il sovrano decise di completare la sua felicit cercando moglie. La sua condizione sociale gli proibiva di sposare una qualsiasi delle ragazze del regno, e gli altri sovrani suoi amici, che regnavano circondati dallo stesso splendore, non avevano nessuna figlia in et da marito.
Spesso, per, i pastori nani incontravano guide e abitanti mortali dei boschi, e tra quegli incontri era giunta notizia a Laurin di una principessa mortale di intelligenza e bellezza straordinarie. Il suo nome era Similde, e viveva nel lontano sud, in un regno di terra nera, di vigneti scuri e di villaggi dai tetti rossi.
Il re nano decise di sposarla, e invi suoi messaggeri in quel regno meridionale. Il piccolo gruppo, tre in tutto, part dalla fortezza nella montagna con regali in seta e oro, decorati di gemme luccicanti alla luce del sole. Il gruppo portava con s un cavallo carico di regali per il sovrano mortale, e mentre i viaggiatori si avventuravano verso sud tra foreste di pini e lungo ruscelli impetuosi, cantavano con voci possenti, accompagnate da flauti, l'amore del loro signore.
Molte settimane dopo, due dei messaggeri ritornarono, malridotti e abbattuti, e raccontarono la loro avventura. La guardia all'ingresso del palazzo del sovrano meridionale era un cavaliere rozzo di nome Vitege.
Con le braccia strette sopra la sua pancia prominente, aveva deriso i messaggeri che, solennemente fermi ai suoi piedi, avevano orgogliosamente riportato la richiesta del loro signore. Viet loro il passaggio e schern Laurin per la sua presunzione nel pensare che una principessa mortale potesse accettarlo.
Alla fine, per, altre guardie, impressionate dalla condotta cortese dei messaggeri nani, costrinsero Vitege a farsi da parte. Nella sala del trono, comunque, la situazione non miglior; la principessa, che ascoltava di nascosto la richiesta al sovrano, era terrificata all'idea di sposare
un re di un altro mondo e di abitare in una terra lontana e straniera. Si gett ai piedi del padre, piangendo, e i messaggeri furono accompagnati velocemente alla porta.
Felice per il fallimento della richiesta di re Laurin, Vitege importun i messaggeri all'uscita da palazzo, ed essi con compostezza lo biasimarono per la sua scortesia. Infuriato li insegu lungo il sentiero polveroso, intralciando il loro cammino e bloccandoli tutti e tre contro il suo petto con il braccio possente. Con un'espressione di esultanza, Vitege prese la spada e tagli la testa a un nano, poi rub il tesoro agli altri due e li mand per la loro strada con un calcio e un sogghigno. Quando Laurin sent il racconto dei suoi messaggeri, divenne rabbiosamente silenzioso, ma non si consider sconfitto. Fu lui stesso questa volta a intraprendere il lungo viaggio verso la corte del sud, e non portava regali o richieste di supplica, ma un mantello magico che rendeva invisibile tutto ci che avvolgeva.
Laurin non arranc lungo il sentiero tortuoso che avevano
percorso i suoi messaggeri; la sua pazienza era limitata. Si mise in piedi davanti ai cancelli del suo regno e inton formule magiche. La sua figura divent lattea e trasparente. Poi spar, lasciando il posto a un ciuffo di pappo del cardo che si spostava lentamente sul terreno.
All'improvviso una raffica di vento lo travolse e Laurin tvenne trasportato fuori dal suo regno montuoso, verso il cielo azzurro che con il suo arco ricopriva la pianura meridionale.
Scese lentamente verso le vette del palazzo che ospitava Similde, civol nell'ombra del giardino dalle mura alte e atterr sotto un tiglio.
Poi Laurin riprese le sue sembianze e contemporaneamente si copr con il mantello magico, cosicch il suo arrivo fu segnalato solo da una lieve brezza. Si guard attorno in giardino e il suo cuore si contrasse per l'emozione quando vide Similde che passeggiava con un mazzo di fiori tra le mani affusolate e con passo cos leggero da non schiacciare nemmeno i fili d'erba. La fama non aveva ingigantito la bellezza della principessa. Il re nano rimase per un attimo in contemplazione dell'alta fanciulla mortale prima di mettere in atto il suo piano.
Quando Similde pass accanto al tiglio, Laurin invoc la formula magica pi efficace che conosceva. Similde sent gli arti diventare leggeri e tremanti e al primo soffio di vento cominci a vacillare. Poi svenne. Laurin osserv con soddisfazione la trasformazione di Similde in un pappo del cardo. Egli la afferr e si trasform anch'esso. Aggrovigliati come in una matassa, invoc il vento, che li sospinse in cielo dove vennero trasportati dalla brezza verso il regno di Laurin.
Cos, per sette anni Similde visse insieme ai nani, regnando a fianco del sovrano. All'inizio era stata una regina riluttante: si struggeva per la sua famiglia, per il suo regno soleggiato e per i cavalieri focosi che l'avevano corteggiata. Ogni giorno che passava, per, la memoria di casa svaniva e re Laurin, sempre gentile e cortese, riusc a conquistare un posto nel suo cuore.
La sua famiglia, comunque, era afflitta e non aveva mai smesso di cercarla. Un giorno un artigiano buss alle porte del palazzo, offrendo notizie di Similde in cambio di una ricompensa. Nelle foreste profonde che ricoprivano le cime lontane, l'uomo aveva incontrato un nano che si vantava della bella principessa mortale che il suo sovrano aveva preso in moglie. Quella principessa poteva essere solo Similde.
Suo fratello organizz immediatamente un piano per salvarla. Chiam a raccolta i cavalieri di palazzo e invi i messaggeri a chiedere aiuto a due grandi eroi dell'epoca: Teodorico da Verona, un uccisore di draghi, e un guerriero vecchio e saggio di nome Ildebrando.
Con il sole che batteva sull'armatura e gli stendardi immobili nell'aria ferma, il gruppo si diresse, attraverso la pianura, verso il contorno seghettato delle montagne che proteggevano l'orizzonte. Il terreno diventava pi ripido e gli uomini serpeggiavano nelle gole profonde formando una scia di armature d'argento.
Quando le vette diventarono pi alte e si avvicinarono, e i falchi circondarono le cime altissime illuminate dal sole, i cavalieri iniziarono a perdere le speranze. Ildebrando, che ricordava i vecchi racconti nei quali i regni dei re nani erano sempre tanto remoti quanto gloriosi, li spron per a continuare.
Alla fine una regione montuosa con foreste e prati sostitu le vette. Un dolce profumo di rose aleggi sul gruppo di cavalieri che si fermarono a contemplare lo spettacolo di fronte a loro:
una fila di picchi come torce fiammeggianti, che si innalzavano verso il cielo dai pini scuri, incoronati da un velo luminoso di fiori.
Con un grido di gioia gli uomini si precipitarono nella foresta. Mentre i cavalieri si addentravano tra i pini, il profumo di rosa diventava sempre pi intenso; i rosai luccicavano nel sottobosco ombroso, tutti in piena fioritura. I cavalieri giunsero a una radura dove la loro strada fu sbarrata da un unico filo di seta, che luccicava come una ragnatela illuminata dal sole. Al di l si estendeva una nuvola di rose, che diventava sempre pi ripida fino a creare una sorta di vetta ricoperta da fiori.
La sete di lotta dei cavalieri si spense quando videro tutto ci. Nessuno desiderava danneggiare il regno, eccetto Vitege, che malediceva la vanit e la presunzione del bel giardino di Laurin. Prese la spada, tagli il filo e si precipit violentemente dentro i rosai, tagliandoli finch la sua arma fu ricoperta di linfa.
A un tratto si ud un rumore, e il gruppo si volt verso il pendio da cui proveniva un piccolo cavaliere che stava percorrendo un vialetto fiancheggiato da fiori. L'eleganza indicava senza ombra di dubbio che si trattava di Laurin: indossava una corazza e schiniere in oro battuto, e il resto del suo corpo era ricoperto da una maglia d'oro cos sottile e flessibile da sembrare la sua stessa pelle.
Impugnava uno scudo luccicante di gemme e cavalcava un destriero piccolo e veloce come un cerbiatto. Quando si arrest di fronte a colui che aveva distrutto il suo giardino, le allodole e gli usignoli di pietre preziose scolpiti sul suo elmo presero vita magicamente, ed emisero suoni flautati e trilli. Re Laurin smont da cavallo e sguain la spada.
Fu Vitege a sferrare il primo colpo, ma la sua spada venne deviata dallo scudo di Laurin senza causare danni. Poi il nano si oppose alla forza di un gruppo di cavalieri maneggiando la spada in modo cos energico che Vitege si ritrov a terra, sanguinante, tra gli spineti.
Teodorico avanz per vendicare il compagno d'armi, ma il risultato non fu migliore. I colpi tonanti risuonarono impotenti contro l'armatura del nano, che rispose cos crudelmente da ferire in profondit Teodorico, la cui armatura si imporpor di sangue.
Barcollando per il dolore e la fatica, Teodorico era sul punto di chiedere piet quando Ildebrando, che aveva osservato tutto da vicino, dichiar che il nano era forte e impenetrabile grazie alla magia. Aveva notato, infatti, che il nano indossava una cintura decorata e riteneva che quella fosse la fonte della forza soprannaturale di Laurin. "Colpiscilo con una pioggia di colpi finch non vacilla" grid il vecchio guerriero a Teodorico "poi strappagli la cintura e lui sar in tuo potere".
Cos accadde. Dopo aver strappato la cintura al nano, i colpi di spada di re Laurin risultarono innocui, ed egli combatt con la furia inutile di un bambino arrabbiato. Ben presto il nano depose la sua arma senza speranza. Abbass la visiera, cadde in ginocchio e chiese umilmente piet a Teodorico.
Le frasi del nano erano cos garbate e la sua espressione sotto l'elmetto cos delicata che Teodorico fu indotto ad
aiutare il suo nemico ad alzarsi in piedi e a stringergli la mano con fervore. Egli si offr anche di giurare pace e fraternit al piccolo re, il quale accett con gioia. Dai compagni che osservavano la scena, allora, si alz la voce del fratello di Similde, che chiedeva notizie della principessa.
 Il re nano sorrise, felice di rispondere. "La regina Similde  felice e raggiante come sempre. Vive con me nella montagna che si innalza di fronte a voi, e io vi invito tutti nel mio regno per constatare di persona la verit delle mie parole e per celebrare la nostra nuova fratellanza". Poi Laurin mont a cavallo e condusse la processione di cavalieri mortali lungo i vialetti fiancheggiati da rose, fino a una gigantesca scogliera.
Una corda di pelle penzolava dalla roccia, e Laurin la tir facendo risuonare una campana. Da un crepaccio si ud lo stridere di cardini. Laurin fece procedere i cavalieri attraverso le porte alte di ferro, spalancate da un gruppo di nani. Al di l dei cancelli si trovava un mondo di luce, dove tutto era gioia e festa.
Sopra un palco luccicante sedeva la regina Similde, sorridente e felice, con un seguito di nani attorno ai piedi. Affascinati, i cavalieri mortali si unirono alla folla.
Quella era l'atmosfera felice che caratterizzava le relazioni tra Laurin e i mortali. Gli eventi tristi che seguirono sono ancora oggetto di discussione. Alcuni sostengono che Laurin stesse pensando al tradimento quando invit i cavalieri a entrare nella montagna, e che avesse deciso di stregarli e ucciderli; ma Similde sarebbe riuscita a consegnare a Teodorico le formule magiche per contrastare gli incantesimi dei nani, permettendo cos ai mortali di avere la meglio. Il carattere nobile di Laurin rende per inverosimile questa versione.
Un'altra interpretazione dell'episodio risulta pi attendibile. Vitege, non riconciliatosi con Laurin e infastidito dalla sua ospitalit, litig con alcuni nani
durante la festa. Gli altri cavalieri, sentita l'agitazione, sospettarono il tradimento e attaccarono i nani. La battaglia inizi e si svilupp come un'onda, e alla fine i nani vennero sopraffatti e trucidati. Similde, addolorata, fu fatta allontanare da suo fratello, e Laurin venne portato via in catene.
Nel palazzo del sovrano meridionale Vitege era il carceriere di Laurin, e questo cavaliere rozzo umili ulteriormente il nano costringendolo a ballare, con un guinzaglio e un collare, sopra una botte, mentre coloro che lo avevano catturato si sbellicavano dalle risa. Il sovrano era talmente depresso che le sue formule magiche non avevano pi alcun effetto, e riusc a liberarsi solo grazie alla fortuna. Una notte la sua guardia si appisol dopo una partita a carte e una birra. Laurin si avvicin al fuoco, bruci i suoi ceppi di cuoio e fugg verso le montagne del suo regno.
Quando raggiunse le vette che circondavano le sue terre, il suo cuore ebbe un sussulto alla vista del giardino di rose nella mezza luce dell'alba, poi si rattrist pensando che quella bellezza era stata una specie di faro per gli invasori.
Addolorato, ordin che i fiori non mostrassero pi i loro colori durante il giorno e non emanassero pi profumo durante la notte. Entrando nel suo nobile palazzo, scopr che i sudditi rimasti erano ancora fedeli; col tempo il re nano avrebbe ricreato il suo regno sotterraneo riportandolo al suo antico splendore. Sui pendii alti,
intanto, i petali appassivano e si arricciavano. I colori brillanti sbiadivano fino a diventare marroni, e gli spineti morivano lasciando una rete secca di radici e gambi. Ben presto il vento e la decomposizione resero le vette brulle e inospitali.
I contadini che raccontavano la storia sostenevano che il giardino di Laurin non era scomparso tutto in una volta. La sua bellezza era sfiorita lentamente, giorno dopo giorno. La maledizione di Laurin, infatti, non colpiva durante le ore dell'alba e del tramonto, quando le vette continuavano a risplendere di colori. Alcuni chiamavano questa visione "riverbero alpino", ma altri, pi attenti agli incantesimi, vedevano in quel colore l'ultima traccia del giardino senza eguali di Laurin.
La sconfitta di Laurin per mano dei mortali era uno degli aspetti tipici del destino dei nani nobili. L'onore e i poteri magici non erano sufficienti a proteggere i nani cavalieri contro il vigore fisico caratteristico della razza pi giovane. Le glorie effimere dei nani potevano sopravvivere solo quando rimanevano nascoste alla vista dei mortali, come testimonia il racconto di Laurin. Tuttavia, in quell'epoca di discordie e cambiamenti talvolta si creavano legami duraturi tra i nani e i mortali di sangue blu, e da queste alleanze potevano risultare grandi gesta.
Un legame di questo tipo si cre tra Otnit, sovrano di Lombardia, e un nano di nome Alberico. Un racconto tedesco narra che Otnit desiderava una moglie e chiam a raccolta i suoi consiglieri per decidere la questione. Non trovarono nessuna fanciulla degna di condividere il
letto del giovane nobile, eccetto una principessa pagana, una bellezza dai capelli neri corvini, che abitava al di l del mare, in Siria. La sua conquista sarebbe risultata lunga e pericolosa, poich il padre, un sultano, non avrebbe accettato di buon grado un corteggiatore cristiano.
La madre di Otnit lo supplic di non rischiare. Quando per vide che il figlio era ben determinato, fece ricorso alle sue conoscenze di magia per consigliarlo. Gli disse di dirigersi a sud, seguendo la strada per Roma, fino a una sorgente che sprigionava da un masso posto accanto a un tiglio, un albero spesso utilizzato come punto di ritrovo per esseri soprannaturali. In quel punto, disse la donna, Otnit avrebbe incontrato un aiutante magico grazie al quale avrebbe trionfato.
Cavalc verso sud attraverso prati e villaggi addormentati, finch la scena che sua madre gli aveva descritto non apparve sul ciglio della strada: roccia, sorgente, albero e, sotto l'albero, una meraviglia. Sulla torba sedeva una piccola figura dai lineamenti pallidi e delicati lasciati dal sonno, ricoperta di oro e gioielli luccicanti.
Otnit prov piet per la piccola figura, apparentemente un bambino rifiutato dalla madre, e si ferm per prenderlo tra le braccia. Proprio allora gli occhi si aprirono, e Otnit indietreggi vedendo quello sguardo vecchio, saggio e assolutamente sereno. Il re nano - un essere simile non poteva avere un'altra identit - si alz in piedi e giur di punire il mortale per la sua impertinenza. Un istante dopo Otnit si ritrov impegnato in una battaglia campale con l'avversario piccolo, che si lanciava e volteggiava come una libellula, maneggiando una spada non pi grande di un ago da calza. Eppure i suoi colpi erano magicamente pesanti e Otnit, che si stava indebolendo, finalmente riusc a sopraffare il cavaliere pigmeo e a spingere la lama della spada contro la gola del nano.
Il nano dichiar che non avrebbe risposto ad alcuna domanda se minacciato; ma quando Otnit inguaino la spada, il nemico si alz e disse di chiamarsi Alberico, sovrano di un regno di nani vasto e nascosto. Come riscatto per la sua vita, Alberico avrebbe dato a Otnit una spada e un'armatura magiche. E se Otnit lo avesse accettato come compagno d'armi, gli avrebbe offerto anche di pi. Il nano sapeva della richiesta di Otnit alla fanciulla pagana, e si offr di dargli l'aiuto che gli avrebbe assicurato il successo.
Finito il discorso, il nano strinse le mani al mortale attonito, poi spar nelle ombre alla base della roccia e ritorn con il riscatto. Pose le armi ai piedi di Otnit, promise di ritornare quando Otnit avrebbe avuto bisogno di lui e si dissolse nell'aria, con le sue gemme che lasciarono, per un attimo, una scia luminosa e danzante nell'aria fragrante, prima di sparire anch'esse completamente.
Nella settimana successiva, densa di avvenimenti, Otnit ' non vide pi il suo aiutante magico. Radun un esercito, marci verso Messina, in Sicilia, e l si imbarc con i suoi uomini verso terre nemiche a oriente. Quando per la spedizione si avvicin al porto del sultano, scopr che era fortificato. Otnit disper di riuscire a superare le difese. Poi una voce sottile filtr dall'alto del pennone della nave ammiraglia.
Era Alberico, che si era appollaiato lass fin dal momento in cui la flotta era salpata. Ancora invisibile, Alberico scivol dal pennone; prese, forma a fianco di Otnit e gli diede un sasso sgargiante da porre sotto la lingua. Gli avrebbe dato il dono di parlare tutte le lingue, disse il nano, e con questo aiuto avrebbe potuto impersonare un mercante siriano e ottenere libero accesso al porto.
Una volta sbarcati, si diressero verso la capitale del sultano attraverso le pianure e Alberico si impegn ad aiutare Otnit con un'alacrit tale da offuscare la volont tenace del sovrano stesso.
Diventato di nuovo invisibile, il nano entr di soppiatto nella sala del trono del sultano e, ad alta voce, present la richiesta di Otnit: quando il sultano rispose con rabbia, dichiarando che avrebbe preferito perdere il suo regno piuttosto che dare sua figlia in sposa a un cristiano, il nano agile salt in grembo al signore anziano e gli strapp manciate di barba brizzolata, mentre questi urlava a squarciagola e cercava a tentoni il suo assalitore. Poi, sogghignando e spargendo brandelli di barba, Alberico lasci la sala del trono e fugg lungo le mura, lanciando le balestre e le catapulte che erano state poste nel fossato a difesa del castello. Finalmente incontr la principessa, che osservava impaurita l'esercito del padre che si apprestava a combattere. Ancora invisibile, il nano le raccont del grande re proveniente da una terra lontana, che ardeva d'amore per lei e che era pronto a rischiare perfino la morte per conquistarla. Lui le pose una mano gentile sulla spalla e attir la sua attenzione a occidente, dove un esercito stava spuntando da una breccia nella collina. Al suo comando, con un'armatura dorata, i capelli scuri e la lancia innalzata, c'era Otnit. Lo sguardo della principessa si addolc quando vide l'eroe che veniva in cerca del suo amore. Allora Alberico cap che la vittoria pi grande era stata ottenuta.
L'esercito del sultano fu sconfitto e Alberico, con parole caute, ricord a Otnit e ai suoi comandanti il loro dovere cavalleresco di mostrarsi pietosi con i nemici. Il sultano venne risparmiato, e la principessa pagana spos felicemente il conquistatore. Dopo settimane faticose in mare e sulla terraferma, percorrendo i sentieri polverosi dell'Italia, Otnit e sua moglie raggiunsero le colline della Lombardia per festeggiare e rallegrarsi.
Il nano caritatevole, rimasto cos a lungo invisibile, prese forma ancora un'ultima volta per unirsi alla gioia di cui era artefice. Al culmine della festa, una luce color cremisi apparve al centro della stanza. Quando tutti furono in silenzio, il punto di colore si cristallizz in un rubino e attorno al rubino si materializz una corona, di cui la gemma era la parte centrale. Infine, sotto la corona, apparve il nano che ridendo benevolmente, pass in mezzo agli ospiti, pizzicando una melodia dolce su un'arpa d'oro.
Continuando a suonare, si ferm al tavolo di Otnit e della sua regina e don al sovrano un sacco pieno di gioielli, una ricompensa per le famiglie che avevano perso i loro padri e i loro mariti in battaglia. Poi pizzic un'ultima corda, e quando gli ospiti si risvegliarono dall'incantesimo del suono, Alberico, il brillante nano nobile, era scomparso.

LA COSTOSA PROMESSA DI RE HERLA.

La razza dei nani era vecchia quanto il tempo; le loro leggi erano diverse da quelle degli umani, e i loro regni in miniatura nascondevano pericoli per i mortali che non conoscevano le loro consuetudini. Cos fu per Herla, re dei Britanni, che aveva concluso un affare con un nano, e che pag cara la sua audacia. La sua avventura ebbe inizio con una caccia al cinghiale.
La giornata era afosa. Il sole aveva prostrato sia i cani che gli uomini, e nel pomeriggio Herla aveva abbandonato i suoi compagni per godersi l'ombra di un boschetto. Si sdrai sull'erba e pens al vino fresco.
non appena ebbe formulato questo pensiero, il sovrano ud un fruscio nel sottobosco. Un attimo dopo tra le foglie apparve una capra. A cavalcioni dell'animale stava una figura dal viso rubicondo e dalla barba lunga, non pi alta del ginocchio di Herla. Una pelle di cerbiatto adornava le spalle del nano e un cerchietto reale in oro incorniciava la sua fronte, ma la pancia e le gambe erano ricoperte solo da un pelo fitto, e i suoi piedi erano a forma di zoccolo. In una mano stringeva un calice di bronzo lucido, imperlato di gocce d'acqua.
"Per la sua sete, signore" disse il nano con un sorriso, mentre offriva da bere. Re Herla esit: chi sa cosa pu fare il vino di un altro mondo? Poi, scrollando le spalle, prese il calice.
Il re nano osserv in silenzio mentre Herla
scolava il bicchiere. Poi la piccola creatura parl ancora al mortale con la sua voce acuta: "Ora siamo amici, sire. Stringiamo un patto di cortesia. Io verr al tuo matrimonio quando esso avverr, e tu, a tua volta, verrai al mio". Herla accett quello strano fatto.
Il mortale e il nano si incontrarono ancora una volta.
Nel giro di un anno Herla prese moglie, e il nano come aveva promesso, fece la sua apparizione alla festa. L'uomo in miniatura marci nel palazzo di Herla, a capo di un gruppo di sudditi non pi alti di lui. I nani suonavano piccoli flauti mentre procedevano tra i cortigiani, e sulle loro spalle portavano fardelli preziosi, regali in oro per Herla e la moglie. I doni vennero presentati al re mortale con grande cortesia e, contemporaneamente, vennero pronunciate queste parole: "Ricorda il nostro patto, re Herla, e vieni da me quando mi sposo".
Herla ricevette l'invito un anno dopo. Con un gruppo di cavalieri cavalc fino ai confini estremi del suo regno, dove pochi uomini osavano avventurarsi. Il sentiero che percorsero attraversava foreste buie e antiche e terminava sulla superficie piatta di una scogliera di calcare. Il gruppo dei mortali si ferm sconcertato. Nella roccia si spalanc per una crepa, si allarg e una porta lentamente si apr. Al di l di essa un tunnel conduceva all'interno della terra. Con trepidazione il sovrano e i suoi compagni lo percorsero, scendendo sempre pi in basso nell'oscurit, finch giunsero di fronte a grandi caverne, le cui pareti cosparse di gioielli brillavano tra il bagliore di migliaia di lanterne. Era il regno dei nani, illuminato dalla luce creata per il matrimonio del sovrano.
Ricambiando generosamente la munificenza, Herla offr al re nano e alla sua nuova regina ricchi regali, e si un alla loro festa di nozze. Dopo il terzo giorno di festeggiamenti, Herla si prepar a ritornare alle sue terre, riunendo i suoi compagni per partire verso l'altro mondo. L'addio fu malinconico e il nano pose nelle braccia di Herla un piccolo cane da caccia.
"Non sarai pi al sicuro nel tuo mondo" disse il nano. "Se devi partire, ascolta bene le mie parole: non permettere mai a nessun uomo di smontare da cavallo prima che questo cane sia balzato a terra".
Alle porte del regno i cavalli attendevano i compagni di Herla. Gli animali erano belli e bardati sontuosamente, ma non erano i loro cavalli. Questa era una sorpresa, e gli uomini parlottarono tra loro.
A un cenno del sovrano, comunque, essi montarono pecore grasse. Dietro agli uomini, la porta dei nani si chiuse e scomparve; il calcare si present di nuovo liscio e senza segni. Sul sentiero di fronte a loro un pastore anziano li guardava a bocca aperta. Herla ordin e cavalcarono fuori dalla caverna.
Improvvisamente si fermarono. Erano in una terra strana. Dietro agli uomini, la porta dei nani si chiuse e scomparve; il calcare si present di nuovo liscio e senza segni. Sul sentiero di fronte a loro un pastore anziano li guardava. Herla ordin di star calmi e si rivolse al vecchio. Il pastore si limit per a osservare e a scuotere la testa; non proffer parola finch Herla non pronunci il nome della regina. Allora la risposta giunse, con sillabe pesantemente accentate.
"S" disse il pastore "ricordo il nome di quella signora. Era una sovrana britannica che mor di dolore quando il suo signore scomparve. Questo accadde per secoli fa, in tempi passati, prima che noi Sassoni conquistassimo questa terra".
Con un grido di terrore, uno degli uomini di Herla salt a terra. Istantaneamente, cominciando dai piedi, si disintegr in una nuvola di particelle sottili, un uomo vivo e intero trasformato in polvere in un baleno.
In questo modo re Herla aveva scoperto il
prezzo del suo affare sconsiderato. Si era
trattenuto troppo a lungo nell'altro mondo, dove il tempo scorreva in modo diverso da quello dei mortali: nel palazzo del re nano, ogni giorno aveva la durata di cento anni. Ora Herla era un fantasma nel suo mondo, condannato a cavalcare per sempre - o a scomparire nella polvere in cui si sarebbe trasformato - finch il cane nano non fosse balzato a terra. Per molti secoli Herla e i suoi cavalieri frequentarono la campagna inglese, una banda di ombre senza pace appartenute a un'epoca ormai scomparsa.


Capitolo tre.
UNA RAZZA IN RITIRATA.

Nel crepuscolo di una giornata estiva di molti secoli fa, un contadino danese apr il cancello di un recinto di canne e osserv la sua nuova casa. La fattoria era vuota da molto tempo e il giardino davanti al cottage era pieno di fiori selvatici. Qua e l lo strato di paglia che ricopriva il tetto lasciava intravedere le travi, e la porta della stalla penzolava da cardini arrugginiti. Il nuovo inquilino vi era giunto seguendo gli ordini del signore della zona. Gli inquilini precedenti non avevano procurato profitti al proprietario; le malattie avevano decimato il bestiame e la siccit aveva appassito i raccolti.
Il nuovo arrivato era a conoscenza dell'eredit disastrosa, e osservava con tristezza gli edifici decadenti. "Bene, buona sera fattoria" disse alla fine, picchiando sui fianchi del cavallo per fargli superare il cancello. In quel momento una voce, atona come quella di un rospo, lo imit. "Buona sera" disse la voce proveniente da un prato vicino alla stalla. Il contadino si ferm di nuovo, attento e con le orecchie ben aperte, ma da quel campo proveniva solo lo stridio di un grillo. Egli
scroll le spalle e poi aggiunse: "Chiunque tu sia, vieni al cottage a natale e fatti riconoscere".
L'inquilino si dimentic ben presto di quel saluto misterioso, poich aveva molto da fare. Sistem le pareti e ricopr il tetto di paglia, fece una scorta di fieno per l'inverno e condusse gli animali verso nuovi pascoli e poi chiam sua moglie e i figli. Una delle mucche non produsse pi latte dopo che egli ebbe sistemato il bestiame nella stalla, come se la sfortuna della fattoria continuasse. C'era per carne salata sufficiente per l'inverno, e alla vigilia di Natale, quando la luce delle candele risplendeva attraverso i vetri delle finestre ricoperte di brina e la famiglia festeggiava con l'oca e la birra, il vicino invisibile arriv.
La porta si spalanc ed entrarono una ventata gelida, un mulinello di fiocchi di neve e, come una foglia secca trasportata dal vento, un nano raggiante. Quando il visitatore chiuse la porta, i bambini rimasero a bocca aperta e la madre url, ma il contadino si alz per salutare il piccolo uomo.
Era lucido e nodoso come un'escrescenza di quercia, il suo viso largo era incorniciato da una barba bianca e indossava abiti invernali imbottiti di
colore grigio e un berretto rosso. Quando augur alla famiglia la pi bella delle feste, il contadino riconobbe la voce che lo aveva gentilmente salutato l'estate precedente.
Gli offr una sedia e una porzione di oca e il nano pos il cibo sulle ginocchia e mastic rumorosamente, mentre i bambini guardavano a occhi spalancati. Dopo aver terminato scese dalla sedia e si inchin profondamente. "E ora mi devi permettere di ricambiare il favore" disse. "Vieni nella stalla alla vigilia di Capodanno e ci incontreremo". Poi spar, scivolando nell'oscurit della notte.
Il contadino esitava ad accettare l'invito di quell'essere soprannaturale, ma temeva di offenderlo. Alla vigilia di Capodanno si fece strada faticosamente tra i mucchi di neve e raggiunse la stalla dove attese al buio. Ben presto sent un leggero tocco e guard in basso: vide il nano pallido alla luce della luna, che filtrava dall'unica finestra della stalla. Dietro al nano si apriva un cunicolo circondato da detriti polverosi, che conduceva sotto il pavimento di terra battuta. Il disagio dell'uomo aument: il cunicolo non era pi largo della tana di un tasso; perfino i suoi stivali non riuscivano a passare. Il nano per lo condusse fino al limite della terra non battuta, lasci la sua mano e scivol lungo il cunicolo buio. Anche se il contadino lo riteneva un gesto folle, mise anch'egli il piede nella terra e scivol nel cunicolo proprio come accade in un pozzo di miniera.
Con un balzo deciso e trascinando zolle di terra, atterr in una camera bassa, che emanava un odore di umidit e le radici sembravano decorarla come festoni. Lampade a olio diffondevano un bagliore giallo dalle nicchie di terracotta nelle pareti. Il nano, sorridendo, lo condusse a un tavolo, dove li attendeva una ciotola di porridge fumante e un panetto di burro fuso.
Quando il contadino prese il cucchiaio e cominci a mangiare, il nano fece un gesto di disappunto e guard verso l'alto. Un'istante dopo una goccia d'acqua si stacc dal soffitto e schizz sul tavolo. Era marrone ed emanava un odore pungente.
Il contadino guard stupefatto il nano, i cui lineamenti si erano corrucciati.
"Hai capito ora perch nessun contadino ha avuto fortuna in questa fattoria?" chiese il nano. "Il primo che coltiv questa terra, costru la stalla sopra la mia camera, e da allora il suo pavimento fangoso cola attraverso il soffitto e rovina il mio cibo". Nel silenzio ostile che fece seguito a questa dichiarazione, il contadino ud lo scalpitio e il muggito del suo bestiame proprio sopra la sua testa. "Non porto rancore a nessun mortale" continu il nano "ma per la rabbia di veder rovinato il mio porridge, ho distrutto molte volte i raccolti
e ho maledetto il bestiame degli inquilini. Ti consiglio di spostare la stalla quando arriva il disgelo, cos potremo prosperare entrambi". Il contadino accett sperando di avere pi fortuna dei suoi predecessori. Quando ebbe mangiato, il nano lo condusse verso una scalinata ricavata nella parete della stanza. Inizi a salire e miracolosamente il passaggio si allarg, scorrendo facilmente alle sue spalle. Si strinse per
di nuovo quando emerse nell'oscurit della stalla, e dovette togliere lo stivale per liberarsi della terra. Impaziente di raccontare la novit, ritorn a casa. Quando la neve si sciolse, riun i giovani uomini robusti delle fattorie circostanti, e dopo un giorno di lavoro la vecchia stalla era stata ridotta a un cumulo di legname e fango dall'odore ripugnante. Durante il secondo giorno di lavoro, la stalla venne eretta di nuovo dall'altro lato della casa. E le disgrazie del contadino finirono. La mucca che non produceva pi latte, ben presto cominci a produrne in abbondanza, le sue bestie erano sane e i suoi raccolti abbondanti, e il contadino constat che la malvagit del nano era diventata benedizione.
Quello era il legame che univa a quei tempi i nani e i contadini dell'Europa settentrionale.
Tuttavia questi legami erano tutt'altro che perfetti. C'erano differenze che entrambe le parti sentivano profondamente pur tentando di mantenere rapporti sereni, essenziali per la loro coesistenza. I nani erano una razza vecchia, timida e conservatrice, detentrice di una saggezza che derivava dalla conoscenza antica della terra. Secondo alcuni racconti essi furono i primi a popolare i prati e le colline della terra appena creata, e consideravano i nuovi arrivati mortali come un popolo aborigeno. Le loro interazioni con i mortali erano frequenti, ma i nani si sottraevano alla vista. Erano riservati e poco comunicativi, e spesso trattavano i loro affari restando invisibili.
Solitari, stizzosi e apparentemente indeboliti dall'et avanzata della loro razza, i nani riuscivano comunque a incutere timore ai loro vicini mortali. Il piccolo popolo custodiva misteri che i mortali, nonostante i loro modi irrequieti e indagatori, non avrebbero mai potuto comprendere. Per gli umani era facile sottovalutare i loro tranquilli vicini, ma ci era pericoloso. I nani uccidevano ferocemente coloro che non li prendevano sul serio.
Una delle vittime della loro rabbia fu un pastore che, con un amico, conduceva le greggi al pascolo vicino alle coste della Danimarca. I due stavano oziando vicino al gregge, quando infuri un temporale proveniente da nord. Cercarono riparo in una cavit alla base di una rupe di arenaria, che dominava il pascolo, e mentre aspettavano che la pioggia cessasse, notarono un passaggio non pi largo delle spalle di un uomo, che conduceva all'interno della roccia.
A questo punto i pastori si ricordarono delle fiabe raccontate nel loro villaggio durante le serate invernali. Si diceva che a tarda notte, quando i prati erano silenziosi, piccoli uomini grigi uscivano dalla roccia come polvere portata dal vento, si muovevano e danzavano illuminati dalla luna. A volte portavano i loro tesori - filigrana in argento e arazzi tessuti con fili d'oro - per esporli alla brezza marina.
Quei racconti di tesori suscitarono la curiosit del pastore pi imprudente. Disse che voleva esplorare il passaggio e non tenne conto delle obiezioni dell'amico, che accett di legargli una corda attorno ai fianchi e di allentarla man mano che si calava nella roccia. Con una candela accesa davanti al viso si incune con la testa nell'apertura stretta, si dimen e poi spar.
All'inizio la corda scivol velocemente tra le mani del pastore e poi si ferm. Attraverso la corda il ragazzo percep un tremito lontano. Dall'apertura buia sent un gemito debole come il miagolio di un gattino, e poi la corda si allent. Per vedere se il suo amico era ancora l, il ragazzo tir la corda, che scivol verso di lui con estrema facilit.
Impaurito, il pastore prese la corda e l'estremit libera e usc dall'apertura a grande velocit. Non vi era nessuna traccia dell'amico, ma soltanto un segno del suo destino: la corda era carbonizzata e il fumo si alzava ancora dalla canapa bruciata. Il pastore guard fisso per un momento colpito dall'orrore, e poi fugg verso casa sotto la pioggia battente. Il suo amico non venne mai pi visto.
Questi racconti dei poteri demoniaci dei nani sono rari. Il potere che affascinava di pi i mortali era una sorta di magia benevola: l'abilit di fare apparire ricchezze. L'oro regalato dai nani era freddo e denso come qualsiasi moneta del regno, ma nasceva da un incantesimo. Attraverso il potere esercitato sulle ricchezze minerarie della terra, i nani accumulavano scorte di tesori all'interno delle loro grotte; erano anche capaci, quando giustificato dalle circostanze, di trasformare gli elementi meno nobili -come il carbone e la cera, tra gli altri - in oro e gioielli.
La cosa pi sorprendente in assoluto per i poveri contadini loro vicini, era per la volubilit con cui elargivano i loro doni. A volte un agricoltore veniva ricompensato lautamente per aver fatto un favore a un nano; talvolta la generosit del nano sembrava semplicemente un caso fortuito.
Tra coloro che furono inspiegabilmente baciati dalla munificenza dei nani ci fu un'umile ragazza danese molto imprudente. Una domenica all'inizio della primavera stava tornando a casa dalla chiesa lungo un sentiero umido e attraverso campi resi fangosi dalla neve che si stava sciogliendo. La ragazza camminava con cautela tra le pozzanghere per non sporcare gli abiti del giorno di festa, ma quando il sentiero giunse nei pressi di una collinetta al margine del campo, il versante dell'altura sembr ritirarsi.
La ragazza si ferm a osservare. Era il lato meridionale della collinetta che aveva attirato la sua attenzione, perch aveva notato che il manto di neve si era sciolto. Qua e l apparivano ciuffi di erba marrone, ma altrove la superficie della collinetta era piena di insetti. Brulicava di scarafaggi verdi e iridescenti, che scivolavano e ruzzolavano alla luce del sole.
Era il rifugio dei bergfolk - i nani frequentatori delle colline della Danimarca - e quegli scarafaggi straordinari potevano essere espressione della loro magia. Era uno spettacolo da raccontare in famiglia, ma solo se avessero visto quelle creature avrebbero creduto al racconto della ragazza.
La ragazza si avvicin alla fitta rete di insetti, distric con attenzione due scarafaggi e li pose nel suo guanto di lana. Poi mise in tasca il guanto e prosegu.
Gli scarafaggi cominciarono a muoversi dentro la tasca del cappotto, ma quando giunse alla fattoria dei suoi genitori si erano quietati. Si dimentic del suo racconto fino alla fine del pranzo domenicale
quando suo padre e i suoi fratelli si sedettero davanti al camino a chiacchierare. Quando descrisse ci che aveva visto, essi la derisero e le dissero che gli scarafaggi luccicanti non erano altro che lo scintillio dell'acqua che si scioglieva.
Non restava altro da fare che mostrare gli insetti. Il guanto cadde pesantemente quando lei lo tolse dalla tasca del cappotto. Lo agit sopra il camino. Non apparve nessuno scarafaggio; caddero, invece, due pezzi di oro pesanti. La ragazza guard con insistenza quella ricchezza, superiore a quanto i contadini accumulavano durante una stagione normale. Poi esult: "Quelli erano scarafaggi! Scarafaggi magici degli uomini della montagna!".
I suoi parenti inciamparono nelle panche per la fretta di raggiungere la porta. Si precipitarono sulla collinetta, con la speranza di raccogliere scarafaggi. Ben presto, per, fecero ritorno con le mani e le tasche vuote.
I nani per avevano ritirato i loro scarafaggi prima dell'arrivo dei mortali avidi, e il fianco della montagna era vuoto.
I racconti della magia dei nani, sia quella demoniaca che quella benevola, terrorizzavano e incuriosivano gli ascoltatori. I nani conosciuti dalla maggior parte dei contadini raramente mostravano per poteri di questo genere.
Applicavano la magia al lavoro dell'artigiano, della casalinga e del contadino, intralciando la loro attivit, ma pi di frequente aiutandoli.
Per molti anni i contadini furono grati ai nani per il loro aiuto e supponendo che questi, nascosti tra le rocce, aspettassero di sapere come fosse stata accolta la loro gentilezza, la mattina successiva i contadini urlavano lodi ai loro vicini gentili e industriosi. Quando, dall'alto, i nani udivano il suono in lontananza, arrossivano di piacere.
Un anno, per, i contadini di una valle lontana si svegliarono, in un mattino d'estate e scoprirono che il loro grano era stato falciato fino alla stoppia. Il grano acerbo, in covoni, era stato sparso qua e l sui campi. La raccolta prematura era stata, chiaramente, opera dei nani, nonostante i contadini non desiderassero offendere i loro aiutanti, si rifiutarono di ringraziarli.
Imbronciati, gli uomini attraversarono i campi con i carri trainati dai buoi e caricarono i covoni per portarli al granaio di trebbiatura, dove, a fatica, avrebbero liberato il grano dalla paglia.
Dopo che gli uomini ebbero trainato l'ultimo carico, per, nubi temporalesche ricoprirono le vette, e quando il temporale raggiunse il villaggio, la pioggia si era trasformata in grandine. Quando i contadini nelle loro case non sentirono pi il fruscio della grandine sopra i tetti di paglia e giudicarono che la furia del temporale fosse passata, si avventurarono all'esterno per vedere i campi ricoperti da sassi di ghiaccio. Era chiaro che i nani, veggenti, avevano
salvato il raccolto e risparmiato alla popolazione un inverno di fame.
I nani gentili della Svizzera sembravano soddisfatti dei
ringraziamenti che ricevevano dai contadini, ma in molti altri racconti si narra di favori compiuti dai nani e mai ricambiati. In alcune zone la loro attivit assumeva le caratteristiche
di un commercio - uno scambio nascosto di merci e di aiuti. Quasi sempre questo commercio favoriva i mortali, poich
i poteri magici dei nani rendevano i loro contributi sproporzionatamente generosi.
In una fattoria ai confini di Dartmoor in Inghilterra, una banda di folletti - i nani di quella regione - aveva iniziato a trebbiare il grano, notte dopo notte il suono dei piccoli correggiati inondava il granaio di trebbiatura, e ogni mattina il contadino entrava nell'edificio deserto per fare l'inventario del grano e della paglia accatastata, residui della trebbiatura. Come compenso lasciava ogni giorno pane e formaggio in un angolo della stanza.
Cos lo scambio continu, giorno dopo giorno, finch il contadino si rese conto che era passato molto tempo da quando
i folletti avevano trebbiato l'ultimo dei suoi raccolti. Anche quella notte, per, il rumore dei piccoli correggiati era filtrato dal granaio, e il contadino pot solo concludere che i nani stessero trebbiando grano maturato dal nulla. Poich per non aveva intenzione di porre limiti alla fortuna, continu a ricompensare con pane e formaggio i folletti, i quali proseguirono con la loro magica trebbiatura finch il magazzino del contadino non fu pieno all'eccesso.
Questi racconti fanno supporre che i nani considerassero le ricompense dei contadini semplicemente come un simbolo di gratitudine. I contadini avevano poco da offrire oltre a cibo semplice, e sicuramente quegli esseri che potevano riempire un granaio fino a farlo scoppiare non avevano necessit di pane nero e di formaggio rancido. Tuttavia questi scambi non erano inutili. Nella maggior parte dei casi, i nani apprezzavano e dipendevano dalle offerte dei contadini.
Appare infatti chiaro che i nani, come i mortali, sopravvivevano grazie ai lavori umili. Era noto, per esempio, che i nani della Svizzera conducevano in branco i camosci, dal cui latte ricavavano un formaggio duro e profumato, e che cuocevano il pane sottoterra, in forni identici a quelli delle massaie mortali.
Le capre potevano non produrre pi latte e il pane poteva non lievitare, come i contadini sapevano per esperienza, e anche ai nani a volte poteva mancare l'essenziale. Cos come la gente di campagna, anch'essi facevano appello ai loro vicini mortali per prestiti di cibo, che sarebbero poi stati ripagati allo stesso modo. Anche questo scambio cos banale tra un nano e un mortale poteva per essere permeato di magia, come scopr una contadina danese.
Una sera la donna sedeva da sola accanto al camino a
filare; suo marito era lontano e sarebbe ritornato solo alcuni giorni dopo. I suoi pensieri furono interrotti da un rumore. Prima che avesse tempo di alzarsi, la porta si apr con uno schricchiolio e un viso rotondo e rubicondo come una barbabietola scrut dentro la casa. Una piccola donna con abiti da contadina entr, impregnando l'aria dell'odore di terra appena arata.
La donna mortale sussult, ma la nana la rimprover: "Non mi conosci? Siamo state vicine di casa per molti anni, io e la mia gente, nella collina ai margini della foresta, e tu qui tra i tuoi simili. Ma non importa. Abbiamo esaurito la birra. Potresti cortesemente prestarcene un po'?".
La padrona di casa, desiderosa di aiutare, condusse la donna
della montagna all'esterno, verso la capanna delle provviste, e da uno scaffale alto rovesci una piccola botte di birra. La mise davanti alla donna, che la prese tra le mani callose e ringrazi profusamente. Mentre la contadina tornava verso il camino, ud il barile rotolare lungo il sentiero impervio.
La donna della montagna lo stava portando alla sua gente assetata nella collina.
Alcune sere dopo, qualcuno buss di nuovo alla porta. La contadina la spalanc. Sul gradino c'era la donna, con le spalle piccole e rotonde sollevate dallo sforzo compiuto nel portare la botte di birra fino alla soglia.
"Ti restituisco quello che mi hai prestato, e ancora di pi" disse. "Ma ricordati che questa botte si riveler pi generosa se non guarderai mai al suo interno".
Poi si mosse con passi leggeri lungo il sentiero.
La contadina port la botte nella capanna e la pose sulla mensola dimenticandosene fino al ritorno del marito, all'inizio della fienagione. Tutti i giorni i contadini si trascinavano verso casa dai campi, sudati e molto assetati. In poco tempo la moglie del contadino dovette spillare la birra anche dalla botte della nana. La miscela era inebriante e squisitamente amara, e per tutta la durata della fienagione il flusso non rallent mai.
Di tanto in tanto la donna picchiava sui fianchi della botte per appurare quanta birra fosse rimasta. Sembrava che il livello non si abbassasse mai. Alla fine la curiosit ebbe il sopravvento: armata di maglio e di cesello apr la botte. Inclin il recipiente che all'improvviso era diventato pi leggero, e quando scrut all'interno si sent svenire.
Era vuoto, con le pareti ricoperte di muffa e di ragnatele. Mise di nuovo il coperchio sulla botte e aspett due giorni nella speranza che la birra magica si riformasse di nuovo. La botte rimase per asciutta e cos la donna la ruppe per usarla come legna da ardere.
Il debito della donna della montagna era stato ripagato abbondantemente. Grazie a scambi amichevoli di questo tipo e all'aiuto reciproco nelle faccende domestiche e nel lavoro, fra i contadini e i nani si creava un'alleanza vera e propria. Spesso gli scambi diventavano una consuetudine, come nelle zone in cui l'artigiano locale non era un mortale ma un nano che esercitava il mestiere dei suoi antenati. Un contadino a cui serviva una falce o un vomere poneva un pezzo di ferro e una moneta alla base di una collina conosciuta come dimora dei nani, urlava la sua richiesta e poi si allontanava. La mattina seguente la moneta era scomparsa e al posto del ferro c'era una lama di acciaio ben forgiata.
Gli scambi non avvenivano sempre in incognito, cosicch talvolta nascevano legami profondi tra i mortali e i nani. In Germania si raccontava che una volta un nano ebbe piet di una ragazza umile e senza casa, che si era spinta fino alla sua collinetta. Da una fitta rete di erba intrecciata e di fiori selvatici, lui la chiam, poi scost la tenda di fogliame per farla entrare nella grotta, dove i tesori brillavano dalle nicchie di terra. Le offr torta e latte e, commosso dall'umilt e dalla grazia della ragazza, la chiese in sposa, e da quanto si racconta la loro fu un'unione felice. Un altro tipo di legame fu quello che ebbe inizio con la ricerca frenetica di un'ostetrica. Un nano agitato buss alla porta di una levatrice alla ricerca di mani abili che potessero aiutare sua moglie durante il travaglio.
Il rapporto di fiducia e di armonia che si veniva a creare tra i mortali e i nani per era fragile. La minaccia principale, era rappresentata dalla sensibilit di questi ultimi. Erano una razza orgogliosa facilmente vulnerabile, e se non veniva rispettata diventava riservata e ostile.
I mortali che rifiutavano i doni dei nani suscitavano sicuramente la loro collera come viene riportato in un racconto popolare danese.
Ilregalo di un nano riconoscente era davvero Bello, perch di solito era magico. Uno di questi era un barile di birra che non si prosciugava mai, almeno finch nessuno guardava al suo interno.
Si narra infatti di quanto era accaduto un giorno di primavera a nord dello Jutland, la penisola che costituisce gran parte della Danimarca. In quella regione le paludi e le brughiere monotone che si stagliavano all'orizzonte erano interrotte solo da fattorie e da collinette basse sparse qua e l.
Una di queste collinette si trovava alla fine di un vasto campo, incolto e ricoperto di erbacce, che due braccianti agricoli stavano arando in previsione della semina primaverile. Uno di loro guidava un aratro pesante, mentre l'altro camminava lentamente a fianco del bue, battendolo pigramente per farlo procedere. Mentre si avvicinavano alla fine del campo, sentirono un profumo intenso di pane che sembrava provenire dalla collinetta, ma gli uomini non ci fecero caso, finch colui che guidava il bue not una piccola pala posta tra i ciuffi d'erba.
Mentre il suo compagno si occupava del bue e dell'aratro che dovevano essere preparati per il solco successivo,
l'agricoltore and a prendere la pala.
Era un utensile usato per recuperare le pagnotte dal forno, nessun fornaio mortale ne possedeva per uno simile, perch aveva le dimensioni di un cucchiaio. Era anche rotto, la spatola si era staccata dal manico.
I due braccianti immaginarono cosa fosse successo: all'interno della collinetta, la donna della montagna che si occupava del forno aveva allungato le mani per prendere la pala e togliere la pagnotta. La pala per si era rotta e ora risultava inutilizzabile.
Per questo contava sulla gentilezza degli agricoltori per ripararla.
Mentre il suo compagno si appoggiava all'aratro e guardava, colui che affiancava il bue prese dei chiodi dalla tasca -raccolse dal solco due sassi: uno piatto su cui appoggiare il lavoro, e uno ovale da usare come martello. Fiss delicatamente la spatola al manico sottile, poi rimise la pala dove l'aveva trovata, tra i ciuffi d'erba.
"Ora vogliamo del pane in cambio del disturbo" disse l'agricoltore all'amico che si occupava del bue. Il suo compagno scroll le spalle.
Da parte sua, la nana fu contenta di ricompensarli, come scoprirono poi quando spinsero l'aratro verso il lato opposto del campo.
La pala era scomparsa e al suo posto c'era un tovagliolo piegato, dal quale usciva del vapore. Il conducente del bue si avvicin allo straccio e rise con piacere quando lo apr e scopr due pagnotte calde e fragranti.
Era quasi mezzogiorno ed egli afferr una pagnotta e la mangi di gusto. Quando per offr l'altra al suo compagno, questi la rifiut, non era affamato, diisse, e inoltre non si poteva mai sapere quali ingredienti, anche magici, potesse contenere una pagnotta fatta dai nani.
Piuttosto l'avrebbe conservata per mostrarla alle donne della fattoria durante la cena. Fece scivolare la pagnotta in tasca.
Mentre gli uomini spingevano il bue verso il granaio al termine della giornata di lavoro, si ricordarono della donna della montagna, e l'aratore derise il suo amico per aver mangiato con fiducia quel pane. Felice di averlo rifiutato, tolse la pagnotta dalla tasca e la lanci in aria, prendendola e scagliandola pi volte, mentre saltava sul sentiero, ridendo e scherzando.
Eppure fu lui, e non il suo compagno, che quella sera si alz da tavola pallido e affranto. Durante la notte si agit e url e la mattina successiva gli altri contadini si svegliarono al rumore di una lotta.
L'aratore era sopra il suo giacglio, arrancando e sbavando. Prima per che potessero raggiungerlo, gli arti tremanti si afflosciarono per sempre.
I nani, bench cordiali nei rapporti normali con i contadini, non davano pace ai mortali che, come l'aratore, erano burberi o ingiusti.
Anche i nani pi umili avevano il potere di punire i mortali per i loro errori: una lezione che fu dimostrata brutalmente in un paesino delle alpi svizzere.
La storia ebbe inizio quando un nano giunse in paese durante una notte di pioggia scrosciante. L'acqua fluiva dalla sua barba, e i suoi abiti verdi gli si incollavano al corpo tozzo. Egli sguazzava tra i rivoli che serpeggiavano nel sentiero, bussando di porta in porta alla ricerca di un rifugio. I contadini che rispondevano, riscaldati dalla zuppa e dalla birra, guardavano verso il basso il nano fradicio sul gradino della porta - gobbo, dai lineamenti forti e impregnato dell'odore della foresta - e chiudevano la porta con un colpo.
Giunto all'ultima casa del villaggio, un signore anziano, pietosamente curvo come il nano, spalanc la porta. Mentre la moglie esile indugiava, sorridente, alle sue spalle, l'uomo diede il benvenuto nella sua dimora al nano.
La vecchia signora andava qua e l, port pane e formaggio e uno straccio per il viso e la barba, mentre il marito aggiungeva una sedia accanto al camino. Il visitatore sedette per un po' in silenzio mentre ritrovava il suo colorito naturale e dai suoi stivali si alzava un vapore lieve prodotto dal calore del fuoco. Infine, quando la pioggia diminu di intensit, il nano si alz in piedi. Ringrazi la vecchia coppia per la loro gentilezza, ma disse che doveva andare. Quando i due obiettarono, offrendogli un letto per la notte, egli scosse la testa. "Ho un problema urgente da risolvere questa notte sulla collina. Domani mattina capirete, e vedrete che non ho dimenticato la vostra gentilezza".
Non appena la porta si chiuse alle sue spalle, la tempesta aument con una furia raddoppiata. Verso mattina il tambureggiare della pioggia divenne irregolare, e durante le pause gli abitanti insonni udivano l'acqua scorrere. Quando pulirono il vapore dai vetri delle finestre e guardarono fuori nell'oscurit, videro che il sentiero era diventato un torrente, reso torbido da rottami galleggianti.
Mentre l'alba rosso sangue spuntava tra nubi temporalesche e picchi grigi, un brontolio in lontananza attir gli abitanti sulla soglia di casa. L'acqua scorreva ancora lungo il sentiero, ma il timore degli abitanti del villaggio non riguardava questa inondazione, ma un fiume della valle che poteva rompere gli argini.
Si strinsero l'un l'altro per la paura, mentre un vento furioso iniziava ad alzarsi nella vallata. Gli alberi del villaggio si piegarono e sparirono sotto una parete di acqua marrone, che trascinava sulle onde spumeggianti le bestie e i rami. Poi inghiott anche gli abitanti e le loro case. In fondo al paese, i vecchi signori rannicchiati davanti al loro cottage notarono qualcosa di straordinario. Un masso grande come un granaio guidava l'inondazione e sopra a esso, saltellando per mantenere il passo, c'era il nano che la coppia aveva ospitato la sera precedente. Non era pi curvo, si manteneva in equilibrio e stringeva il tronco di un abete, che trascinava nelle acque turbinose come una barra del timone, manovrandolo da un lato e dall'altro in modo da dirigerlo verso la vecchia coppia. Quando il masso, che procedeva a tutta velocit, e la corrente dell'acqua li avevano quasi raggiunti, il nano alz il tronco, lo gir rapidamente verso il masso e lo fiss nella terra. Il masso si arrest contro il tronco e si ferm. Le acque erano divise e circondarono senza danni il cottage della vecchia coppia dall'animo gentile.
Mentre i due osservavano con stupore e gratitudine, il nano si gonfi fino a dominare la valle e a oscurare il cielo con il suo volto sorridente. Poi si sgonfi diventando vapore e svan. Di tutti i contadini di quel villaggio di montagna solo il vecchio signore e la moglie sopravvissero per poter raccontare in seguito la storia.
Molto curioso era il racconto di un nano in preda alla fame, al freddo e alla stanchezza, ma ancora in possesso dei suoi poteri divini. Le contraddizioni facevano infatti parte della natura dei nani fin dai tempi pi antichi. La loro capacit di essere pietosi e potenti, saggi o folli, era stata dimostrata molte volte. La gente di campagna era poi a conoscenza di un'altra contraddizione: i nani superavano in virt i loro vicini mortali, ma anch'essi erano soggetti a infinite debolezze.
I resoconti dei misfatti dei nani non concordano con le loro motivazioni. In alcuni casi sembravano spinti da un
desiderio irrefrenabile di malvagit; in altri da necessit urgenti, gli stessi bisogni che li spingevano a trattare con i contadini Bench la gente di campagna raccontasse di misteriose scomparse di bambini mortali rapiti dalle culle e sostituiti con bambini nani ammalati o vecchi nani deboli, la cattiveria pi comune tra i nani era il furto di raccolti, pane e birra.
In molte storie appare evidente che i nani non si trasformassero in criminali veri e propri, poich quando venivano scoperti si rammaricavano sinceramente.
Nelle montagne dell'Harz, una regione tedesca, un contadino potenzialmente ricco, scopriva ogni anno che il suo rac colto di albicocche e di piselli era inferiore alle sue aspettative.
Non appena le albicocche maturavano e i piselli gonfiavano i baccelli, pronti per essere raccolti, l'orto e la piantagione di notte sembravano perdere i loro frutti abbondanti.
Una notte d'estate, dopo una stagione di leggere piogge e di sole caldo che sembravano aver assicurato un buon raccolto, un colpo alla porta fece sobbalzare il contadino. Era un viandante dall'aspetto spaventoso, che sosteneva che vi fossero spiriti in azione nei campi e nelle piantagioni.
Il contadino mise i pantaloni e usc in fretta, e alla luce della luna vide che invasori invisibili stavano saccheggiando la sua propriet. I baccelli dei piselli volavano dalle piante e si ammucchiavano tra i solchi, nell'orto i rami pi bassi degli albicocchi sobbalzavano e tremavano, anche se la notte era tranquilla.
Mentre guardava, i rami perdevano il loro carico di albicocche, che scivolavano lentamente a terra come fossero bolle d'oro. Il contadino aveva un rispetto tipicamente campagnolo per gli spiriti, ma non riusc a trattenersi. Corse tra gli alberi, bestemmiando, mentre le albicocche appese a mezz'aria cadevano pesantemente a terra. Ci fu un picchettio di passi e poi sull'orto e sulla piantagione di piselli scese il silenzio.
Il giorno successivo il contadino raccont la sua storia a una signora saggia del paese e la notte successiva ag seguendo i suoi consigli. Stringendo in mano una bacchetta di salice, si nascose tra i cespugli ai bordi della piantagione di piselli. In breve il campo fu animato dall'attivit dei predatori. I baccelli si agitavano dalle piante, mentre mani invisibili lavoravano con efficacia incredibile. Il contadino usc dall'ombra urlando e agitando in aria, all'altezza della vita, la bac chetta di salice.
Tutt'attorno vi era un trambusto frenetico. Si lanci in tutte le direzioni, muovendosi ferocemente, e per due volte la bacchetta colp qualcosa di morbido.
Poi si sentirono delle voci che imploravano piet.
Due nani erano inginocchiati ne fango e le loro teste nude circondate da capelli argentei, erano ripiegate sotto la luce della luna. I loro berretti rossi a punta erano lontani, tra i solchi colpiti dalla bacchetta del contadino. Era accaduto ci che aveva previsto la signora saggia: i ladri erano i nani e una volte privati dei loro berretti magici, erano diventati visibili e incapaci di fuggire.
I prigionieri erano troppo timidi e imbarazzati per tentare la fuga.
Piangendo confessarono che la loro trib aveva rubato ogni anno al contadino solo per necessit urgenti. Il loro bestiame e i loro orti non riuscivano pi a sfamarli e spesso, nel momento del bisogno, la magia veniva meno.
Il contadino ascolt senza alcuna piet
apparente, non era una persona insensibile, ma aveva sofferto a lungo e duramente a causa del furto dei nani, ed era
deciso a trarre profitto dalla situazione
attuale. Sollev i berretti rossi e li mise
in tasca, poi ordin ai nani di alzarsi
Sventolando la bacchetta di salice, fece
marciare i nani fino alla fattoria, dove li chiuse in un
edificio attiguo.
La mattina successiva si presentarono sui gradini di casa i messaggeri delle trib dei nani, laceri e abbattuti, per contrattare il rilascio dei loro compagni. Il contadino chiese un riscatto e condusse i nani in salotto per discutere le modalit. Poco dopo qualcuno buss alla porta. Altri contadini della zona erano arrivati a fare le loro rimostranze ai nani, poich tutti avevano visto diminuire i loro raccolti in modo misterioso stagione dopo stagione. La loro posizione era dura: chiedevano nientemeno che l'allontanamento dell'intera trib.
Posti su sgabelli al centro del gruppo di contadini infuriati, i messaggeri dei nani erano sempre pi scoraggiati mentre le accuse si moltiplicavano. Alla fine accettarono di lasciare la zona, e aggiunsero che il viaggio li avrebbe costretti ad attraversare un ponte pedonale sopra un torrente a nord del paese. Se gli abitanti del villaggio avessero messo un calderone a un lato del ponte, ogni nano vi avrebbe gettato un tesoro al suo passaggio, compensando cos gli abitanti dei monti Harz delle loro perdite.
Il giorno stabilito, i contadini curiosi si riunirono sulla sponda erbosa del torrente, con indosso i loro abiti migliori e chiacchierando allegramente. Poi il ponte stretto, formato da ceppi di legno, inizi a scricchiolare e tremare, e la folla si fece silenziosa. Non si vedeva nulla; i nani erano invisibili ai mortali grazie ai loro berretti. La processione continu a lungo, e unito al rumore prodotto dal legno vi era il suono dei pezzi di oro che venivano gettati a uno a uno nel calderone posto all'estremit del ponte.
Alla fine non risuon altro che il rumore soffocato del torrente e il sibilo del vento tra i pini, e l'umore dei contadini mut. Una presenza inafferrabile ma confortante aveva lasciato il loro mondo e ora i boschi e i prati sembravano privi di vita.
Questa scena si ripropose in tutte le terre in cui avevano abitato i nani. A un certo punto in ogni regione la fragile armonia tra i nani e i mortali si spezzava, e i nani abbandonavano le loro dimore in massa, svelando solo raramente la loro destinazione. Le ragioni dell'esodo erano molteplici, e in questo senso l'episodio dei monti Harz era insolito. Pi spesso, erano i mortali e non i nani a essere in colpa.
In molti casi i nani rifuggivano la vitalit e il desiderio di cambiamento dell'umanit. Tradizionalisti per natura, soffrivano per ogni cambiamento apportato al paesaggio o agli usi e costumi dagli umani. Il disboscamento, la nascita di citt, nuovi modi di erpicare il terreno -attraverso i campi e non lungo il perimetro - irritavano la loro sensibilit e potevano essere causa della loro partenza.
In altri casi i nani citavano il rumore come motivo della loro fuga dalle regioni densamente popolate. I contadini sospettavano per che i nani fossero contrari pi a ci che questo rumore significasse, che al disturbo in s. Il rumore era l'emblema dell'espansivit degli umani. Il fragore delle fucine e dei telai dei tessitori, le grida dei bambini, il suono delle campane delle chiese - tutto preannunciava un futuro che i nani, le creature della campagna silenziosa, non potevano condividere.
In altre regioni ancora, i nani rifuggivano la malvagit della gente di campagna un aspetto ricorrente della vita, che si accentuava sempre pi con la crescita della popolazione. Talvolta solo le dimostrazioni di ingiustizia dei mortali erano
sufficienti a far fuggire i nani, ma pi spesso la causa era un affronto. I nani di una valle alpina della Svizzera si offesero quando un pastore irriguardoso curios nei loro segreti. Ecco ci che accadde.
Fuori dalla capanna di pietra di un pastore, in un prato ai limiti della foresta, c'era un ciliegio, vecchio e nodoso, che ogni anno si riempiva di frutti.
All'abbondanza si aggiungeva il fatto che l'albero raccoglieva da solo i propri frutti: il contadino, seguendo l'abitudine di suo padre e di suo nonno, ogni anno poneva dei cesti sotto i rami quando i frutti erano maturi, e durante la notte i rami lasciavano cadere le loro ciliege grosse e rosse direttamente nei cesti.
O cos sembrava. Infatti la gente del paese, a cui un giorno il pastore, mentre portava le pecore al mercato, aveva descritto questo albero meraviglioso, diceva che disponesse di aiutanti gentili: i nani. In tutta la valle si raccontava che i nani uscissero dalla foresta nel silenzio della notte per aiutare i pastori e i contadini, saltellando con indosso mantelli talmente lunghi che nessun mortale era mai riuscito a vedere i loro piedi.
Il pastore era affascinato dal pensiero del lavoro notturno dei nani silenziosi e invisibili, ed era roso dalla curiosit di vedere i loro piedi. Si domandava quale orrore o quale deformit nascondessero sotto i loro mantelli, e bench temesse di offendere quegli spiriti servizievoli, decise di scoprirlo. Quell'anno, quando le ciliegie mature diventarono pesanti sui rami, mise a punto un piano.
Sarebbe presto giunto il tempo per i nani di occuparsi dell'albero, e quando egli mise i cesti delle ciliegie per ricevere il raccolto, sparse anche della cenere del suo camino. Ridendo di se stesso, prese la cenere dal secchio con un cucchiaio e la sparpagli attorno alla base dell'albero, imbiancando il terreno. Poi and a casa ad aspettare l'alba.
Il giorno successivo si precipit fuori. L'albero era senza frutti e i cesti traboccavano, e sulle ceneri c'erano le impronte a forma di cuneo di innumerevoli zampe d'oca. Il pastore spalanc gli occhi, poi scoppi a ridere e si affrett lungo il sentiero verso il villaggio, ansioso di diffondere la notizia. Quel pomeriggio fece ritorno con una folla di curiosi. Li condusse a vedere le impronte sulla cenere e risate di derisione risuonarono dai pendii delle montagne. Gli spettatori ammutolirono. In lontananza risuon un grido d'angoscia. I mortali capirono che la loro offesa era stata grave, e la folla si disperse, confusa e triste, e fece ritorno a casa.
Avevano perso ben pi della buona volont dei nani, come scoprirono poco dopo. Da quel giorno i pendii lastricati di pietre che circondavano la valle rimasero deserti, e quei favori resi in incognito, che avevano illuminato l'esistenza dei contadini, finirono per sempre. I nani che avevano popolato quella regione fin dai tempi pi remoti erano fuggiti. E per quanto riguarda il pastore stolto, ogni stagione perdeva met delle sue ciliegie a causa degli uccelli, che non gli permettevano di portare a termine il raccolto.
Al confronto con altri, questo era stato un affronto non grave; in altre circostanze i nani erano vittime non solo della curiosit volgare e ridicola, ma anche della crudelt vera e propria. Ai nani di una valle adiacente piaceva
appollaiarsi, invisibili, sulla grande roccia che sovrastava i campi durante la fienagione. Il loro chiacchierare eccitato li tradiva per mentre guardavano i mortali trastullarsi, litigare o tracannare la birra durante quei giorni frenetici, quando tutti andavano nei campi a falciare ed essiccare il fieno per l'inverno. Una notte alcuni ragazzi burloni accesero un fuoco sul rifugio dei nani, e lo lasciarono ardere finch la roccia non luccic per il calore, poi spazzarono via i carboni. La mattina successiva, quando i nani fiduciosi arrivarono a prendere posto, si ustionarono gravemente. Con urla laceranti, corsero verso le loro case sotterranee e se ne andarono per sempre. L'esodo di un gruppo di nani di solito aveva luogo al riparo dallo sguardo dei mortali, durante la notte o protetti dalla loro invisibilit; ma un mortale ebbe il privilegio di prendere parte a questo evento triste. Il suo nome era Reimer, ed era un traghettatore.
Ma l'isolamento dell'Europa stava terminando. Le carrozze sferragliavano da un paese all'altro, lungo le strade che attraversavano le foreste un tempo prive di sentieri; le fabbriche fornivano tessuti e utensili che in passato provenivano dai telai delle casalinghe e degli artigiani; e le popolazioni delle zone rurali iniziarono a soffrire delle limitazioni dello stato centralizzato.
Per continuare la navigazione attraverso il fiordo Lim, uno stretto di mare nello Jutland settentrionale, Reimer dovette ottenere una licenza da un ufficio di Copenhagen, la capitale della Danimarca, distante molti giorni di viaggio. Complet questa faccenda prima di Natale, e la vigilia girovag tra le strade piene d'acqua mista a neve della capitale, trasalendo per il bagliore luminoso delle lampade a gas e per l'allegria rumorosa dei festaioli, rimpiangendo ardentemente il suo comodo cottage sulla sponda isolata dello stretto.
Sent qualcosa toccargli la gamba e guard verso il basso incontrando due occhi indagatori e un viso avvizzito. Era un signore anziano, non molto alto, che indossava un cappotto lungo e stivali da cavallerizzo. Nonostante Reimer non lo avesse mai visto prima, il vecchio lo chiam per nome e gli fece una proposta: se Reimer avesse accettato di tra ghettare nel fiordo Lim un grande carico il nano lo avrebbe portato dalla sua famiglia quella notte stessa.
Reimer non fece obiezioni, nonostante nutrisse poca fiducia per quanto il nano gli aveva promesso. Senza parlare, il piccolo uomo lo condusse tra le strade ventose e poi fuori dalle porte della citt Legato a un pino dietro le mura c'era un cavallo nero e lucido, non pi alto dei fianchi di Reimer. Il vecchio sleg l'animale e vi mont sopra, e Reimer, pur temendo per la schiena del cavallo, lo segu.
I suoi piedi erano a terra nella neve, mentre cavalcava il piccolo animale, ma quando gli sproni fecero la loro apparizzione sui tacchi del vecchio signore e il cavallo si mosse, Reimer fu sorpreso di sentire i suoi piedi ciondolare liberamente.
Chiuse gli occhi terrificato quando il paesaggio cominci a sparire e i paesi e boschi rimpicciolirono fino a formare macchie scure sulla distesa pallida di neve. Un forte vento lo colp sul viso, poi diminu e i piedi di Reimer sobbalzarono
sulla terraferma. Il cavallo era atterrato e il traghettatore apr gli occhi per vedere la sua casa con le finestre festosamente Illuminate da candele. Il vecchio signore si gir e sorrise benevolmente, e Reimer si allontan da quell'essere che ora non iconosceva come un normale signore, ma come un nano.
Nell'euforia per il suo ritorno a casa, Reimer si dimentic della sua parte di promessa. Due notti pi tardi, quando i festeggiamenti per il natale erano terminati, il nano buss alla porta per chiamarlo. Il piccolo uomo, dall'aspetto solenne con il berretto di lana rosso tra le mani e con un abito grigio senza forma, disse a Reimer di raggruppare i traghettatori e di farsi trovare all'insenatura.
Reimer gir in paese svegliando gli uomini, e il piccolo gruppo di mortali si radun sulla banchina dove il nano era solo; la sua sagoma si proiettava contro le acque del fiordo illuminate dalla luna. Il traghetto oscillava pesantemente e l'acqua lambiva i parapetti della barca come se fosse a pieno carico, anche se non si riusciva a vedere nulla sull'ampio ponte dell'imbarcazione all'infuori di qualche cassa.
I rematori, perplessi, scossero la testa, ma a un cenno del nano presero posto e iniziarono a remare, e il traghetto si mosse lentamente verso la striscia bianca che segnava la riva settentrionale, isolata dalla neve.
Quando il traghetto ormeggi alla banchina, si ud il tamburellare prodotto da migliaia di piccoli passi, e il traghetto vacill e si rialz sull'acqua. Il nano ordin ai rematori di ritornare verso la costa meridionale per un altro carico. Quella notte il traghetto fece molti viaggi, traghettando ogni volta un carico invisibile attraverso lo stretto.
Finalmente, quando la luna cal all'orizzonte e il traghetto fu di nuovo alleggerito, il nano diede l'alt. Chiese a Reimer e ai suoi uomini di portare a riva le casse che occupavano ancora il ponte, e quando gli uomini le posero sui ciottoli della spiaggia, egli ne apr una. Era ricolma di tesori, sudici e ricoperti di ragnatele, ma di valore inestimabile, e il nano diede a ognuno di essi una manciata d'oro. Poi tolse il berretto rosso dalla tasca e lo diede a Reimer. "Desidero che tu veda ci che hai trasportato. Indossa il berretto e capirai perch ti ho chiesto di disturbarti in questo modo".
Reimer lo indoss, poi mormor un'imprecazione. Ci che il berretto gli rivelava era spaventoso e doloroso. Dove prima vi erano solo ciottoli neri e lucidi e campi di neve in lontananza, ora tutto era ricoperto di nani. Erano logori, divisi in gruppi, ammassati in coppie o sdraiati singolarmente nella neve.
Agitato, Reimer restitu il berretto magico e il nano guard il mortale con aria seria.
"Il nostro tempo  scaduto" disse il nano con tristezza "e dobbiamo lasciare il regno dei mortali, non sappiamo dove ci stabiliremo, ma ricorderemo la tua gentilezza durante tutti i nostri vagabondaggi". Poi il piccolo uomo si gir e si incammin a fatica tra la neve. Dalla spiaggia e dai prati ricoperti di neve, Reimer sent una schiera invisibile sospirare mentre poneva sulle spalle i carichi, una trib antica e stanca che lasciava per sempre la terra degli antenati.

Ladri di culle in cerca di vigore.
Pare che i nani avessero bisogno del sangue dei mortali, poich gli abitanti della campagna riferivano che talvolta i bambini venivano rapiti e sostituiti con nani vecchi e deboli. Il bambino che rischiava, dicevano i saggi, era il neonato non ancora battezzato, la cui culla non era protetta da un pezzo di ferro o di pane - due difese contro le creature dell'altro mondo - e il cui sonno non veniva sorvegliato dai genitori.
Questo bambino poteva ricevere visite durante la notte, probabilmente una donna nana che si introduceva nella camera tenendo per mano un vecchio debole della sua trib. Il cambio avveniva in un attimo. Il bambino veniva trafugato e portato nel mondo dei nani, lontano da casa; al mattino la madre mortale avrebbe trovato l'imbroglione - una creatura grottesca, lagnosa ed esigente - al posto del suo roseo beb. Sarebbe diventata custode di un nano anziano.
Il nano non avrebbe parlato, ma si sarebbe lamentato stizzosamente e costantemente, e la madre mortale sarebbe rimasta intrappolata, a meno che non fosse riuscita a indurlo a parlare con le minacce e il terrore. Se la piccola creatura parlava, non rivelandosi quindi un bambino, doveva tornare dalla sua gente e restituire il bambino mortale alla madre legittima.

UN CAMPIONARIO DI NANI.

nonostante tutte le diversit, i nani potevano essere classificati in base alle loro attivit e alle loro relazioni con gli umani. Alcuni, come i brownies britannici e i massarioli italiani, erano poco pi che servi, seppur capricciosi. Altri, come i leprechauns irlandesi, accumulavano tesori e quindi venivano perseguitati dagli umani. Alcuni, come per esempio i "berretti rossi" sanguinari della Scozia, erano persecutori, ma non perseguitati.
Un'antica trib di nani viveva per lontano dagli uomini, era oggetto di curiosit, e raramente veniva vista. Erano i timidi pitikos delle isole della Grecia. Erano contadini minacciati ogni anno da stormi di gru migratorie affamate. Quando i grandi uccelli oscuravano il cielo, i pitikos, alti come un piede, dirigevano il loro piccolo bestiame nelle grotte, poi prendevano le armi e allontanavano gli stormi.

Molto disponibile se trattato bene, il kobold dell'Europa settentrionale era un domestico allegro, dedito al focolare e alla casa dei mortali. Creava per il caos se veniva ignorato o maltrattato dalla famiglia umana che aveva scelto.

Il monaciello.
Il monaciello, o "piccolo monaco" di napoli, aveva l'abitudine, poco clericale, di custodire tesori nascosti e, quando desiderava fare il birichino, pizzicava la gente e rubava i loro abiti. Poteva per arricchire chiunque fosse sufficientemente fortunato o furbo da rubargli il suo cappello rosso, poich pur di riaverlo avrebbe barattato il suo tesoro.

Il wichtlein.
Il wichtlein, che abitava nelle miniere della Germania, faceva rotolare per gioco le pietre sui lavoratori umani, che interpretavano la presenza del nano come il segno dell'esistenza di abbondanti minerali. Il wichtlein simulava anche lavori rumorosi per avvertire i minatori di una catastrofe imminente.

Il berretto rosso.
Il terrificante "berretto rosso" dei confini della Scozia, noto anche come "cresta rossa", powrie, dunter o "berretto insanguinato", abitava i castelli disabitati dove un tempo c'era stato un atto di violenza, e si arrampicava in cima alle torri per attaccare gli ignari viaggiatori. Il suo nome deriva dall'abitudine di intingere il berretto nel sangue caldo delle sue vittime. Si riteneva che potesse essere sconfitto con l'immagine della Croce: se un mortale poneva un crocifisso o una spada con 'elsa a croce davanti agli occhi del "berretto rosso", la creatura spariva, lasciando solo un'unghia simile a un artiglio.


Capitolo Quattro.
VISITATORI DI DIMORE E DI FIENILI.

Una mattina, il sacrestano di una citt dell'isola danese di Samso scopr che la chiesa di cui si Occupava era stata visitata durante la notte. Le tracce erano poche e vaghe, ma all'anziano signore che conosceva tutte le assicelle scricchiolanti del pavimento ormai logoro e ogni singola macchia sui vetri delle finestre, risultarono pi che evidenti.
Irrigidito dall'et, svolgeva i suoi compiti in modo incerto. Nonostante spazzasse e spolverasse come meglio poteva, le ragnatele che non era in grado di raggiungere ostruivano le fessure, e la campana di bronzo della chiesa, che in tempi passati veniva lucidata assiduamente, ora era ricoperta di verderame. Quella mattina, ogni angolo delle pareti bianche splendeva per alla luce del sole che filtrava dalle finestre, e le strisce di pavimento sotto le panche, che solitamente erano ricoperte da sbuffi di polvere sfuggiti alla sua scopa, brillavano come in passato. Il sacrestano usc sulla piazza del mercato per guardare la torre campanaria, e vide che anche la campana era stata riportata al suo vecchio splendore. Scuotendo la testa disorientato, ritorn all'interno e raggiunse il sottotetto alla base della guglia. Quella stanza era disseminata di vecchi libri di preghiera ed era diventata ricettacolo per lo sterco dei topi, ma ora i libri erano stati posti accanto alla parete in pile ben allineate e il pavimento era come nuovo. Sembrava che vi avesse preso dimora una nuova creatura: in un angolo c'era un ammasso di stracci, infossati al centro come se un cane vi si fosse addormentato sopra.
Tutto ci non aveva alcun significato per il sacrestano, che tuttavia trascorse le ore successive a riflettere. A mezzogiorno, scrollando le spalle come se volesse mettere da parte il mistero, sal e si prepar a battere le dodici. Raggiunse di nuovo il sottotetto, afferr il cordone della campana, che pendeva da un buco del soffitto e gli diede uno strattone. La campana, con suo sgomento, non suon, nonostante si muovesse senza problemi all'interno dell'intelaiatura. Sal con fatica la scala che conduceva alla botola sul soffitto e si diresse alla torre campanaria.
Si chin e guard attentamente sotto il bordo della campana e scopr la causa del suo silenzio: il battaglio era stato avvolto con abiti unti simili a quelli ammucchiati nel sottotetto. Era una traccia curiosa.
Pi sconcertato di prima, il sacrestano strisci sotto la campana per liberare il battaglio. Quando emerse con gli stracci, guard le strade strette e i tetti ripidi e neri sotto di lui, aspettandosi di vedere una coppia di giovani che guardava verso l'alto e che ridacchiava osservando il risultato del loro scherzo. Fu sorpreso di ritrovarsi osservato ben pi da vicino. Un viso piccolo, con un'espressione di scusa, era di fronte all'uomo anziano al di l della campana. Sopra una barba bianca, il volto era rugoso e marrone come una mela secca, e gli occhi erano rosso scuro. Il sacrestano ora sapeva che tipo di visitatore aveva dato sollievo alla sua vecchiaia. Era un folletto, uno di quei nani solitari che stabilivano la loro dimora nelle case dei mortali, nei fienili e negli edifici pubblici della Danimarca e della Morvegia.
Era chiaro che il nano aveva avvolto il battaglio negli stracci per evitare che la campana suonasse mentre egli dava una ripulita vigorosa durante la notte.
Dopo essersi rivelato al sacrestano - evidentemente in segno di pentimento per essersi dimenticato di liberare la campana alla fine delle pulizie - il nano scomparve. Il sacrestano era per molto contento, e non solo per la prospettiva di avere un aiutante valido in casa. L'uomo, che si stava avvicinando alla fine dei suoi giorni, possedeva un senso della storia molto vivo, e si sentiva privilegiato potendo vantare un legame col passato, quando cio i nani erano una razza che viveva a contatto con i contadini. Questo era successo molto tempo prima, ma non cos tanto da sparire dalla memoria dei mortali, o da disperdere completamente la coltre di tenebre gettata sulla campagna quando le trib del piccolo popolo partirono.
nessuno sapeva con certezza dove la moltitudine di nani fosse fuggita quando i loro rapporti con l'umanit si erano inaspriti e avevano abbandonato i luoghi dei loro antenati. Forse si erano ritirati in regioni sconosciute ai geografi mortali. In ogni caso, i contadini ritenevano che potessero ritornare. Tali speranze erano basate, fondamentalmente, sulla presenza continua di nani solitari nelle terre dei mortali e sulla forza dei loro legami con gli umani. Infatti, i rapporti tra i mortali o il resto della popolazione piccola erano pi stretti di quanto non fossero stati in passato. I nani erano diventati spiriti dei focolari e delle aie, aiutanti di massaie contadini e collaboratori domestici, e salvaguardavano
magicamente la prosperit della casa, solitamente per una misera ricompensa di cibo. La chiesa non attirava spesso un inquilino di questo genere ma rappresentava una opportunit particolare per un nano alla ricerca di lavoro e infatti il nano continu a svolgere i suoi lavori notturni per quel sacrestano fino alla fine dei suoi giorni.
La partenza delle trib di nani alter la societ umana europea in vario modo. Per molti versi si tratt di una diaspora, e i nani si sparsero in tutta Europa, perfino in terre sconosciute ai loro progenitori. Questi nani di epoche pi recenti, popolazioni non pi unite che condividevano con gli umani usi, costumi e stravaganze assumevano modi e sembianze locali. Erano noti anche con una pletora d nomi - tra cui nisse in Danimarca e Norvegia, tomte in Svezia, kobold in Germania, e brownie, bwbach nelle isole britanniche. In Normandia i nani servizievoli che badavano ai bambini e si prendevano cura dei cavalli erano chiamati lutins; in Russia gli spiriti domestici erano noti col nome di domoviye. Il nano svizzero, chiamato naphans, aiutava in casa in cambio di una ciotola di crema al giorno, e in Spagna, lontano dal raggio d'azione dei nani tribali, i folletti noti col nome di duende stabilivano le loro dimore all'interno delle casette bianche dei contadini.
Bench diversi, tutti questi esseri condividevano una storia di ritirate di fronte alla vigorosa avanzata dell'umanit, seguite da accordi con i vincitori; tutti questi patti portavano il segno della loro condizione servile e in particolare erano contraddistinti dalla fiera lealt agli individui mortali. In passato, quando i nani e gli umani condividevano la campagna come popolazioni separate e distinte, la carit dei nani era impersonale, concessa a interi villaggi o regioni, piuttosto che a singoli mortali prescelti. La fedelt era propria della loro natura.
I nani rimasti dopo la ritirata, per, vissero in un mondo che non era pi il loro. Occupando come ospiti le dimore dei mortali, sentirono l'esigenza di accattivarsene il favore, difendendo vigorosamente i loro interessi. Numerosi sono i racconti di brownie e nisse che avevano punito domestiche pigre e servitori dediti al furto in difesa del padrone di casa. I nani del passato avevano punito le ingiustizie dei mortali nei loro confronti, ma avevano amministrato una giustizia imparziale da una posizione di potere e la rabbia dei loro discendenti fu una sfida alla buona volont dei mortali, un vero atto di debolezza.
La loro lealt individuale era un altro segno della condizione di inferiorit come popolo e port alla nascita di conflitti reciproci. Quando gli interessi dei loro padroni umani erano in pericolo, i nani spesso agivano esclusivamente come difensori dei loro padroni. In Danimarca, per esempio, il nano di una fattoria che era a corto di grano poteva rubarlo a una fattoria vicina.
Se anche quella fattoria era protetta da un nano, il risultato era di solito un tafferuglio. A volte i nani in lotta fra loro richiamavano antichi poteri magici, e cos la battaglia diventava spettacolare e terrificante.
I danesi raccontavano di una disputa accesasi durante una stagione di siccit, quando i terreni fertili dello Jutland erano diventati secchi e scuri. I nani delle fattorie, temendo un inverno di carestia, si trasformarono in ladri, saccheggiando nottetempo ciascuno i magazzini degli altri. Inizialmente nessuno sospett di nulla, ma a poco a poco si accorsero che i loro sforzi non portavano alcun vantaggio alle fattorie: le scorte di grano sembravano diminuire nonostante i nani lavorassero per alimentarle. Una notte due di essi si incontrarono per strada, ciascuno carico del proprio bottino. Balzarono in un istante da sotto i loro carichi e si picchiarono con violenza inaudita.
Quando la schermaglia fu terminata, un nano giaceva livido e stremato nella polvere, con i suoi abiti grigi laceri e il cappello rosso messo di traverso. Il vincitore si diresse barcollando verso casa, lamentandosi sotto un carico doppio.
Il nano sconfitto arranc fino alla sua fattoria e, con un gesto del tutto insolito, si introdusse nella capanna del bracciante agricolo sul retro della stalla per svegliarlo. L'uomo si alz con un balzo; sapeva che nella fattoria viveva un nano, ma fu sorpreso di incontrare il folletto faccia a faccia. Il nano si accovacci vicino alla branda dell'uomo, con il volto in ombra ma con lo sguardo agitato. Con un bisbiglio insistente il nano spieg ci che era accaduto - e ci che sarebbe successo in seguito.
Il suo nemico sarebbe ritornato per portare a termine la vendetta - il nano ne era certo - e questa volta la battaglia sarebbe stata selvaggia. Per tutto l'aiuto dato all'uomo nella pulizia della stalla e nella cura dei suoi cavalli, ora chiedeva in cambio un favore. Verso la mezzanotte del giorno successivo, disse, la ruota in fiamme di un carro avrebbe attraversato il sentiero in direzione del granaio.
Quello sarebbe stato il nano nemico, e lui stesso si sarebbe messo in viaggio allo stesso modo - ma con una ruota di soli otto raggi al posto dei dodici del suo nemico. "Aspetta accanto alla porta del granaio con un forcone in mano" disse i nano "e quando il mio nemico si avvicina, balzagli sopra e colpisci i suoi raggi. Se lui verr sconfitto questa fattoria prosperer, ma se lo sconfitto sar io, le sue fortune verranno meno, e senza il mie aiuto tu dovrai lavorare duramente come mai prima d'ora". L'uomo annu col capo e il nano spar nell'ombra.
La notte successiva il bracciante attese ai margini della fattoria, armato di forcone, scrutando con ansia il sentiero. L'aria era calma e silenziosa, e la stella delle sera rifulgeva sopra il contorno scuro degli alberi. Poi una scintilla color arancio apparve alla sommit della salita attravers il fianco di una collina e spar dietro una cortina di alberi.
Improvvisamente ricomparve in fondo al sentiero. Era una ruota che trascinava fiamme e gettava scintille mentre si
avvicinava alla carreggiata in direzione del granaio.
In quel momento, un frammento luminoso cadde a terra davanti alla porta del granaio, come se fosse scoppiato un incendio al suo interno. Poi, tutta in
fiamme, una ruota piccola, con soli otto raggi, usc dalla porta e attravers il cortile per intercettare l'intruso. Le ruote si scontrarono. Si sollevarono le fiamme, e la ruota pi piccola si rovesci sul mozzo, girando con due dei suoi raggi rotti.
La ruota pi grande vacill e traball per l'impatto, e il bracciante colse l'occasione. Emerse dall'ombra e si gett nel caldo e nel bagliore. Maneggiando il forcone si diresse verso la ruota a dodici raggi e tagli raggio dopo raggio.
Alle spalle dell'uomo risuon il crepitio di una fiamma, e la ruota pi piccola, di nuovo in piedi, gir attorno a lui e si schiant contro l'intruso ferito, ruotando nel cortile. La ruota pi grossa si scagli verso il cielo come una meteora, declinando verso un punto arancione tra le stelle bianche e blu, e spar. E quando lo sguardo stupito dell'uomo ritorn, infine, sulla terra, anche la seconda ruota infuocata era sparita.
Un respiro affannoso intermittente risuonava da dietro il fienile. Era il nano, con i capelli arruffati, gli abiti rigati di fuliggine e con una smorfia sul viso. Un momento dopo, corse verso gli angoli pi reconditi del granaio, e l'uomo non lo incontr pi. Il granaio continu a rimanere pieno anche durante i periodi di carestia, mentre le fortune della fattoria vicina erano svanite rapidamente; il suo nano non aveva pi fatto ritorno.
Nonostante la lealt del nano verso la famiglia di umani fosse basata sull'interesse personale, questo legame poteva avere radici pi profonde, una conseguenza naturale dello stretto rapporto personale che si instaurava tra i mortali e i nani loro aiutanti. Per esempio, un brownie scozzese aiutava la bella figlia di un proprietario terriero non solo sistemando i suoi vestiti e ripulendo il suo guardaroba, ma anche agendo come suo confidente. Quando la ragazza era pensierosa e di malumore nella sua stanza, da cui vedeva la brughiera, lo chiamava soavemente dal camino. Poco dopo una delle pietre del focolare cigolava e il nano, alto fino al ginocchio, con abiti marroni e con una barba cos folta da lasciar spazio solo agli occhi, faceva la sua apparizione.
Durante ogni visita, non appena il nano si era accomodato tranquillamente sugli alari, la ragazza iniziava a parlargli dei giovani grandi e grossi che la corteggiavano ogni giorno. Se lei era incerta sui loro rispettivi meriti, il nano la consigliava con voce calma e profonda. Quando lei decideva per uno dei suoi corteggiatori, il nano gli portava dei messaggi. Lei li infilava nel suo pugno vellutato prima che questi sparisse nel camino rimettendo a posto la pietra dietro di lui, e tutti i suoi spasimanti si meravigliavano della rapidit con cui le risposte della ragazza giungevano alla loro porta.
Alla fine la ragazza fece la sua scelta, e i domestici si stupirono della rapidit con cui i preparativi per le nozze ebbero luogo. Nelle camere degli ospiti durante la notte scomparve quello strato di polvere e quella puzza di muffa, l'argenteria perse la sua patina nera e i cristalli tornarono a risplendere. Con l'approssimarsi del giorno delle nozze i cuochi iniziarono a preparare torte e a confezionare cibi prelibati e si resero conto di poter disporre di un aiuto invisibile. Se la farina doveva essere setacciata o se la crema doveva essere sbattuta per ottenere il burro, i cuochi dovevano solo lasciare tutto sulle panche della cucina durante la notte e il lavoro sarebbe stato fatto. Quelli tra i cuochi che sapevano della presenza del nano ammiccavano, divertiti dalla dimostrazione di favore dello spiritello.
Dopo che la ragazza ebbe iniziato la sua nuova vita di donna sposata, condividendo con il giovane marito la fortezza di famiglia, la necessit di servirsi del nano era diminuita. La sua devozione per lei rimase per illimitata. Ed ebbe occasione di dimostrarlo in occasione della nascita del primo figlio della donna. Per tutto il giorno era infuriato un vento fortissimo e il fiume che scorreva tra la fortezza e il villaggio dove viveva l'ostetrica era in piena. Il marito, non volendo lasciare la moglie sola, mand un garzone di stalla a prendere l'anziana donna. Il ragazzo impieg per molto tempo a sellare la sua cavalla, riluttante ad avventurarsi nella bufera e a tener testa alla turbolenza della corrente.
Mentre egli perdeva tempo pulendo la sua cavalla con un pezzo di paglia, canticchiandole nelle orecchie, lo stallone grigio screziato del signore inizi a muoversi scalpitando in direzione della porta. Non aveva n sella n briglie, ma il ragazzo, appena stratton la sua cavalla fuori sulla strada, vide una piccola figura marrone in groppa allo stallone. Le mani del nano erano sepolte nella criniera, ed egli era piegato in avanti per gridargli qualcosa nelle orecchie mentre continuava a spronarlo.
Fu un bene per la signora che lui avesse preso in mano la situazione, poich quando giunse alle porte del castello con l'anziana donna che si stringeva con forza alle sue spalle strette e il grande cavallo che esalava vapore per lo sforzo, il ragazzo gironzolava ancora tra le stalle. Non rendendosi conto dell'importanza di quanto richiestogli, il ragazzo aveva continuato i suoi preparativi con tutta calma. Quando il nano riport il cavallo in stalla, la vista del ragazzo indolente, incurante delle necessit della sua padrona, lo fece infuriare. Balz gi da cavallo, prese una briglia che pendeva da un chiodo e frust il ragazzo, finch il suo volto e le sue braccia non furono ricoperte di lividi.
Talvolta i nani facevano anche sfoggio dei loro vecchi poteri sottoforma di birichinate garbate.
Tuttavia perfino la magia pi scherzosa poteva rivelarsi dirompente, e servire a ricordare ai mortali la differenza tra i nani aiutanti e gli altri lavoratori. Seppur molto leali, questi nani erano indisciplinati e turbolenti. Forse il loro desiderio di inquietare i signori mortali rifletteva la precariet della loro posizione.
Discendenti di una razza orgogliosa, non erano sempre disposti a cedere e a compiere il loro dovere.
Spesso la vittima di una birichinata non era un membro della famiglia, ma un visitatore, poich i nani aiutanti, tendenzialmente campanilisti, non amavano i forestieri. Un bwbach gallese, un nano buono, il cui compito principale era quello di sbattere la crema che la massaia lasciava fuori durante la notte, scelse un predicatore battista come suo bersaglio.
Tale ministro del culto era un lontano parente della famiglia e si sarebbe trattenuto un mese. Magro e austero,
disapprovava i salti dei bambini, i modi tolleranti dei genitori e il disordine della casa di campagna. La sua presenza ebbe un effetto devastante.
I bambini giocavano bisbigliando, temendo di disturbare la meditazione e il riposo del visitatore e la birra scomparve dalla tavola. Il bwbach, sbirciando dall'ombra del retrocucina, not i cambiamenti e decise di intervenire. Ben presto sferr il suo primo attacco.
La preghiera serale del pastore era lunga e intensa. Una sera, mentre l'uomo era in ginocchio in camicia da notte, a mani giunte e con i gomiti appoggiati a una seggiola, un braccio corto e nerboruto spunt dal letto e si allung morbidamente fino a raggiungere una gamba dello sgabello. Il pastore interruppe le preghiere e osserv con terrore, poi chiuse bene gli occhi e riprese a pregare ancora pi fervidamente.
In un baleno il braccio torn indietro con uno scatto ritrovando la sua lunghezza normale, e sottrasse rapidamente la sedia da sotto i gomiti del pastore, facendogli sbattere il mento. Ci fu una risata affannosa, ma il predicatore, ricoperto di lividi e tremante, non cap da dove provenisse. Si alz e sal sul letto, ma non spense la candela.
Il giorno successivo il nano colp ancora
mentre la famiglia era seduta a tavola
per la cena. I bambini erano silenziosi e i
loro genitori freddi e circospetti - nel
complesso l'atmosfera ideale per il
pastore. Quando egli inton la preghiera,
gli alari iniziarono a tremare e a danzare,
battendo rumorosamente sulle pietre. La
mano che li muoveva era per invisibile.
Il predicatore impallid e guard fisso,
mentre i bambini ridevano con aria furba
nascosti dal loro tovagliolo, conoscendo
il colpevole. Un attimo dopo, il camino era tornato silenzioso, ma i cani che dormivano sotto il tavolo si svegliarono, si alzarono e si scrollarono, poi si accucciarono
e iniziarono a latrare. Il suono o la vista di ci che li agitava non era percepibile dagli umani, e il pastore sospett qualcosa di soprannaturale. Visibilmente innervosito, disse di avere problemi di digestione e si ritir nella sua camera.
L'obiettivo del bwbach non era semplicemente quello di colpire il ministro del culto, ma di allontanarlo dalla casa, come dimostr il suo ultimo intervento. Alcuni giorni dopo, mentre giocavano in un prato fiorito vicino alla fattoria, i bambini si imbatterono nel pastore che giaceva prono sull'erba, mortalmente pallido. Essi lo pungolarono finch si lament e si gir. Riconoscendoli, si alz, dichiarando a gran voce che egli sarebbe partito quella notte stessa e raccont loro ci che era accaduto.
Stava camminando nel prato, sfogliando il suo libro degli inni e canticchiando le sue melodie preferite, quando aveva udito un rumore di passi dietro a lui. Il sole era alle sue spalle e sul prato davanti a lui aveva visto un'ombra che si sovrapponeva alla sua. Si era fermato e girato, poi era impallidito dal terrore. La figura che era di fronte a lui era la sua stessa immagine, con lo stesso libro degli inni e con la stessa voce che canticchiava. Forse, disse ai ragazzi, l'apparizione era uno spettro, ma egli la interpret come un segno di Dio, affinch lasciasse quella casa.
L'apparizione non era n l'una n l'altra cosa, come supponevano i ragazzi; si
trattava di un fantasma evocato dal bwbach. Quella notte essi si riunirono sulla porta per assistere alla partenza del pastore. Egli lanci le bisacce in groppa al cavallo, salut e sollev la sua figura alta e dinoccolata sulla sella. Proprio mentre i loro genitori ritornavano nel salone, i bambini videro una piccola figura, un movimento veloce di barba e capelli, che salt dal fienile e balz in groppa a un cavallo, cantando allegramente. Il cavallino si avvi al galoppo, e il pastore si gir, urlando di paura quando vide il nano barbuto che si attaccava alla sua giacca. Un attimo dopo, mentre le grida del pastore svanivano in lontananza, il nano rallent e scomparve nel granaio, sorridendo di soddisfazione.
La magia che aveva allontanato il pastore non aveva nulla di cattivo, e in realt la maggior parte dei nani servitori usava i poteri soprannaturali per gioco o nei rapporti con i loro simili. Il carattere duro dei loro predecessori di tanto in tanto per riaffiorava nelle relazioni con gli umani, e i risultati potevano essere sconvolgenti, in particolare considerando il carattere tendenzialmente buono dei nani. Una vittima di questo scoppio di collera fu un domestico norvegese che, stupidamente, aveva trattato un nano con la stessa allegra inclemenza che usava con i suoi amici.
Il ragazzo era un vagabondo che aveva trovato un lavoro stagionale presso uno stalliere. Durante quei mesi lui e il suo nano erano diventati amici. Di notte, quando il ragazzo si stendeva sul suo giaciglio di paglia, struggendosi al ricordo del suo villaggio natale, il nano si accovacciava vicino al suo cuscino, con la barba grigia che penzolava sul pavimento e i suoi vecchi occhi che si illuminavano nel buio. Non parlava molto, ma in questo modo il ragazzo veniva confortato. Quando dormiva, il nano strisciava nel fienile, spalava il concime, dava il cibo e l'acqua agli animali e li strigliava, alleviando la fatica dei lavori che il ragazzo avrebbe dovuto svolgere il giorno successivo.
Il legame tra il nano e il ragazzo aveva anche momenti scherzosi. Una volta, dopo che il ragazzo aveva lanciato forcate di fieno dal sottotetto al pavimento del fienile, qualcosa lo colp proprio dietro al ginocchio, e ruzzol sul fieno sottostante. Ud un riso soffocato, e quando ebbe tolto i fili di fieno dal volto, vide il nano appollaiato in alto.
Una notte fu il ragazzo che organizz una birichinata, solo per scoprire che per un nano il voltafaccia non era altro che fair play. Arrancando sul granaio dopo il pasto serale costituito da porridge e pesce salato che aveva consumato con la famiglia, il ragazzo vide il nano seduto al chiaro di luna sopra un secchio rovesciato. Stesa tra le sue gambe c'era una camicia di lana, e il collo e la schiena, ricoperti da peli bianchi, erano ricurvi mentre osservava l'indumento togliendo i pidocchi dalle cuciture e schiacciandoli tra le dita.
Una nuvola oscur la luna, e il nano guard in alto con irritazione: "Brilla, luna, cos io riesco a schiacciare le mie pulci" disse ignaro del ragazzo che stava dietro di lui.
Pensando di sorprendere il nano, il ragazzo prese un ramoscello, si avvicin e lo batt sulla pelle pallida della spalla.
Il nano non sobbalz come supponeva il ragazzo, ma lentamente si alz e si volt, facendo cadere a terra la sua camicia. Il volto che apparve al ragazzo non era quello gentile a cui era abituato, ma era duro ed estraneo.
Il nano si avvicin al ragazzo e nei suoi occhi il giovane vide un luccichio sinistro. Quando prese il braccio del ragazzo, questi indietreggi, ma la presa si strinse crudelmente attorno al polso. Senza alcuno sforzo, il nano lo sollev e lo fece girare sopra la sua testa come una fionda, mentre le articolazioni del braccio del ragazzo scoppiettavano come spari. Improvvisamente il nano lasci la presa, e la sua vittima vol verso il cielo, formando un arco sopra il fienile.
Voltandosi come per magia, il nano fugg in una immagine confusa verso il lato estremo del fienile, per prendere il ragazzo e scagliarlo di nuovo verso il cielo, cos facilmente come un umano pu lanciare una pigna; di nuovo il nano corse davanti alla vittima per prenderla e lanciarla verso il cielo una terza volta. Questa volta per il nano si volt e and a passo lento verso il secchio e la sua camicia piena di pulci, e il giorno successivo, nessuno pens di sospettare del nano geniale e diligente.
A volte, comunque, i nani aiutanti sceglievano di restare, ma dopo aver insegnato agli ignari mortali la follia della loro generosit. Una fattoria norvegese era stata benedetta con la presenza di un nisse particolarmente diligente, il cui piacere pi grande era quello di occuparsi dei cavalli. Quando il contadino giungeva alla stalla, doveva preoccuparsi solo di togliere la bardatura ai cavalli e di riporre i finimenti, lasciando tutto il resto al nisse.
Come molti suoi simili, il nisse raramente lavorava in presenza di mortali, ma una volta un contadino curioso si era appostato nella stalla dopo aver staccato un tiro di cavalli. Attraverso una fessura nella porta vide il nano, con le sue gambe tozze ben tese, spingere la porta della stalla per aprirla e chiamare i cavalli con un debole nitrito. Poi, cantilenando sommessamente, si arrampic sopra ogni animale, tolse il fango dal loro mantello, pettin la coda e li spazzol finch non furono lucidi. Inoltre alz il fieno, port l'acqua e pul la stalla, ma il suo compito fondamentale restava invisibile agli occhi del contadino: richiamando le sue doti primordiali aveva evocato una magia che avrebbe protetto i cavalli dalle malattie e li avrebbe mantenuti lucidi e forti anche quando il cibo scarseggiava.
Il contadino non desiderava approfittare di tutto quel lavoro in cambio di una ciotola di buon porridge. A volte lasciava i pantaloni corti dei suoi figli e le giacche in un angolo del fienile, poich il nano
non indossava altro che un mantello logoro e un cappello rosso tarmato. Il nano rifiutava per i regali; immancabilmente la mattina successiva si trovavano sull'aia, ricoperti da piccole impronte fangose lasciate dal nano che li aveva calpestati. Nonostante i doni venissero rifiutati, il contadino decise di corrompere il nano con un'offerta pi allettante.
Durante un giorno di mercato, compr un pezzo di pelle bianca e, tornato a casa, disse a sua moglie di tagliare un paio di pantaloni da bambino. Alla vigilia di Natale, mentre sua moglie preparava il porridge della festa per il nano, con la crema e molto zucchero, il contadino prese i pantaloni dalla cesta in cui erano stati riposti. Port la ciotola di porridge e i pantaloni nel fienile e li pose vicino al giaciglio usato come letto dal nano.
Il giorno successivo la famiglia and in chiesa in slitta e fece un giro piacevole nelle fattorie vicine. Giunti davanti alla stalla, inizi a nevicare. Il contadino mand in casa frettolosamente la moglie e i figli, poi stacc la slitta e la port al riparo, lasciando i cavalli sbuffanti al freddo. Non si prese cura di loro, segu la famiglia in casa e si diresse verso il caldo del camino.
Con il calare della sera, sua moglie si affaccendava e si muoveva rumorosamente in cucina e i bambini giocavano chiassosamente vicino al camino, ma ben presto un altro suono pervase le fantasticherie del contadino: il nitrito pietoso dei cavalli lasciati al freddo. Si precipit fuori dalla casa nella tempesta che imperversava e vide che stavano ancora dove lui li aveva lasciati; i cavalli erano ricoperti di neve, e scalpitavano e tremavano nel tentativo di riscaldarsi.
Maledicendo il suo aiutante, guid il tiro nella stalla. L trov il nano, appoggiato a un pilastro, con le mani nelle tasche dei pantaloni nuovi, che sorrideva allegramente.
L'uomo era furioso. "Che significa ci?" farfugli. "I cavalli sono quasi morti di freddo".
Il nano sorrise ancora di pi, e apr le mani per mimare la sua impotenza. "Con un tempo cos brutto, con abiti cos belli, come puoi aspettarti che io mi occupi dei cavalli?".
Il contadino era stato punito e non disse nulla quando, il mattino successivo, trov i pantaloni di pelle che fluttuavano sotto una coltre di ghiaccio nella mangiatoia posta davanti al granaio. Da quel momento il contadino non offr al nano pi di quanto fosse consuetudine, e il suo impegno fu costante.
Considerando che anche i gesti pi gentili potessero fallire, non sorprende che l'abuso deliberato potesse amareggiare i nani. Se venivano trattati male, il loro imbarazzo in quanto componenti di una razza servile si trasformava in offesa, e si ribellavano al mondo degli umani per sempre.
Una storia gallese racconta come ci poteva accadere. La cameriera di una fattoria di Monmouthshire era invidiata dalle altre domestiche, perch rimaneva a letto a lungo e oziava per gran parte della giornata, tuttavia otteneva le lodi della padrona perch svolgeva il lavoro di due persone. Ogni sera, rotoli di lana non filata, ceste di biancheria lavata e fardelli di panni da stirare riempivano la
sua camera nel sottoscala, ma al mattino il lavoro era fatto. Lei affermava di lavorare mentre il resto della casa dormiva, ma si sussurrava che disponesse di un aiuto soprannaturale. A quanto pare il suo aiutante era un bwca, nome col quale erano noti i nani di quella parte del Galles, poich la serva era diligente nello svolgere un solo lavoro: ogni sera preparava un po' di porridge, che lasciava in un piatto in fondo alla scala della cantina -per il gatto, sosteneva. Sapeva della sua esistenza, ma non aveva mai incontrato il suo benefattore. Il nano si introduceva furtivamente nella sua camera mentre la donna dormiva, sottraeva la lana e la biancheria, poi ritornava prima dell'alba, con le matasse filate e la biancheria lavata e ripulita, profumata di sapone. Una notte, tuttavia, lei organizz un incontro - e perse i suoi servigi per sempre.
Ben oltre la semplice cattiveria, non gli riemp la ciotola di porridge ma di urina, travasata con un mestolo da una tinozza posta in un angolo della cantina, dove veniva conservata per tinteggiare la lana. Ridendo scioccamente, sal in camera sua e and a letto circondata dalla biancheria da lavare.
La mattina successiva la famiglia si svegli in mezzo a un frastuono. Le ceramiche e i vetri delle finestre sbattevano contro le pareti e i mobili, e tra il rumore si udiva un pianto singhiozzante. Allarmati, gli abitanti della casa seguirono il suono proveniente dalla camera della ragazza, e quando raggiunsero la porta il tumulto cess. Entrando nella stanza trovarono la ragazza riversa sul pavimento, livida e in lacrime. La biancheria sporca era sparsa nella stanza, il com e il letto erano messi di traverso e le pareti erano spruzzate e puzzavano di urina.
La ragazza, singhiozzando, raccont di mani crudeli che l'avevano strappata dal letto e di una furia dai capelli scuri con due fieri occhi che luccicavano tra una chioma folta, che l'aveva rincorsa per tutta la stanza dandole pugni e lanciandosi contro di lei a capofitto. Il nano era fuggito solo quando aveva sentito arrivare qualcuno.
La sua partenza fu immediata, e da quel giorno la ragazza dovette lavorare come una qualsiasi altra serva. Sembrava per che il bwca si fosse rifugiato nella fattoria accanto, poich una serva di quella casa aveva trovato improvvisamente pile di biancheria lavata e altre faccende domestiche misteriosamente eseguite.
Immaginando l'identit dell'aiutante, gli lasciava pane e latte in un angolo della cantina ogni sera.
Tuttavia, il fatto di avere un aiutante sconosciuto non soddisfaceva la ragazza; lei desiderava vedere il nano. Una notte torn in cantina dopo che il resto della casa era andato a dormire, e vide una massa di pelo della grandezza di un cane pastore, che si ritirava nell'ombra dopo che la luce della candela si era spenta. Lei disse al bwca di mostrarsi o di rivelarle il suo nome. Ud per solo un respiro e
un piagnucolio poco lontano, nel buio.
Imperterrita nel suo tentativo di vedere il bwca, fece ricorso a uno stratagemma. Innanzitutto, per approfittare dell'energia illimitata del nano, aveva posto un filarello in cantina, e ogni notte, non appena lasciati il pane e il latte, disponeva ordinatamente cestini di lana da filare. Subito dopo aver lasciato la cantina e aver chiuso la porta in cima alle scale, il debole ronzio della macchina segnalava l'inizio del lavoro notturno del nano.
Una notte, dopo aver lasciato il cibo e la lana, la ragazza si nascose sotto le scale della cantina; sopra, come d'accordo, un servo aveva sbattuto la porta per indurre il nano a credere che fosse rimasto solo.
Ben presto nel buio, in direzione della ciotola, risuon il rumore di qualcuno che beveva rumorosamente e di uno schiocco di labbra. Poi il filarello si mise in moto. E al ritmo della macchina, il nano cantava con voce alta e monotona.
La ragazza ascolt senza fiato le sue parole, che raccontavano di una vita di fatiche, di vagabondaggi e di ingratitudine da parte dei mortali. E sembrava che il nano trovasse consolazione solo nella sua privacy.
"La mia innamorata vorrebbe sapere se il mio nome  Gwawryn-a-throt!" cantava. "Ma il mio nome  solo mio".
Udendo ci, la ragazza scoppi in una risatina, sia per lo strano nome, sia per il successo della sua astuzia. "Non  pi solo tuo, caro Qwawryn-a-throt" ridacchi. Improvvisamente il filarello si ferm, e la ragazza ud un lamento lungo e profondo e il rumore di passi sulle scale. La porta si apr per un istante, poi si chiuse sbattendo con violenza. Il bwca, ingannato e oltraggiato, era fuggito.
Il nano, per, non conosceva altra vita se non quella del servitore, e tent ancora una volta di riconciliarsi con il mondo dei mortali. Alcuni mesi dopo, in un'altra fattoria, un bwca ritenuto lo stesso che aveva aiutato quelle serve in precedenza, concesse i suoi servigi a un fattore.
Ancora una volta non ebbe alcuna soddisfazione, non a causa di un affronto da parte degli umani, ma per la cattiveria presente nel mondo.
Una brigata di soldati si era riunita in una citt vicina, e il fattore, desideroso di avventure, la raggiunse. Il nano continu il suo aiuto clandestino nella fattoria per alcune settimane, in attesa del ritorno del suo protetto. Un giorno giunse per una lettera alla fattoria con la notizia della morte dell'uomo.
Quandoil responsabile della casa lesse la lettera durante la cena, un pianto d'angoscia
si lev dalla cantina; il bwca, sconvolto dal dolore, usc barcollando, incurante di farsi vedere dai mortali, e lasci la casa.
Questo fu, apparentemente, il colpo finale. Tre volte deluso, il nano inizi a tormentare il mondo che lo aveva cos profondamente amareggiato.
Richiamando il suo potere di invisibilit, perseguit ciascun membro della casa che prima aveva aiutato. Di notte rompeva i piatti e sbatteva i mobili contro i muri; di giorno distruggeva gli aratri, restando invisibile agli occhi degli uomini, ma apparendo in modo terrificante ai buoi, che muggivano e fuggivano tirando l'aratro e tracciando solchi irregolari nei campi. Alla fine le famiglie a lungo tormentate si rivolsero a un mago, che fece ricorso a un turbine; dopo che il vortice si era mosso a spirale attraverso i campi, fino all'orizzonte invisibile all'uomo, nella regione ritorn la calma.
L'uomo saggio spieg che il vento aveva catturato il nano tra i suoi vortici polverosi e lo aveva trasportato in una terra lontana.
I nani cattivi erano ben conosciuti nella regione inglese al confine con la Scozia. Una sera d'inverno, un viandante percorreva di buon passo uno stretto sentiero e al calar della notte s'imbatt in una discesa sassosa, perdendosi. Non appena voltate le spalle alla collina, vide una luce nella valle profonda e stretta.
Si mosse in quella direzione e vide subito una capanna di pietra, con la luce del fuoco che traspariva dalla finestra, non era altro che un rifugio per pastori, ma quando l'uomo entr, si trov di fronte una fiamma guizzante, ben alimentata, con tanto combustibile da potersi riscaldare tutta la notte. Per il resto la capanna era vuota, ma il viaggiatore era troppo stanco per chiedersi a chi dovesse tanta ospitalit, e si sedette su una pietra a un lato del fuoco, e si addorment.
Improvvisamente un rumore secco di pietre proveniente dall'esterno lo svegli. Un nano, non pi alto delle sue ginocchia, ma tarchiato e possente, entr nella capanna.
Era ricoperto da pesanti strati di cuoio, che scricchiolarono non appena si appollai sulla pietra al lato opposto del fuoco, e i suoi capelli lunghi e arruffati erano legati con una striscia di muschio.
Pose le mani massicce sulle ginocchia, mostrando unghie spesse come una corazza, e da sotto le folte sopracciglia guardava l'uomo.
Il viaggiatore non osava parlare e tantomeno avrebbe osato avventurarsi di nuovo nella notte. Quando il freddo ebbe il sopravvento sul fuoco che andava spegnendosi, l'uomo annasp per cercare le frasche accanto alla pietra e ne aggiunse una manciata al carbone. Il nano lo guard con disprezzo, poi si alz e sollev uno dei grossi ceppi che erano al suo fianco, vicino al fuoco. Era lungo e pesante, ma il nano lo tagli senza alcuno sforzo con le ginocchia e gett i pezzi tra le fiamme. Con il suo stivale pesante scelse un altro ciocco dal mucchio e lo fece rotolare fino al bordo del camino. Poi si sedette di nuovo e guard con aria di sfida il viaggiatore, invitandolo tacitamente a eguagliare il suo atto di forza.
Completamente sconvolto, l'uomo non fece nulla. Il fuoco si era trasformato in un mucchio di cenere ardente, che a poco a poco svaniva nell'oscurit. Ben presto solo il respiro fastidioso del nano rivel la sua presenza.
In lontananza cant un gallo, e a quel suono lieve la scena si trasform. La capanna, il camino freddo e il nano scomparvero, e il viandante si ritrov, solo, sul pendio brullo su cui era inciampato la notte precedente. Sbattendo gli occhi, si guard attorno e il suo stomaco si rivolt per l'orrore. A un passo o due di distanza da lui, dove il nano era accovacciato, un burrone profondo custodiva nelle sue profondit resti di ossa umane, frantumate come terracotta.
L'uomo cap che se avesse risposto alla tacita sfida lanciatagli del nano e avesse attraversato la stanza in direzione del camino per prendere il ciocco, sarebbe precipitato verso la morte, seguendo una messe spaventosa di altre vittime, meno diffidenti di lui.
Quando il viaggiatore quella mattina cerc rifugio nel cottage dell'affittuario di un campicello, la famiglia gli disse che aveva incontrato un duergar, un appartenente alla discendenza di nani illusionisti che rifuggivano la luce del sole. E gli raccontarono dei nani di confine, di natura ancora pi violenta, noti come "berretti rossi". Frequentatori solitari di fortezze e di torri di pietra, che le famiglie della brughiera un tempo usavano come rifugio per eludere i saccheggiatori, i "berretti rossi" scrutavano l'orizzonte dalle feritoie e dalle merlature, in attesa dei viandanti.
Nonostante il mostruoso contrasto con gli altri nani, questi spiriti fuorilegge condividevano un obiettivo comune con i frequentatori buoni delle case e dei granai. Tutti regolavano la loro vita sui mortali; la loro esistenza era improntata sulla lealt sincera o sull'ostilit implacabile nei confronti dell'umanit. L'epoca in cui i nani si mostravano riservati ed enigmatici, in cui le loro occupazioni apparivano misteriose e il loro favore o l'ostilit nei confronti dei mortali sembravano essere del tutto casuali, era passata per sempre.
C'era poco spazio, dopo tutto, per una razza confrontabile con i nani del passato, una progenie che seguiva la sua strada e custodiva i propri segreti in un'Europa gi totalmente sottomessa ai bisogni dei mortali. Questi avevano costruito citt e strade, erano sapienti e abili, e ritenevano che non ci fosse nulla sulla terra che non potessero controllare o comprendere. Tuttavia esistevano regni che i mortali avevano conosciuto ma non avevano fatto propri, perch si sentivano degli intrusi al confronto con forze a loro ignote.
Il regno era quello sotterraneo delle miniere, nella luminosit tremula delle lanterne dei minatori, le ombre si profilavano ampie, e forme furtive rifuggivano la luce. I legni che puntellavano le gallerie stridevano incessantemente, e valanghe di sassi picchiettavano nelle gallerie, negli angoli pi reconditi di queste gallerie buie, veli di fiamma blu danzavano e brillavano, svanendo tra un luccichio e l'altro. E i disastri, i crolli e le esplosioni potevano colpire senza preavviso.
Sottoterra, i mortali erano sempre all'erta per un altro motivo: le miniere erano frequentate dai nani - non gli spiriti familiari delle case o dei granai, ma esseri che possedevano parte della sovranit ostile dei loro antenati.
Nonostante i loro simili in superficie si fossero orientati verso una scomoda dipendenza dagli esseri umani, i nani delle miniere erano rimasti tribali e distaccati.
I lavoratori delle miniere della Cornovaglia li conoscevano col nome di knockers; nelle miniere di carbone del Galles erano chiamati coblynau, e nelle miniere d'argento della Boemia i minatori parlavano di Hausschmiedlein. I nani raramente si avventuravano tra i fasci di luce proiettati dalle lampade dei minatori, nonostante uno di essi affermava di aver visto un uomo piccolo, anziano, tozzo e con la testa grossa, vestito con un abito grigiastro da minatore, che lo guardava impassibile da una nicchia nella parete del tunnel. Pi spesso si facevano riconoscere battendo colpi all'interno di gallerie nascoste - il segnale, per i minatori mortali, della presenza di una ricca vena di metallo a poca distanza. Quando i colpi risuonavano pi rapidi e provenivano da tutte le direzioni, i nani intendevano mettere in guardia i mortali da una frana imminente. In segno di gratitudine, alcuni minatori lasciavano in regalo del cibo o abiti di bambini in recessi remoti della miniera. Questi regali valevano per come offerte e non come ricompense e non dimostravano quell'influenza che i mortali esercitavano sui nani di superficie.
La terra aveva alimentato i nani agli albori della creazione, e li accoglieva ancora. Forse coloro che aiutavano i minatori erano solo i membri visibili di una popolazione numerosa che abitava in passaggi intricati all'interno dei meandri del mondo sotterraneo. Alcuni forse vivevano nelle profondit fumose fin dagli albori; altri, senza dubbio, erano fuggiaschi, ritornati al loro elemento naturale dopo un poco confortevole soggiorno nel mondo di superficie. Forse attendevano ancora l, osservando le ricchezze delle miniere dalle rocce e praticando le loro antiche arti, in attesa del giorno in cui la loro maestria avrebbe ancora una volta abbagliato tanto i mortali quanto gli dei.

Una Crudele Gara di Nomi.
Molto provati dal mondo dei mortali, i discendenti solitari delle antiche trib di nani erano di umore instabile e molto astuti. Quando potevano, vendevano i loro servigi a caro prezzo, come ben sapevano gli abitanti di Suffolk: in un villaggio di quella contea un tempo viveva una donna ambiziosa, madre di una ragazza cos graziosa e affascinante da suscitare l'interesse del signore della contea. Quasi ogni giorno egli raggiungeva l'umile cottage e si intratteneva con la giovane donna. Vedendo ci, la madre fu sopraffatta da manie di grandezza. Mentre la ragazza arrossiva e il signore sorrideva, la donna esaltava la dolcezza della figlia, la sua docilit, la sua abilit nelle faccende domestiche. Infervorata dall'argomento, la donna diede libero sfogo alla sua fantasia: annunci che la figlia poteva filare cinque matasse di fibra di lino al giorno.
La ragazza la fiss; il corteggiatore sollev il sopracciglio. La fibra di lino, da cui si ricavava il filo, veniva prima messa in ammollo e poi battuta. La filatura era un lavoro molto difficile, e poche donne riuscivano a produrre una
matassa al giorno, tanto meno cinque. " la verit?" chiese dubbioso il signore. La madre incroci le braccia sul
petto e chin il capo in segno di sfida
"allora" annunci il signore "questa ragazza diventer mia moglie 
Ne far una signora e come tale vivr un anno
Alla fine dell'anno, lei filer matasse per un mese per dar prova del suo valore".
"Se fallisce" aggiunse ripensandoci "la condanner a morte". La parola di un signore era legge a quei tempi. La donna, portando con s solo l'abito che indossava, lasci il villaggio e and a vivere a palazzo. Le orecchie di un nano avevano udito lo scambio di battute, e i suoi occhi l'avevano vista partire.
Il signore era buono come la sua parola. Per un anno la ragazza del villaggio visse come una regina. Venne per il giorno in cui il marito annunci che era giunto il momento della prova. Quella notte la sposa lasci la sua bella camera e si ritir nel retrocucina. L, tra piatti e pentole, pianse per la spacconeria della madre e per il desiderio crudele del marito. Un rumore improvviso la disturb; le ombre della piccola stanza presero forma - una piccola forma curva e pelosa. Si avvicin alla ragazza e le propose un affare: avrebbe filato il lino per lei, le disse, e in cambio lei avrebbe dovuto indovinare il suo nome. Aveva tre possibilit per ogni giorno di lavoro, ma se non avesse scoperto il suo nome, avrebbe pagato: sarebbe diventata sua moglie e sarebbe andata a vivere con lui. E il nano sogghign con una smorfia. Poich la giovane donna non aveva scelta, accett il cattivo affare. Ogni notte da allora, lei
veniva chiusa in quella stanza con una pila di fibra di lino e un filarello. Ogni notte il nano bussava alla finestra, prendeva la fibra e scompariva,
per poi ritornare il mattino
successivo con cinque matasse ben filate.
Ogni mattina la sposa faceva i suoi tre tentativi e ogni mattina sbagliava. Verso la fine del mese, una smorfia avida apparve sul volto contorto del nano. L'ultima sera lui le diede un violento pizzicotto prima di allontanarsi, e sottoline che entro poche ore lei sarebbe stata sua per sempre, perch nessun mortale conosceva i nomi segreti dei nani.
Quella notte accadde che il signore fece visita a sua moglie.
Quando osserv con piacere che la sua prova ben presto sarebbe terminata, lei si mise inspiegabilmente a piangere. Per confortarla, le raccont di un suo strano incontro.
In un bosco vicino al villaggio si era imbattuto in un nano nascosto in un burrone, che lavorava con un filarello. Mentre filava, disse il marito, cantava una canzone senza senso.
"Che cosa cantava?" chiese la moglie con indifferenza, dopo aver ascoltato questo racconto.
Suo marito cant la canzone e lentamente lei inizi a sorridere.
La mattina successiva la moglie guard senza commentare mentre il nano avanzava lentamente verso il davanzale, e posava le cinque matasse di fibra di lino nella sua stanza. Con le mani sui fianchi, il nano attese gli ultimi tre tentativi di indovinare il suo nome.
La sposa alz la mano e la punt verso di lui, facendo nell'aria gesti scaramantici, e ad alta voce recit la rima insensata.
"Mimmy, riimmy no" url "il tuo nome  Tom Tit To".
Era tanto semplice. Con un ringhio il piccolo folletto spar dalla finestra, e non si fece pi vedere. Per quanto riguarda la sposa, da quel momento visse felicemente, o cos almeno si racconta.

I LAVORATORI DELLA NOTTE.

Le fattorie della Russia ospitavano non solo contadini e animali.
Perfino l'abitazione pi modesta era frequentata dai domoviye, nani timidi ma dalla forte volont, che collaboravano alla gestione della casa. Ciascuno dei piccoli assistenti irsuti custodiva gelosamente il proprio dominio. I vasily si occupavano dei cavalli (anch'essi avevano unghie a zoccolo, per svolgere questo compito). L'ovinnik abitava nel granaio e si occupava del bestiame - o di parte del bestiame: ogni ovinnik aveva un colore preferito e ignorava le bestie che non lo avevano. Lo stizzoso bannik si occupava del bagno e non disdegnava di riscaldare gli umani che si lavavano tardi la notte quando era il suo turno.
Pi importante di tutti era il domovoi, che viveva in casa.
Questa creatura molto leale eseguiva le faccende domestiche e serviva da allarme, poich svegliava la famiglia in caso di incendio, gemeva quando si avvicinava un'epidemia, e piangeva amaramente prima di un decesso. Quando per i suoi signori si dimenticavano di lasciargli il cibo durante la notte o lo offendevano in altro modo, egli distruggeva la cucina o, ancor peggio, abbandonava la famiglia, lasciandola senza protezione.
...
FINE.
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Ringraziamenti.
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Gli autori desiderano ringraziare le seguenti persone e istituzioni per la loro collaborazione alla stesura di questo volume: American Folklife Center, Library of Congress, Washington, D.C-Francois Avril, sovrintendente, Dpartement des Manuscrits, Bibliothque Nationale, Parigi; Barbara Edwards, Hampshire, Inghilterra; Antonio Faeti, Universit degli Studi, Bologna; Dieter Qleisberg, Direttore, Museum der bildenden Knste, Lipsia; Marielies Qpel, Archiv fr Kunst und Geschichte, Berlino Ovest; Klaus Haenel, responsabile della sezione manoscritti della biblioteca dell'universit, Qttingen; Klaus Hansmann, Stockdorf; Dieter Hennig, Brder-Grimm Museum, Kassel; Gustav Henningsen, Direttore della ricerca, Danish Folklore Archives, Copenhagen; Christine Hoffmann, Bayerische Staatsgemldesam-mlungen, Monaco; Virginia Allan Jensen, International Children's Book Service, Copenhagen; Heidi Klein, Bildarchiv Preussischer Kulturbesitz, Berlino Ovest; Roland Klemig, Bildarchiv Preussischer Kulturbesitz, Berlino Ovest; Kunsthistorisches
Institut, Universitt, Bonn; Felix J. Oinas, Professor Emeritus, lingue e letteratura slave, Indiana University, Bloomington; Paola Pallottino, Universit degli Studi, Bologna; Italo Pileri, Roma; Iorn Pio, Direttore della ricerca, Danish Folklore Archives, Copenhagen; Beatrice Premoli, Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, Roma; Justin Schiller, New York; Franoise Viatte, sovrintendente, Cabinet des Dessins, Muse du Louvre, Parigi; Leonie von Wilkins, Germanisches Nationalmuseum, Nuremberg.
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FINE.


